PER AMORE E PER PASSIONE
di Giovanni Cammareri
Pubblicato su MONITOR n.11 - anno 2007
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Pasqua 2007: sarà Resurrezione. Con una lettera inviata
all'Unione Maestranze fin dal mese di febbraio, Sua Eccellenza Mons.
Francesco Miccichè Vescovo di Trapani, esprime in altri termini il
desiderio di restituire completezza all'iter Pasquale con una
processione del Resuscitato da effettuarsi
Di fatto, in passato, detto iter oltre a essere completo
seguiva un percorso temporale destinato a essere un vero e proprio
continuum. Le cerimonie, dentro e fuori le chiese,
evidenziavano un legame forte perché non sembravano denotare scissioni
particolari. Liturgia e pietà popolare tendevano a intrecciarsi
attraverso fili conduttori che suggellavano una convivenza spontanea,
una scansione naturale dei giorni, uno dietro
l'altro, dell'unica unità temporale:
I giorni della Settimana Santa proseguivano comunque tra esercizi spirituali, funzioni nelle chiese e processioni penitenziali, creazioni di altari presso chiesette e oratori, rappresentazioni allegoriche dell'Ultima Cena e concerti, tutte espressioni dinamizzate di una esistenzialità inconsapevolmente esternata nel "theatro" urbano globalmente sacralizzato.
Le processioni, in particolare quella delle
Marie organizzata dalla Confraternita di Maria Santissima di
Monserrato, e della Pietà a cura della Compagnia di Sant'Annella
(attualmente curata dai Fruttivendoli) che avevano luogo il Giovedì
Santo visitavano, in forma piuttosto teatrale, i cosiddetti
Sepolcri allestiti nelle chiese della città. Entravano da una porta,
uscivano dall'altra. Come del resto avrebbero fatto i Misteri il giorno
dopo. Ecco, ancora le chiese e la strada. E le processioni. Mischiate a
una non trascurabile componente legata ancora alle drammatizzazioni
medievali e alla preghiera, al ritualismo e allo spettacolo,
ordinavano in sequenza l'Entrata in Gerusalemme,
Fino in anni relativamente recenti, prima cioè del secondo conflitto mondiale e prima che la riforma liturgica riportasse da mezzogiorno alla mezzanotte la veglia Pasquale, era in uso che la banda musicale cittadina, contestualmente al momento della Resurrezione, iniziasse a girare per le vie della città.
Molti anni prima però, la mattina di Pasqua, un Cristo con la croce in mano (ho usato l'espressione descrittiva di Benigno di Santa Caterina, anno 1812) veniva portato in processione.
Nella forma più antica, siamo intorno al 1614, il corteo
giungeva all'alba al Santuario dell'Annunziata, la prima chiesa cui
spettava effettuare la calata del telo e quindi solennizzare
La funzione ha già le caratteristiche tipiche attualmente
riscontrabili in numerosissime cerimonie similari sparse praticamente in
tutta
Più tardi l'incontro si spostò sulla Rua Nova, l'attuale via Garibaldi.
Non è escluso che la scelta del luogo fosse dettata dal fatto di doverlo mostrare alle monache della Badia Nuova. Anche perché, probabilmente, per un certo periodo l'appuntamento della mattina di Pasqua, a parte il simbolismo religioso, spingendosi oltre il semplice incontro, catalizzava curiosità e interesse, tanto da non potere escludere proprio quelle suore la cui provenienza da famiglie agiate dettava talvolta condizionamenti agli itinerari professionali in genere.
Nella forma più consueta il programma era il seguente:
dalla loro chiesa, all'angolo fra la via Mercè e via XXX Gennaio, i
Padri Mercedarj uscivano una Madonna ancora ammantata a lutto.
Contemporaneamente
Ben più complesso si presentò il medesimo rituale quando
una vera e propria pantomima con protagonisti lo stesso San Michele, i
diavoli e la morte, precedette l'incontro nel simbolico tentativo di
volerlo ostacolare. La rappresentazione dell'eterno conflitto tra il
bene e il male proiettava gioia e speranza al cospetto del trionfo
finale della vita. Per avere un'idea di cosa dovette essere, basti
pensare al ballo dei diavoli che tuttora si svolge a Prizzi
A Trapani, pare che intorno agli anni 1759-60, anni che videro finanche sospesa la processione dei Misteri, si lamentassero dei disordini anche attorno alla processione del Risorto, sebbene i documenti facciano esplicito riferimento al reale problema: i personaggi dei diavoli, i vessilli di Lucifero come venivano chiamati, la cui apparizione, ancor prima dell'inizio del 1800, venne definitivamente proibita. Senza la rumorosa comparsata la sacra rappresentazione perdette forse di interesse fino a scomparire nella prima decade o poco più, del 1800.
Il Cristo con la croce in mano viene perfino rimosso dal suo altare di fronte il cappellone principale (la chiesa di S. Michele aveva un' apertura per così dire laterale per cui l'altare maggiore si trovava a sinistra dell'entrata) per essere conservato (o accantonato) nella sagrestia.
La sua nicchia verrà allargata per far posto a tre Gruppi
dei Misteri mentre per le strade sarà
Una doppia fila di uomini e ragazzi seguivano i verdi della compagnia con ricamati abitini al collo non istanchi di aver precesso i Misteri, facevano sperimento delle loro gambe, accompagnavano con ceri accesi l'ostia consacrata; un novello sacerdote recava l'ostensorio che la racchiudeva. Durò pochi anni.
Da circa due secoli Trapani ha perso così ogni segno di Resurrezione, e
a parte la sola banda musicale del dopo mezzogiorno di sabato,
nient'altro va registrato almeno fino all'imminente Pasqua di quest'anno.
Domenica 8 aprile, alle
Giovanni Cammareri
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