AD
ERICE CINQUE GRUPPI PORTATI A SPALLA
VARE SULL'ARIA DI DIO CASTIGANDO LA VITA
di Vincenzo Adragna
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Nella chiesa trova dunque come il suo epicentro questa antica espressione di pia religiosità collettiva. Essa, fin dal 1451, fu sede della Compagnia della Disciplina , che aveva come compito proprio quello di ricordare e celebrare la Passione di Gesù Cristo ed il dolore della Madre. Per questo motivo la chiesa ebbe abbinato il titolo di “Addolorata”, che finì poi con il distinguerla. Dall’”Addolorata” muove dunque la processione, nelle prime ore del pomeriggio del Venerdì Santo, al ritmo lento e morbidamente triste della banda musicale. Una folla di fedeli, da qualche anno sempre più puntuale e numerosa, assiste muta al passaggio o si accinge a seguire il corteo, che sempre più si arricchirà di fedeli. I “gruppi”, portati a spalla, decorati con fiori e sobriamente illuminati con grosse torce di cera, si allineano dinanzi al sagrato della chiesa, all’inizio della antica strada fiancheggiata dalle mura che conduce verso la piazzetta del Carmine. Poi cominciano ad incedere lentamente. Il rullare sordo del tamburo diffonde tutt’intorno come un arcaico sentimento di dolce malinconia. Poi, quando la processione comincia a percorrere il centro abitato, del quale percorrerà il consueto tradizionale itinerario (“la strada delle processioni”, sempre la stessa da secoli) questo medesimo rullio rimbomberà, ma ovattato, sui muri degli edifici che fiancheggiano la strada, preannunciando l’imminente transito del corteo. Al passare di esso, ogni
angolo di starda, e larghi e piazze si affollano; le finestre si aprono
r la gente vi fa capolino; tutti si segnano piamente. Nella piazza
principale, la “Loggia”, i gruppi si schierano in sosta e
sosta anche la folla, in muta preghiera, in computo silenzio. Poi la processione
riprende il suo cammino, per le strade che, nonostante le denominazioni
ottocentesche che si riferiscono a figure o “notabili più o meno vivi
nella mempria collettiva, conservano sempre, nella parlata e nelle
indicazioni correnti, antichi nomi che si riferiscono a chiese,
monasteri e conventi, a santi, ad una tradizione di vita e di costume
scomparsa, la cui eco perdura, ed ancora viva, in questa manifestazione
di fede, che tuttora si svolge perché da sempre profondamente sentita
dalle generazioni passate e dalla presente…. La folla continua
a seguire il corteo che si snoda lentamente per questo percorso, ed
accompagna l’immagine della Madonna Addolorata, travvolta nel suo
manto nero (il tipico costume antico delle donne ericine), il viso
atteggiato ad un dolore struggente e soave. Al calar delle prime ombre,
schiarite dal lume tremolante delle torce rimaste sempre accese, la
processione ridiscende la “strada dei Misteri” e rientra nella
“sua” Sant’Orsola. Il predicatore, in abito di penitenza, esorta
alla riflessione ed alla preghiera la folla che gremisce ogni
angolo della chiesa. Poi tutto ritorna silenzio, che sarà pienamente
interrotto, il venerdì di ogni settimana, dai fedeli (ma ora ormai
pochi) che non mancano, quel giorno all’appuntamento di preghiera alla
“loro” Addolorata…
Vincenzo
Adragna |
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