CHI MI PIGLIA PER SPAGNOLO

 

di Giovanni Cammareri



Pubblicato su MONITOR  n.43 - anno 2007


   

Se mi volto indietro non posso che incontrare il ricordo nitido della Gran Semana sivigliana.
E' ovvio quanto essa abbia la forza per sovrastare ogni cosa, soprattutto qualsiasi momento appartenente al sacro.
Ne parlai a suo tempo, di quel viaggio a Siviglia; subito dopo Pasqua.
Nel solito articolo post pasquale cercai di trasmettere qualche sensazione personale, mi sforzai soprattutto nel far comprendere il diverso vissuto emozionale di una cultura tuttavia enormemente vicina alla nostra.
Il problema non stava e non sta certo riposto nelle diverse dimensioni di eventi posti a raffronto.
Del resto, parlando di argomenti legati al mondo festivo, non mi sono mai piaciuti i confronti. Non ho mai evinto conclusioni positive o negative in base alle dimensioni di certi eventi. Le dimensioni non contano.
Intanto, personalmente, ero fuggito da Trapani per non vedere. Volevo evitare la constatazione di ulteriori scempi alla memoria e al buon gusto. E pensare che in tutta la mia vita non avevo mai messo il naso fuori dalla mia città tutte le volte in cui era stata Settimana Santa; o almeno, di martedì, mercoledì, venerdì, sabato santo mattina. Avevo sempre pensato che non l'avrei mai fatto, andarmene in quei giorni… invece…
Una sera, esattamente al secondo venerdì di quaresima, apparvero alla televisione alcuni alti rappresentati dell'Unione Maestranze, organismo preposto all'organizzazione della processione dei Misteri e, come se non bastasse, anche di quelle riguardanti le due Madonne della Pietà. Il chè è pure antistorico. Parlarono, i massimi vertici dell'Unione, della processione dei Misteri allo stesso modo di come io potrei parlare o scrivere dei meccanismi della scissione nucleare o altre cose del genere. Alla fine tutti i partecipanti al programma sembrarono lo stesso abbastanza soddisfatti. Le continue rassicurazioni reciproche degli ospiti avevano placato sul nascere certe animosità e tutti sembrarono volersi bene.
Ciò che maggiormente mi aveva sorpreso era stato di come le parti (informazione e organizzatori) avevano ritrovato, e in fretta, un punto d'incontro subito dopo un lieve sussulto avvenuto nel corso di un programma precedente, uno o due venerdì prima, non ricordo. Aveva fatto ipotizzare, sperare, quel programma, a una presa di coscienza. Perché solo davanti a pesanti e ragionate critiche certe cose potrebbero correggere la direzione. 
Invece si è ostinatamente scelto di tornare rapidamente a non voler capire, a far finta di niente, a dire che tutto andava bene. Preferendo ignorare la pericolosità degli elogi esternati nei confronti di certe situazioni disastrate oltre ogni misura. Avere insomma scelto di tappare le ali a certe polemiche aveva significato come infliggere un' eutanasia. Che almeno significa buona morte. Compresi che era finita davvero.
Per troppi anni avevo assistito ad una agonia dolorosa, a uno scempio alimentato da complimenti e presunti richiami mediatici gridati senza avere l'idea dei numeri, senza avere una seria competenza supportata da studi e confronti seri con altre realtà. Ma devo ammettere che mai avevo smesso di alimentare speranze.
Ciò che veramente, chiaramente si è evinto in quei giorni di marzo, fu il salvataggio della via Fardella.
Da qualche anno era stata percorsa dal corteo a tarda ora. Per questo l'unica soluzione possibile fu un itinerario scellerato che ha solo offeso i gruppi sacri fra i più belli al mondo, in una strada pronta ogni anno a inghiottirli a causa di una sproporzione esagerata fra i gruppi stessi e la via, fra l'antichità delle sculture e il moderno circostante. Per non parlare del rapporto affettivo assolutamente mancante, totalmente distaccato, fra quelle statue e la gente che in via Fardella va a guardare i fiori che stanno sulle vare, non i Misteri.
Ma agli organizzatori poco gli è importato di tali considerazioni, se mai ne siano almeno stati sfiorati, da tali pensieri. Gli importava soltanto transitare in quella strada ad orari, come dicevano ripetutamente, decenti.
Hanno così dichiarato (implicitamente, si capisce) che la processione dei Misteri, la loro processione, ovviamente, è legata alla via Fardella dove trova la sua unica ragione di estrinsecarsi. Nient'altro ho capito. Anche perché solo questo ha rappresentato l'unica preoccupazione alla quale ancorare il ragionamento di questa particolarissima categoria di organizzatori senza memoria. Evidentemente tutto il resto gli va bene.
Ma la loro assoluta mancanza di radici non è imputabile a nessuna colpa personale.
L'enorme presunzione di ostinarsi a non volersi informare, sapere, conoscere, confrontarsi, atteggiandosi a padroni, rimane invece imperdonabile.
Al ritorno dalla Spagna appresi poi una cosa incredibile. Niente a che vedere con qualsiasi logica elementare legata a qualsiasi avvenimento similare di qualsiasi parte del mondo. Mi raccontarono che la processione dovette arrestarsi in piazza Vittorio Emanuele perché soltanto a una certa ora la polizia municipale avrebbe chiuso al traffico la via Fardella. Ancora, sempre la stessa strada.
La processione dei Misteri rimase perciò ferma ad aspettare. Al momento rimane l'unica processione al mondo a essersi inchinata al traffico veicolare cittadino. Almeno un primato…! Forse proprio per raggiungerlo gli organizzatori hanno fatto finta di non essere stati in grado di salvaguardare un altro bel pezzo di dignità sottratto ai nostri bellissimi gruppi. Non credo che i vecchi consoli di una volta avrebbero mai acconsentito a questo tipo di inganno e aspettare che il traffico defluisse.
Verso le quindici la manifestazione folklorica terminò. Qualcuno aveva pure dichiarato che quel genere di itinerario avrebbe accorciato i tempi complessivi di durata. Invece niente. Addirittura aumentati rispetto all'anno prima. L'edizione 2007 quasi superava in squallore quella del 1977. Mah, sarà forse una ciclicità calamitosa a scadenza trentennale. Solo che allora, sulla via Fardella già nel primo pomeriggio, piovve. Continuò a piovere in via Conte Agostino Pepoli, di sera. Perché fin lì si arrivò. I gruppi raggiunsero lo stesso il centro storico riuscendo a sostare poi per un'ora in via Nunzio Nasi.
L'Addolorata rientrò verso le undici.
Davanti a quello scempio rimase almeno la speranza, ultima a morire, come dice il detto. Infatti morì .
Ora, se mi volto indietro in questo momento di fine anno, non trovo, io come tanti, la Settimana Santa della mia città.
Mi sarebbe sembrato strano e inconcepibile un tempo, oggi no.
E intanto fra qualche settimana ricomincia la questua. Pasqua è alle porte sebbene siamo appena a Natale. La più bassa Pasqua che io ricordi da sempre. E per giunta senza speranze. A meno che assieme al nuovo anno non possa giungere qualche strana congiuntura astrale pronta a spazzare via per sempre il superfluo. Sarebbe ben augurante.
Ricordo una vecchia usanza, probabilmente non tanto signorile, che imponeva di disfarsi delle cose vecchie gettandole dai balconi poco prima della mezzanotte dell'anno nuovo…  Se si potesse… Allora sì, perfino la speranza rinascerebbe; come l'Araba Fenice, Osiride, Lazzaro e Gesù… Non rammento altre resurrezioni.

 

Giovanni Cammareri 

 

 

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