LA GUERRA SANTA

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.8 - anno 2007


   

Era il 1612 e il 1782 vengono rogati gli atti notarili di affidamento dei Sacri Gruppi dei Misteri alle varie Maestranze cittadine. Chi concede risponde al nome di Confraternita di San Michele Arcangelo. Genericamente, diciamo. Infatti, prima della storica fusione del 1646, un notevole impulso all'impostazione giuridica dei rapporti confraternita-maestranze-processione venne tracciato dalla Compagnia del Preziosissimo Sangue di Cristo. Quest'ultima, in seguito alla fusione, conservò non solo il rosso, almeno del sacco, ma anche il nome che nella nuova denominazione ufficiale divenne il seguente: Venerabilis et devota Societas Preziosissimi Sanguinis Christi et Sancti Michaelis Archangeli. Col tempo, semplicemente, popolarmente, Confraternita di San Michele.

 

Attraverso una formula ricorrente nei vari atti, fin da principio l'oggetto della concessione limitava a chiare lettere i diritti delle maestranze alla sola giornata del Venerdì Santo.

 

Beninteso che li detti consuli si lo possano abelliri a loro voluntà et spese...; così venne sancito ma non senza una altrettanto ricorrente clausola: cum pacto che il suddetto misterio havendo finito la processione… resta in potere di detta Compagnia.

 

Furono anni di grande splendore. Almeno questo lasciano credere le cronache. Burgio, il celebre diarista, parla (siamo alla fine del diciottesimo secolo) di fastosa comparsa, di pompa, di diciotto corpi di maestranze vestite di lutto e con torchi accesi seguiti della Compagnia (di San Michele) che conduce anch'essa il decimonono misterio che rappresenta Gesù Cristo nel sepolcro, menzionando infine la Nobiltà e il Senato associati all'Addolorata. La partecipazione della città è totale, il Clero infatti attende all'interno delle chiese dove alla processione viene fatto obbligo di entrare.

 

I venti della rivoluzione francese e l'unità d'Italia modificarono molte cose.

 

La legge Le Chapellier del 1792 (da noi recepita con decreto del 23 ottobre 1821) sancì l'abolizione delle corporazioni artigiane; il decreto regio n. 3036 del 7 luglio 1866 soppresse ordini e congregazioni religiose.

 

A Trapani la Confraternita di San Michele sopravvisse, conservò il suo patrimonio e nel 1914 (Decis. del 21 marzo, V Sezione Cons. di Stato) le venne assegnato un contributo annuale di lire 150. Il 26 dicembre 1974 rinnova il suo statuto.

 

Le confraternita è sempre la stessa; anche perchè le confraternite in genere, qualora non vengano deliberatamente soppresse o in mancanza di una precisa volontà che ne autodetermini la cessazione delle attività, si estinguono a novantanove anni dalla morte dell'ultimo confrate.

 

Di non trascurabile rilevanza i punti d ed e dell'articolo 10 dello statuto ove la Confraternita delibera in merito all'assegnazione dei Gruppi dei Misteri alle Categorie che ne facciano richiesta; e alla revoca o modifica di concessione dei Gruppi a Ceti, che per indegnità o numero insufficiente di affiliati non sono più idonei o in grado di tenerli in cura e condurli in processione.

 

La nuova consulta è intanto composta da, in ordine alfabetico: Cardinale Francesco, Culcasi Pietro, D'Aleo Francesco, D'Aleo Vito, Lantillo Benvenuto, Martines Giovanni, Piacentino Salvatore, Savona Giuseppe, Serraino Mario.

 

Nello stesso anno era stata frattanto costituita l'Unione Maestranze, esattamente il 23 giugno con atto registrato il 19 novembre al n.14187. Singolare potrebbe apparire il fatto che nella parziale modifica dello statuto originario avvenuta l'8 febbraio 1987 e registrata l'11, tra i nomi dei soci figurano alcuni già facenti parte della stessa consulta della confraternita, due di essi risultano finanche firmatari. In realtà, nelle intenzioni iniziali della nuova regolamentazione della confraternita, qualcuno aveva previsto l'iscrizione in essa di due rappresentanti per ciascuna maestranza. O meglio, di ciascuna categoria economica.

 

Del resto le maestranze, intese come discendenti naturali del sistema feudale, le gilde o matricole, gremios o maitres, arti, consolati o corporazioni che dir si voglia erano già morte da un pezzo.

 

Benedetto Patera le indica come risultato finale della trasformazione sul piano civile, delle antiche compagnie di disciplinanti alle cui attività assistenziali si aggiungevano quelle economiche e giurisdizionali in rapporto all'esercizio di una data arte. Alla luce di una sorta di inconscio retaggio, o di una visione organizzativa più razionale e, diciamolo pure, più tradizionale, della processione, quanto affermato andrebbe forse a giustificare la contemporanea adesione iniziale di taluni, all'uno e all'altro sodalizio.

 

Intelligente, perfino apprezzabile la denominazione della neo associazione, che almeno fa menzione delle antiche maestranze, sebbene, anticamente, mai unite a Trapani da nessun vincolo giuridico né simbolico. Tutt'altro. Rivalità, proteste e lotte per le precedenze nelle processioni, qui come altrove, caratterizzarono la loro presenza sul piano sociale e religioso. La processione del Cereo che aveva luogo la mattina del Lunedì dell'Angelo ne è esempio. La stessa processione dei Misteri, anche. Sebbene le precedenze risultarono alla fine ingabbiate dalle sequenze della Passione e Morte che non potevano consentire intercambiabilità di sorta. Unione Maestranze insomma, altro non fu che una semplice denominazione associativa. Bene ha fatto chi l'ha pensata a ricordarsi delle maestranze, dicevo, e quindi, in un certo senso, anche della storia. Ma troppa ambiguità ha prodotto questa denominazione in quanti ravvedono in essa proprio la storia che mai in passato, ebbe qui a generare maestranze unificate. Se negli ultimi anni qualcuno ha voluto porre l'Unione Maestranze in raffronto alla Real Maestranza di Caltanissetta, istituzione storica e secolare, ha posto in essere soltanto confusione, forzature o errate convinzioni, in buona e in mala fede.

 

Oggi un gran senso di approssimazione regna attorno i veri presupposti storici e tradizionali della processione dei Misteri e attorno perfino alle presunte proprietà dei Gruppi Sacri, un patrimonio inestimabile alla mercè di una apparente lacuna giuridica alimentata più per convenienza e disattenzioni che da una effettiva realtà delle cose.

 

Perplessità non di poco conto andrebbe quindi a generare l'assunto dell'articolo 26 del nuovo statuto dell'Unione Maestranze là dove con riferimento all'eventualità che una maestranza affidataria di un Gruppo possa estinguersi, alla fine così si esprime testualmente: L'atto di formale affidamento di un Sacro Gruppo alla Maestranza è di competenza esclusiva dell'Assemblea  dell'Unione Maestranze, previo parere consultivo e non vincolante espresso dal Consiglio di Amministrazione dell'Unione Maestranze. Oltre a una pedestre appropriazione intercettabile fra le righe, appare evidente il contrasto con i citati punti d ed e del menzionato articolo 10 della Confraternita, che sebbene non in attività, non risulta certo estinta.

 

Altro sarebbe stato se per siffatta evenienza affatto improbabile, e considerata la contingente assenza della confraternita, che l'Unione Maestranze avesse chiamato a un tavolo decisionale almeno la Curia e il Comune. In una situazione tanto particolare, per un patrimonio appartenente a tutti, sarebbe stato almeno doveroso un coinvolgimento decisionale più esteso, piuttosto che spingersi così oltre la semplice attività organizzativa, peraltro di discutibile competenza. Figuriamoci a lasciare intravedere altre tipologie di diritti.

 

Porre rimedio a questa anomalia è un preciso dovere morale di noi tutti, riparare in fretta agli errori è necessario, essenziale, vitale; la secolare storia della processione dei Misteri lo esige.

 

Nell'articolo "La Confraternita ritrovata" del n. 7 di Monitor, qualche computer ha modificato in Arcivescovo l'abbreviazione di Arciprete riferita a Padre Giovanni D'Angelo, parroco della Chiesa Madre di Buseto Palizzolo. Con l'augurio che per l'interessato la svista possa risultare di buon auspicio, ci scusiamo comunque.

 

 

Giovanni Cammareri

 

 

 

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