UNA SETTIMANA A SIVIGLIA

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.13 - anno 2007


   

Questa volta non ci sono stato davvero. Una specie di fuga catartica mi ha condotto altrove. Ma come e più di sempre la Settimana Santa è passata; rapida come un lampo, travolgente come un ciclone.

 

Sono tornato a Trapani a cose finite. Esattamente come avevo deciso. Quando l'unica cosa rimasta è stato il solito stridore delle ruote delle auto sulle strade cosparse di cera. Nient'altro.

 

Tuttavia le notizie, almeno delle condizioni climatiche, erano rimbalzate da un capo all'altro dei telefoni lungo lo stesso, o quasi, parallelo che in fondo ci accomuna.

 

Apprendevo che la Madonna dei Massari concludeva in fretta la sua processione a causa di una pioggia battente. Era Martedì Santo. Mi dispiacevo dell'accaduto perché un anno intero di attesa non può dissolversi così, ai capricci di stagioni a dir poco bizzarre. Ho immaginato le strade della mia città insolitamente deserte, immedesimandomi soprattutto nella delusione di tanti. E poi c'è sempre di mezzo l'affetto.

 

La stessa sorte legava intanto quel giorno Trapani e Siviglia dove alcune confradias decidevano di non fare la processione. Laggiù però è normale. Bastano poche gocce d'acqua e la hermandad di turno, giovane o vecchia, più o meno storica che sia, decide di cancellare la propria stazione di penitenza alla volta della cattedrale. Del resto se il numero complessivo di cinquantanove processioni in otto giorni va a ridursi, è un fatto praticamente irrisorio, ininfluente anche per gli stessi sivigliani abituati da secoli a queste scelte.

 

Ciascuna processione ha poi una mole spaventosa di partecipanti. Se vogliamo fare un paragone immaginiamola rapportandola poco più o poco meno alla nostra processione dei Misteri. Solo che quotidianamente ne circolano sette, otto, nove. Contemporaneamente. Quattrocento confrati se si tratta di una confradia poco numerosa fino ad arrivare ai quasi tremila della Virgen più Virgen di tutte che è la Macarena.

 

Teorie interminabili di alti capirotes svettano allineati vicinissimi l'uno dietro all'altro, e ciascun confrate regge il suo cero o un simbolo qualsiasi; uno stendardo, un bacalao, un candelabro, un incensiere. Ecco, l'incenso. Fra le strette e tortuose strade della città ho sentito l'identico odore delle chiese sivigliane quando Settimana Santa non è. Ciascuna processione, una sorta di museo d'arte sacra ambulante, se lo porta dietro sovrastando persino l'odore della cera sgocciolata da migliaia e migliaia di ceri. E' una delle cose che forse mi ha sorpreso di più. Meno dell'enormità dei pasos, che già conoscevo, condotti dai costaleros posti sotto di essi e perciò guidati da fuori, e le cui croci, se si tratta di scene aventi le croci, oltrepassano i balconi, sfiorano i muri e strisciano sui nasi della gente. Senza Security o poliziotti che ti dicono, per giunta in malo modo, di spostarti al passaggio di una vara che da noi è meno di un quarto di una di quelle. Di questa cosa insopportabile me ne hanno parlato in tanti. Infastiditi e sconcertati. Personalmente la conoscevo perché tale presenza, invadente e vergognosa per i modi e l'assoluta incompetenza di discernere la folla di una processione da quella di una discoteca, anche in altri anni c'era stata. Non ne ho mai compreso l'utilità, ma soprattutto questo perseverare nel rivolgersi a tali interventi per di più onerosi. In termini di denaro, si capisce.

 

Le cerimonie della Settimana Santa appartengono alla gente, sono della gente che ne conosce di gran lunga molto meglio degli uomini dediti al mantenimento del presunto ordine, fasi, momenti, eventuali pericolosità. Senza nessuno che le impone di spostarsi o togliersi, senza che nessuno si permette di mettere le mani addosso ad alcuno e senza transenne ad ostacolarne il contatto, il senso dell'appartenenza, linfa essenziale per tali fenomeni. Di transenne infatti non ne ho viste. Neanche davanti alle chiese da dove uscivano ed entravano le processioni. Nonostante occorra moltiplicare, non ho idea per quanto, il numero dei presenti. Mentre qui ci si ostina a disporre transenne perfino all'interno della chiesa. Sarà un fatto di mentalità. O di cultura.

 

Sarà che là una processione viene ancora vista e considerata come tale e non alla stregua di manifestazione di altro genere. Sarà che laggiù non hanno perso ancora il gusto di non mischiare le regole del mondo alle regole naturali, proprie della festa. Perché festa lo è davvero. Se pensate a una Andalusia di Passione, orante e piangente per una intera settimana rimarrete molto lontani dalla realtà. Grappoli di palloni a centinaia, semi di girasole a tonnellate e bar stracolmi fino in strada a ogni ora del giorno e della notte a consumare tapas e boccali di cervezas. Poi da qualche parte sbuca sempre una processione con il suo forte odore d'incenso a coprire perfino la cera. Allora tutto si ferma e tutto intorno un lungo ssssssss… accompagna i confrati scalzi o recanti croci sulle spalle fino al silenzio assoluto e ai segni della croce all'arrivo del paso del Cristo o di quello a baldacchino di ognuna delle quarantotto Madonne trionfanti in quelle strade. Sempre strette e tortuose. Con la gente che ne riempie ogni angolo, che ostruisce ogni varco. A qualsiasi ora. Decente o indecente. Vorrei proprio comprendere questo. Almeno questo, quando a Trapani, parlando di orari decenti si decide di penalizzare il cuore della processione, l'ambiente ideale dove i Sacri Gruppi valorizzano se stessi in modo del tutto spontaneo, dove lo scenario accrescerebbe la bellezza di una processione, anzi, di tutte le processioni della nostra Settimana Santa che continua a conservare le potenzialità per un evento di interesse a rilevanza nazionale. Almeno di questo continuo a non avere dubbi. Come del modo sbagliato di certe scelte, delle cervellotiche macchinazioni utili soltanto a penalizzare l'insieme, a sminuire e svilire il valore di un patrimonio culturale notevole.

 

E' stato utile a qualcosa portare i Misteri in via Fardella nel pomeriggio? Cosa si aspetta a darle un taglio netto e definitivo alla faccia di qualsiasi argomentazione sempre poco consone a reggere la logica dell'estetica e della reale valorizzazione della processione? E' servito a qualcosa bruciare un'edizione caratterizzata dal sole e quindi da una buona presenza di gente ai margini delle strade? Di una sola, veramente. Mentre l'Addolorata continua a uscire alle sei del pomeriggio (sarà così finché le bande musicali rimarranno dietro) e a ritirarsi alle tre del giorno successivo. Sento dire in giro perché la Spartenza ha fatto rientro in chiesa alle dieci o quasi del mattino. Se ciò diventerà un'abitudine possiamo cominciare a preoccuparci fin da adesso.

 

Io non c'ero, dicevo all'inizio, ma potrei supporre che il procedere generale sia divenuto ancora più lento e perciò le attese più snervanti e i tempi più avvilenti.

 

Mi hanno detto però che le distanze tra un Gruppo e l'altro si sono accorciate (non in via Fardella)e che il corteo è risultato più compatto. Almeno quello. Se corrisponde al vero mi pare un buon punto di partenza affatto trascurabile. Unitamente all'emozione provata da qualcuno quando domenica mattina è uscito il Risorto. Questo mi hanno anche detto. Allora l'idea di una Settimana Santa ricca e completa rimane il migliore auspicio per gli anni che verranno. Il pensiero delle cinquantanove (dalla pioggia ridotte quest'anno a quarantaquattro) processioni non voleva affatto rappresentare alcun termine di paragone. Sia chiaro. Certo, la Settimana Santa di Siviglia rimane unica e inimitabile. Mi viene da sorridere se penso che mettendo insieme le cerimonie di Trapani, Enna e Caltanissetta (tanto per citare le tre città siciliane in tal senso più rinomate) il divario continuerebbe a rimanere enorme.

 

Ma non è per promuovere competizioni che ne ho parlato. Semmai per il modo di intendere e di proporre in modo genuino ciò che ciascuno ha di proprio, sebbene la Settimana Santa di Siviglia rimarrà grande e quella di Trapani... un po' più piccola. Eppure, l'auspicata, o forse solo sognata restituzione di una sua  dignità, ci regalerebbe lo stesso un momento unico. Una piccola, grande Settimana. Come nei sogni più belli, appunto.

 

Giovanni Cammareri 

 

 

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