I MISTERI VANNO IN TRIBUNALE

Due fazioni si contendono la proprietà delle opere

Giornale di Sicilia - 9 aprile 1988 


      All’indomani della processione del Venerdì santo, i Misteri sono finiti in tribunale. La confraternita di San Michele Arcangelo rivendica il diritto di proprietà dei sacri Gruppi e ha citato in giudizio l’Unione delle maestranze, che da anni si occupa della processione del Venerdì santo. Le parti converranno venerdì 29 presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Reggio Calabria. “Il contenzioso nasce – riferisce il capitano Franco Bosco, presidente onorario dell’Unione delle maestranze, - con la costituzione dell’Unione, il cui direttivo si è permesso di non includere l’avvocato Mario Serraino al vertice del sodalizio con le modalità che lo stesso aveva tentato di imporre”.

Nel novembre dell’82 la confraternita di San Michele Arcangelo aveva citato in giudizio presso il Tribunale diocesano di Trapani l’Unione delle maestranze. Ma il Tribunale di Trapani non ha ritenuto opportuna la trattazione.

La confraternita ha fatto ricorso presso il Tribunale della diocesi di Mazara che, per mancanza di personale, non ha potuto celebrare il processo. I confrati di San Michele  hanno chiesto il giudizio del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica  di Roma, che ha designato per la trattazione del contenzioso il Foro metropolitano di Palermo, che il 6 luglio scorso ha emesso la sentenza dichiarando sostanzialmente che “l’Unione delle maestranze convenuta non ha personalità giuridica canonica e pertanto è priva della legittimazione passiva necessaria per essere citata in giudizio”. “In pratica il tribunale ha dichiarato la propria incompetenza, - dice l’avvocato Alberto La Grutta, legale dell’Unione delle maestranze, - non essendo l’Unione un ente ecclesiastico, la competenza diventa della magistratura ordinaria dello Stato”. 
Di diverso avviso però è l’avvocato Mario Serraino, procuratore legale della confraternita: “La sentenza  non dice che il tribunale non è competente a trattare la materia, ma è l’Unione delle maestranze che non ha la capacità giuridica di stare in giudizio presso il Tribunale ecclesiastico”. 
La Confraternita alla sentenza ha presentato appello al Supremo Tribunale  della Segnatura Apostolica di Roma che ha designato quale sede competente il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Reggio Calabria . Alla richiesta dei R di fare dichiarare all’Unione una rinuncia sulla proprietà non ha aderito l’ Associazione delle maestranze. “L’Unione non può sottoscrivere alcun atto nel quale sia contenuta una dichiarazione di attribuzione della proprietà dei Misteri poiché l’Unione non ha tale potere- prosegue il capitano Franco Bosco. – La nostra associazione ha solo lo scopo di assumere iniziative oltre a favorire la cura e l’organizzazione della processione dei Misteri, non siamo i proprietari e non abbiamo mai rivendicato tale titolo”. 
Secondo le Maestranze l’attuale Confraternita è solo un’invenzione, infatti non rappresenta la continuazione dell’antica Confraternita di San Michele costituita presso l’omonima chiesa, che è stata distrutta dalla  guerra. Quella attuale  poi non è più costituita da maestranze, cos’ come lo era una volta, ma è nata solamente all’indomani della costituzione dell’Unione delle maestranze.
 “La Confraternita è nata nel 1600 e il suo statuto è stato aggiornato al 1974 durante il vescovado di monsignor Francesco Ricceri – ribadisce l’avvocato Mario Serraino – e rappresenta la stessa che ha costruito i Gruppi che poi diede in concessione alle Corporazioni, che sono state disciolte nel 1821”,Ma tutto questo rimane ancora da dimostrare. Infatti, secondo l’avvocato Alberto La Grutta, con il Regio Decreto 7 luglio 1866 numero 3036 molti beni ecclesiastici sono stati alienati e fra questi anche la chiesa di San Michele. Tant’è che il Vescovo di allora per vendere l’area di proprietà della Confraternita ha dovuto chiedere un atto al Comune.
Nello scorso secolo poi molti enti e comunità religiose sono stati soppressi e con essi sicuramente anche l’antica Confraternita.

Gino Lipari                                                              

 

 

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