PER AMORE E PER PASSIONE

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.11 - anno 2007


   

Pasqua 2007: sarà Resurrezione. Con una lettera inviata all'Unione Maestranze fin dal mese di febbraio, Sua Eccellenza Mons. Francesco Miccichè Vescovo di Trapani, esprime in altri termini il desiderio di restituire completezza all'iter Pasquale con una processione del Resuscitato da effettuarsi la Domenica di Pasqua.

 

Di fatto, in passato, detto iter oltre a essere completo seguiva un percorso temporale destinato a essere un vero e proprio continuum. Le cerimonie, dentro e fuori le chiese, evidenziavano un legame forte perché non sembravano denotare scissioni particolari. Liturgia e pietà popolare tendevano a intrecciarsi attraverso fili conduttori che suggellavano una convivenza spontanea, una  scansione naturale dei giorni, uno dietro l'altro, dell'unica unità temporale: la Settimana Santa.

 

La Domenica delle Palme aveva il suo momento apicale nella famosa Cerimonia alla quale interveniva il Senato cittadino. Oltre a Fortunato Mondello perfino Giuseppe Pitrè ne fa menzione in Spettacoli popolari siciliani. Attraverso una complessità di gesti la mattinata culminava con il battezzo degli ebrei e la benedizione di tutte le porte della città. L'arciprete della chiesa di San Pietro - alla quale per antico privilegio spettava la funzione - procedeva in groppa a un asino, mimando l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Nel 1845, con l'istituzione della Diocesi e l'elezione a Cattedrale della chiesa di San Lorenzo, l'usanza cessò.

 

I giorni della Settimana Santa proseguivano comunque tra esercizi spirituali, funzioni nelle chiese e processioni penitenziali, creazioni di altari presso chiesette e oratori, rappresentazioni allegoriche dell'Ultima Cena e concerti, tutte espressioni dinamizzate di una esistenzialità inconsapevolmente esternata nel "theatro" urbano globalmente sacralizzato.

 

Le processioni, in particolare quella delle Marie organizzata dalla Confraternita di Maria Santissima di Monserrato, e della Pietà a cura della Compagnia di Sant'Annella (attualmente curata dai Fruttivendoli) che avevano luogo il Giovedì Santo visitavano, in forma piuttosto teatrale, i cosiddetti Sepolcri allestiti nelle chiese della città. Entravano da una porta, uscivano dall'altra. Come del resto avrebbero fatto i Misteri il giorno dopo. Ecco, ancora le chiese e la strada. E le processioni. Mischiate a una non trascurabile componente legata ancora alle drammatizzazioni medievali e alla preghiera, al ritualismo e allo spettacolo, ordinavano in sequenza l'Entrata in Gerusalemme, la Passione, la Morte e infine la Resurrezione con i suoi teli che cadevano  pesanti sui pavimenti delle chiese scoprendo l'immagine del Risorto … e sollevando un po' di polvere.

 

Fino in anni relativamente recenti, prima cioè del secondo conflitto mondiale e prima che la riforma liturgica riportasse da mezzogiorno alla mezzanotte la veglia Pasquale, era in uso che la banda musicale cittadina, contestualmente al momento della Resurrezione, iniziasse a girare per le vie della città.

 

Molti anni prima però, la mattina di Pasqua, un Cristo con la croce in mano (ho usato l'espressione descrittiva di Benigno di Santa Caterina, anno 1812) veniva portato in processione.

 

Nella forma più antica, siamo intorno al 1614, il corteo giungeva all'alba al Santuario dell'Annunziata, la prima chiesa cui spettava effettuare la calata del telo e quindi solennizzare la Resurrezione. Alla statua del Risorto veniva incontro quella della Vergine, quindi il corteo compiva il suo ingresso trionfale nel tempio. 

 

La funzione ha già le caratteristiche tipiche attualmente riscontrabili in numerosissime cerimonie similari sparse praticamente in tutta la Sicilia e non solo. Parlo dell'incontro fra la Madonna e il Risorto che, sebbene con diverse denominazioni da luogo a luogo -aurora, ncuòntru, paci, affruntata, giunta ecc.- e  qualche lieve differenza nella forma, sostanzialmente  ripropone il solito rituale carico di segni a naturale conclusione del mistero Pasquale.

 

Più tardi l'incontro si spostò sulla Rua Nova, l'attuale via Garibaldi.

 

Non è escluso che la scelta del luogo fosse dettata dal fatto di doverlo mostrare alle monache della Badia Nuova. Anche perché, probabilmente, per un certo periodo l'appuntamento della mattina di Pasqua, a parte il simbolismo religioso, spingendosi oltre il semplice incontro, catalizzava curiosità e interesse, tanto da non potere escludere proprio quelle suore la cui provenienza da famiglie agiate dettava talvolta condizionamenti agli itinerari professionali in genere. 

 

Nella forma più consueta il programma era il seguente: dalla loro chiesa, all'angolo fra la via Mercè e via XXX Gennaio, i Padri Mercedarj uscivano una Madonna ancora ammantata a lutto. Contemporaneamente la Confraternita di San Michele avviava dall'omonima chiesa (sede dei Misteri fino al 1943), la processione del Risorto. Preceduta dal personaggio dell'Arcangelo con la spada sguainata e lo scudo, seguito dallo stendardo rosso e dai confrati, giungeva anch'essa alla Rua Nova. Quindi l'incontro, la caduta del nero mantello con volo di colombi e festosi scampanii.

 

Ben più complesso si presentò il medesimo rituale quando una vera e propria pantomima con protagonisti lo stesso San Michele, i diavoli e la morte, precedette l'incontro nel simbolico tentativo di volerlo ostacolare. La rappresentazione dell'eterno conflitto tra il bene e il male proiettava gioia e speranza al cospetto del trionfo finale della vita. Per avere un'idea di cosa dovette essere, basti pensare al ballo dei diavoli che tuttora si svolge a Prizzi la Domenica di Pasqua. La morte e due diavoli tentano inizialmente ma inutilmente, di frapporsi tra il Cristo Risorto e la Madonna fiancheggiati da una coppia di angeli. Anche a Murcia, in Spagna, la processione mattutina di Pasqua - con i pasos di San Michele, il Trionfo della Croce, il Resuscitato, le Tre Marie e l'Angelo, fino ad arrivare attraverso i quadri delle varie apparizioni (a Tommaso, sul lago Tiberiade ecc.)  all'undicesima scultura che è la Virgen Gloriosa- è ancora aperta da un orribile personaggio in calzamaglia nera (il diavolo) dedito a dispensare versacci alla gente mentre avanza  incatenato tra due angeli.

 

A Trapani, pare che intorno agli anni 1759-60, anni che videro finanche  sospesa la processione dei Misteri, si lamentassero dei disordini anche attorno alla processione del Risorto, sebbene i documenti facciano esplicito riferimento al reale problema: i personaggi dei diavoli, i vessilli di Lucifero come venivano chiamati, la cui apparizione, ancor prima dell'inizio del 1800, venne definitivamente proibita. Senza la rumorosa comparsata la sacra rappresentazione perdette forse di interesse fino a scomparire nella prima decade o poco più, del 1800.

 

Il Cristo con la croce in mano viene perfino rimosso dal suo altare di fronte il cappellone principale (la chiesa di S. Michele aveva un' apertura per così dire laterale per cui l'altare maggiore si trovava a sinistra dell'entrata) per essere conservato (o accantonato) nella sagrestia.

 

La sua nicchia verrà allargata per far posto a tre Gruppi dei Misteri mentre per le strade sarà la Confraternita di San Giuseppe a dar vita, ancora la mattina di Pasqua, a una processione per così dire eucaristica, quasi a voler cancellare i tratti degenerativi della diavolata.

 

Una doppia fila di uomini e ragazzi seguivano i verdi della compagnia con ricamati abitini al collo non istanchi di aver precesso i Misteri, facevano sperimento  delle loro gambe, accompagnavano con ceri accesi l'ostia consacrata; un novello sacerdote recava l'ostensorio che la racchiudeva. Durò pochi anni. 

 

Da circa due secoli Trapani ha perso così ogni segno di Resurrezione, e a parte la sola banda musicale del dopo mezzogiorno di sabato, nient'altro va registrato almeno fino all'imminente Pasqua di quest'anno. Domenica 8 aprile, alle 11 in punto, un'immagine del Risorto uscirà dalla chiesa del Purgatorio e con la partecipazione dell'Unione Maestranze, del Vescovo, forse del sindaco, giungerà in Cattedrale per la Pontificale. Che la cerimonia possa arricchirsi e attecchire nel cuore e nell'anima dei trapanesi è l'augurio più sincero; e l'importanza di ricominciare la prova più coraggiosa.

 

 

Giovanni Cammareri

 

 

 

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