L'ASSORDANTE RUMORE DEL VUOTO
di Giovanni Cammareri
Pubblicato su MONITOR n.12 - anno 2008
|
Correva voce, Sabato Santo mattina, mentre i Misteri sfilavano al Corso, che la processione era stata compatta e le doppie file dei processionanti abbastanza vicine alla banda del Gruppo davanti. Stavo per dire, del Gruppo, e basta, ancora abituato a pensare alle bande musicali poste a precedere il Mistero e non a seguirlo come accade adesso. Nostalgie solite.
E si diceva pure, sempre sabato mattina, che la gente aveva notato e ben gradito questo cambiamento. Anche gli addobbi floreali sono apparsi diversi; un po' più colorati, finalmente. Molto più rosso rispetto agli ultimi anni, con il viola che qua e là ha fatto la sua parte. Colori passionistici che per troppi anni erano stati accantonati e che invece, quando usati, tanto più drammatici e vivi rendono i Sacri Gruppi. Speriamo sia stato l'inizio di un recupero e non il capriccio del momento. Perché in questa processione tutto passa rapidamente, poco o niente è destinato ad attecchire. Quanto viene proposto nel corso di una edizione deve necessariamente cambiare alla successiva. Ricordate l'antico pennacchio d'argento del centurione dell'Ascesa al Calvario? Sparito, ancora una volta. Accantonato com'era accaduto negli anni '80, quando un anacronistico e grossolano elmo da soldato romano ebbe a sostituirlo anche allora. Subito dopo il restauro, il pennacchio della originalissima, unica, spagnolesca medievalità barocca dei nostri Misteri, venne recuperato ma durò fino allo scorso anno. Poco cioè. Come ogni cosa, del resto. Modificato, l'orribile elmo degli anni '80 eccolo ancora lì a rubare l'estetica, la dinamicità stessa all'intero, splendido Gruppo, a confermare infine, quanto il cattivo gusto, frutto di arbitrarie, personali interpretazioni conducenti a sempre inutili innovazioni, continui a imperare senza alcun controllo, perpetrando lapsus, errori, diciamo così, della langue. Più o meno allo stesso modo di come al Cristo all'Orto sia stato posto in mano un fazzoletto, mentre le figure di Maddalena, Giovanni e Maria, attorno a Gesù nel lenzuolo, ne siano state private. Da diversi anni ormai. Senza che nessuno abbia osato porre in essere qualche tentativo d'intervento.
Ecco perché i reali presupposti di
miglioramento continuano a rimanere tali. Se qualcosa migliora, altre
sfuggono alla fisiologica tendenza di non ripetere le eventuali cose
buone dell'anno prima.
Riepilogando. Ristabilire l'ordine, la cui conseguenza conduce a una migliore godibilità della processione, era e continuerà ad essere importante. Ma occorre dell'altro. Occorrono reinserire i contenuti, soprattutto. Dare spazio a presenze che da sole diano una immediata e facile lettura della storia della processione. Il ritorno della Confraternita di S. Michele, per esempio. Assieme alla diretta partecipazione delle categorie da disporre nelle singole processioni. Quest'ultimo sarebbe un fatto di rilevanza eccezionale atto a rinverdire il reale senso di appartenenza, elemento vitale e determinante a produrre la secolare linfa vitale oggi soffocata dalla pigrizia e dalla comodità di dare una manciata di euro a ragazzi messi a reggere una candela, senza sapere di preciso davanti a quale Gruppo Sacro stiano e cosa, di preciso, ci facciano lì. Per questo ritengono normale danzare. O giocherellare con il cero consumato. Indossando abiti, discutibilissimi anch'essi, frutto della buona fede ma di altrettanto discutibili creatività di qualche singolo organizzatore.
Il corteo della Real Maestranza, cui
personalmente ho avuto il piacere di assistere Mercoledì Santo mattino a
Caltanissetta, può essere la prova provata che l'auspicata
partecipazione delle categorie nella processione dei Misteri di Trapani
non può essere solo utopia. I rappresentanti delle varie categorie di lavoratori, sempre a Caltanissetta, sono ogni anno presenti. Personalmente e con l'orgoglio di esserci. Di essere loro, a sfilare. Con quel senso di appartenenza a qualcosa, santo cielo. Con la storicità che contraddistingue la secolare istituzione nissena dichiarata reale da Ferdinando IV di Borbone, quando nel 1806 presenziò alla sfilata dell'imponente corteo che tale continua ad essere.
E poi, da quelle parti, continuano soprattutto
a essere rigidamente rinnovati (nel senso di ripetuti) i cerimoniali.
Anno dopo anno. Sempre gli stessi. E assieme ai cerimoniali i gesti, i
percorsi, gli orari, le cose, perfino. Come gli stendardi, le alabarde,
il costume del Capitano, la classica figura alla quale nessuno osa
modificare nulla del suo secolare abito: feluca, abito nero a coda di
rondine, scarpe di pelle lucida con fibbia d'argento, calze nere
(all'andata, bianche al ritorno) di seta. E solo così che può andare in
scena la memoria.
E' la presenza costante di tutta una serie di
elementi certi, insomma, a conferire identità e spessore agli annuali
avvenimenti della nostra terra e di qualsiasi altro posto, a renderli
veritieri e non bugiardi, vivi e non morti, solenni e non pacchiani,
veri e non finti. Tornato a Trapani nella notte del Venerdì Santo dopo avere visto sfilare nel silenzio le quindici confraternite di Enna nel cuore della loro città, alla luce delle fiaccole collocate sui muri degli antichi edifici e con gran parte dei lampioni appositamente spenti, ho ascoltato il silenzio della mia, di città. Ma non si trattava di silenzio mistico, era solo il silenzio del vuoto, del nulla. I Misteri si trovavano altrove, lontani dalle loro strade, e tuttavia era il vuoto anche quello.
Giovanni
Cammareri
|
© 2008 - www.processionemisteritp.it