UNA POESIA DEDICATA A FRANCO AMANTIA


 

 

 

 

In occasione della  Settimana Santa 2002 mi trovavo in Piazza Lucadelli per assistere allo scambio dei ceri tra le Madonne e davanti alla Madonna dei Massari, prima che arrivasse l'altra sacra immagine, rimasi colpito dallo sguardo profondo di un uomo che reggeva la " torcia" per lo scambio.

Quell'uomo lo conoscevo da tempo, non direttamente ma sapevo che era un " massaro", di quei vecchi portatori pieni di cuore e di amore per le nostre processioni.

 

Decisi di scattargli una foto e lui mi guardò fisso nell'obbiettivo. Il suo sguardo non era ansioso o tendente al personalismo, era solo con sé stesso e stava aspettando.

 

Qualche giorno dopo tornando a Verona seppi che uno dei più gloriosi " massari", Franco Amantia stava lottando per sopravvivere ad un brutto male. Sapevo di quel cognome, tipico della famiglia dei Misteri, ma vivendo al nord da anni e non essendo come oggi più vicino alla vita dei Misteri, non sapevo collegare un volto a quel nome.

Quando qualcuno mi disse che Franco Amantia era quell' uomo che avevo fotografato, rimasi profondamente scosso e pensai che forse quella sarebbe divenuta una delle foto a cui avrei sempre tanto tenuto.

 

E così una sera riflettevo su come siamo, su come poteva aver vissuto Franco Amantia quella sua ultima Settimana Santa, come hanno vissuto i suoi occhi e il suo cuore quell'ultima volta dei Misteri.

 

E pensando a Franco ho pensato a me stesso e a tutti noi, a chissà come sarà quell' ultima volta che vedremo i Misteri e chissà se ce ne accorgeremo.

 

Ciao Franco, non ti ho mai conosciuto personalmente, ma di te ho sempre apprezzato quegli occhi sereni e profondi , quegli occhi che da lassù vedranno ancora la Processione dei Misteri.                                            

Beppino Tartaro

 

 

 

 

 

 


 

 

L’ULTIMA VOLTA CHE VEDRO’ I MISTERI  

 

L’ultima volta che vedrò i Misteri

Sarà un giorno che non so.

E scorrerà la mia vita

nei volti della gente,

nella luce delle “ torce”.

 

L’ ultima volta che vedrò i Misteri,

saranno gli occhi delle donne nere,

il suono dei tamburi,

il freddo della notte,

l’odore del mio mare

e i pianti dei bambini

e degli uomini che amano.

 

L’ ultima volta che vedrò i Misteri.

rivedrò le linee “ da Spartenza

il volto del Calvario,

lo sguardo di Maria.

 

L’ ultima volta che vedrò i Misteri

Sarà la prima volta.

 

Beppino Tartaro 

 Verona, 16 novembre 2002 

   

                                                                 

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