I MISTERIANTI FUORI PORTA

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.9 - anno 2007


   

Avevo pensato che delle due notizie di questa settimana una sarebbe stata buona e una cattiva.

 

Avrei iniziato da quest'ultima. Giusto per lasciare un sapore almeno dolciastro al gusto dei nostri soliti stati d'animo quaresimali, almeno per noi, inguaribili, stupidi puristi, sempre più amari anno dopo anno.

 

Invece mi ritrovo ancora a chiedermi su come avevo fatto a illudermi, credendo sul serio a certi cambiamenti. Che nella fattispecie non sarebbe stato esattamente un cambiamento ma un ritorno al passato. Favole.

 

Allora continuo a non cambiare opinione. Per forza. I fatti la lasciano intatta e continuano a consolidare l'assioma di quanto l'Unione Maestranze e la processione dei Misteri siano in perfetta antitesi. Paradossale ma è così. Anzi, il paradosso può apparire tale solo a quanti non sanno o fanno finta di non sapere. Che è cosa peggiore. Insomma, non esistono paradossi, ma un'equazione che a distanza di trentatrè anni ha fornito il risultato che in fondo qualcuno aveva pure preventivato.

 

Così iniziò la decadenza. Nel 1974. Un processo all'inizio lento, poi sempre più rapido fino a diventare saccheggio.

 

Andiamo alle notizie. Quella buona mancata. Se ne vociferò per circa un mese e sembrava cosa certa. Sono contento, mi dissi. E lo dissero anche altri. Ingenui; io e loro. Avrebbe riguardato il riposizionamento delle bande musicali davanti ai Gruppi. Il cambiamento - fenomeno normalissimo e frequente - che le aveva portate dietro era avvenuto quattro anni prima. A suggerirlo erano state talune ragioni di carattere tecnico personalmente mai comprese. Quindi impossibili da condividere.

 

I risultati non sembrarono sortire quelli sperati dagli ideatori, semmai rallentarono ulteriormente il già esasperante lento procedere del corteo fin dall'uscita. L'Addolorata lasciò la chiesa del Purgatorio intorno alle sei del pomeriggio. L'anno dopo le bande rimasero comunque dietro. Anche perchè gli addetti ai lavori dimenticarono forse che per oltre un secolo e mezzo erano state davanti. Ammesso che l'abbiano mai saputo o se quanto meno abbiano mai fatto lo sforzo di informarsi o di accorgersene per poi poter… ricordare, appunto.

 

Ma qui tutto è optional, tutto è oggetto di discussioni e di stravolgimenti annuali. Niente punti fermi, niente di niente, e alla fine la discussione termina sempre con un' ulteriore ferita inferta alla processione. Solo a quella. Ora completamente depredata anche di quel che rimaneva del suo contesto naturale: la città antica. Ecco, è questa la seconda notizia, che comunque doveva essere cattiva e pertanto non credo possa affliggerci più di tanto. Rassegnazione. 

 

Una era intanto la voce che con insistenza circolava già da dicembre: niente sosta a Piazza Vittorio Emanuele, niente cerimonia religiosa, gli optional cioè: tradizione e contenuti, scusate se è poco. Con quest'anno, sebbene con qualche buco, sarebbero stati cinquantacinque anni. Da quando cioè, nel 1952, tale Padre Gaudioso effettuò la prima cerimonia religiosa in quel luogo, peraltro simbolico anello e momento di congiunzione tra due città frattanto createsi.

 

Se parliamo invece della semplice sosta, iniziata nel 1947, gli anni diventano quasi sessanta, un lasso temporale abbastanza ampio affinché la sedimentazione di gesti rituali possa ampliamente essere assorbita nella struttura di una festa in genere. 

 

Ma le lungaggini di sistemazione e ripartenza dei Gruppi da quella piazza, improvvisamente, con una corteo identico nelle dimensioni (venti bande, venti processioni) a quella dell'anno prima, raddoppiarono i tempi.

 

Così gli organizzatori, piuttosto che discutere seriamente il problema, cercando di ritornare ai tempi che decentemente avevano retto fino al 2002, evitando l'avvilimento della gente davanti alle già citate lentezze esasperanti, e con il risultato, inoltre, di frenare il processo di disinnamoramento dei trapanesi e la delusione dei turisti sempre meno numerosi a ogni anno che passa (c'è in giro una specie di passaparola di quanto lo spettacolo sia divenuto scadente), cosa pensano di fare? Con la scusa dei venditori di palloncini e dei "siminzari", nonché della confusione che, dicono, si viene a creare, tolgono sosta e funzione religiosa, momento di riflessione per chi lo voleva, ovviamente.  L'importante era salvare la kermesse sulla via Fardella; unica, reale preoccupazione. Tenendo conto delle sacrosante lamentele dei ceti di coda, negli ultimi anni costretti a transitare su quella via a orari praticamente assurdi. Per questo i Sacri Gruppi sosteranno a Piazza Martiri D'Ungheria, decisamente città nuova, ambiente moderno e pubblicità attorno quanto basta. Del resto il contesto scenico, sì, scenico, per i Sacri Gruppi è di importanza zero. Orario della sosta, dicono intorno alle ventuno e trenta. Ma qualsiasi altro orario non avrebbe cambiato le cose, il disastro rimane, cioè, incomincia subito, fin dall'uscita. Vengo e mi spiego.

 

Parto da una considerazione che poi è anche un dubbio legittimo.

 

Di fatto, in questi ultimi quattro anni, l'unico rimpianto di molti è stato la percorrenza a tarda ora della via Fardella, dove la gente passeggia sul lato opposto da dove transita il corteo, dove si mangia il gelato, si beve  e non si guardano neanche i Misteri. E chi tenta di farlo fugge dopo poco più di mezz'ora perché a quel punto ne sono passati non più di quattro e ne rimangono altri sedici. Vagli a dare torto.

 

Il dubbio legittimo dell'operazione è dissipato, chiamasi recupero, consacrazione definitiva della via Fardella, unico centro nevralgico riconosciuto alla processione. A occhio e croce i primi Gruppi vi arriveranno intorno alle diciassette e qualcosa (comprendo che a tanti amici dell'Unione non sembra neanche vero) mentre la città antica si svuoterà dei suoi Misteri in men che non si dica. Ma evidentemente anche questo è marginale per gli organizzatori. E pensare che era proprio subito dopo l'uscita che la processione riusciva ancora a pulsare. Poche ore, poche strade, ma almeno le croci della Deposizione e della Lanciata sfioravano i balconi, i muri delle vecchie case avvolgevano quelle figure danzanti di santi e aguzzini, la gente sfiorava col naso i fiori delle vare e un suggestivo andamento tortuoso srotolava le sequenze della Passione che sbucavano improvvisamente da un angolo, si intravedevano da una strada all'altra.

 

Poche ore, poche strade, dicevo. Ma almeno c'erano, santo cielo. Come dire che al peggio non c'è mai fine. Quindi, alle prime luci della sera, Piazza Vittorio. Una bella veduta d'insieme dei Gruppi posti l'uno accanto all'altro e per noi trapanesi doc la serata finiva lì, verso le nove, nove e mezzo della sera, al massimo alle dieci e qualcosa, quando l'Addolorata andava via. Ma tutto sommato ci andava bene anche così.

 

Poi arrivò la notizia dell'itinerario di quest'anno, quello cittadino in particolare, barocco e popolare, ridotto giusto a un transito. Corso Vittorio Emanuele (in parte percorso due volte, addirittura tre nel tratto fra via Torrearsa e via Roma), la stessa via Torrearsa e Garibaldi, saranno soltanto "raccordi" per raggiungere in fretta l'autostrada, consegnando i Misteri alla desolazione dei grandi spazi pronti a inghiottirli inesorabilmente. In barba alla gente venuta da fuori, che in un  lampo comprende dove la processione è godibile, cogliendo  la naturale simbiosi che diventa accattivante, meraviglioso spettacolo. Machissenefrega, avranno pensato. O forse non hanno pensato affatto. E io, da parte mia, cosa posso farci? Cosa posso ripetervi oltre al fatto che il cuore e l'anima della processione  sono ben distinti da quelli di chi l'organizza? 

 

E mentre assistiamo inermi alla totale estirpazione delle ultime  radici (da modificare rimangono solo i Sacri Gruppi -ndr- ), mi accorgo che in effetti le brutte notizie erano tre, forse quattro: le bande musicali rimaste dietro, l'eliminazione di Piazza Vittorio Emanuele e del tratto pomeridiano della città antica sostituito con la via Fardella. Dopo quello del 1977, il secondo, peggiore itinerario di tutti i tempi è servito. In un piatto d'argento per alcuni, nel solito calice amaro per altri.

 

 

Giovanni Cammareri

 

 

 

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