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All’indomani
della processione del Venerdì santo, i Misteri sono finiti in
tribunale. La confraternita di San Michele Arcangelo rivendica il
diritto di proprietà dei sacri Gruppi e ha citato in giudizio
l’Unione delle maestranze, che da anni si occupa della processione del
Venerdì santo. Le parti converranno venerdì 29 presso il Tribunale
ecclesiastico metropolitano di Reggio Calabria. “Il contenzioso nasce
– riferisce il capitano Franco Bosco, presidente onorario
dell’Unione delle maestranze, - con la costituzione dell’Unione, il
cui direttivo si è permesso di non includere l’avvocato Mario
Serraino al vertice del sodalizio con le modalità che lo stesso aveva
tentato di imporre”.
Nel
novembre dell’82 la confraternita di San Michele Arcangelo aveva
citato in giudizio presso il Tribunale diocesano di Trapani l’Unione
delle maestranze. Ma il Tribunale di Trapani non ha ritenuto opportuna
la trattazione.
La
confraternita ha fatto ricorso presso il Tribunale della diocesi di
Mazara che, per mancanza di personale, non ha potuto celebrare il
processo. I confrati di San Michele
hanno chiesto il giudizio del Supremo Tribunale della Segnatura
Apostolica di Roma, che ha
designato per la trattazione del contenzioso il Foro metropolitano di
Palermo, che il 6 luglio scorso ha emesso la sentenza dichiarando
sostanzialmente che “l’Unione delle maestranze convenuta non ha
personalità giuridica canonica e pertanto è priva della legittimazione
passiva necessaria per essere citata in giudizio”. “In pratica il
tribunale ha dichiarato la propria incompetenza, - dice l’avvocato
Alberto La Grutta, legale dell’Unione delle maestranze, - non essendo
l’Unione un ente ecclesiastico, la competenza diventa della
magistratura ordinaria dello Stato”.
Di diverso avviso però è l’avvocato Mario Serraino, procuratore
legale della confraternita: “La sentenza
non dice che il tribunale non è competente a trattare la
materia, ma è l’Unione delle maestranze che non ha la capacità
giuridica di stare in giudizio presso il Tribunale
ecclesiastico”.
La Confraternita alla sentenza ha presentato appello al Supremo
Tribunale della Segnatura
Apostolica di Roma che ha designato quale sede competente il Tribunale
ecclesiastico metropolitano di Reggio Calabria . Alla richiesta dei R di
fare dichiarare all’Unione una rinuncia sulla proprietà non ha
aderito l’ Associazione delle maestranze. “L’Unione non può
sottoscrivere alcun atto nel quale sia contenuta una dichiarazione di
attribuzione della proprietà dei Misteri poiché l’Unione non ha tale
potere- prosegue il capitano Franco Bosco. – La nostra associazione ha
solo lo scopo di assumere iniziative oltre a favorire la cura e
l’organizzazione della processione dei Misteri, non siamo i
proprietari e non abbiamo mai rivendicato tale titolo”.
Secondo le Maestranze l’attuale Confraternita è solo un’invenzione,
infatti non rappresenta la continuazione dell’antica Confraternita di
San Michele costituita presso l’omonima chiesa, che è stata distrutta
dalla guerra. Quella
attuale poi non è più
costituita da maestranze, cos’ come lo era una volta, ma è nata
solamente all’indomani della costituzione dell’Unione delle
maestranze.
“La Confraternita è nata nel 1600 e il suo statuto è stato
aggiornato al 1974 durante il vescovado di monsignor Francesco Ricceri
– ribadisce l’avvocato Mario Serraino – e rappresenta la stessa
che ha costruito i Gruppi che poi diede in concessione alle
Corporazioni, che sono state disciolte nel 1821”,Ma tutto questo
rimane ancora da dimostrare. Infatti, secondo l’avvocato Alberto La
Grutta, con il Regio Decreto 7 luglio 1866 numero 3036 molti beni
ecclesiastici sono stati alienati e fra questi anche la chiesa di San
Michele. Tant’è che il Vescovo di allora per vendere l’area di
proprietà della Confraternita ha dovuto chiedere un atto al Comune.
Nello scorso secolo poi molti enti e comunità religiose sono stati
soppressi e con essi sicuramente anche l’antica Confraternita.
Gino
Lipari
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