T R A P A N I


 

".....Trapani, città di antica fondazione, è situata sul mare che la circonda da ogni lato...in esso la pesca è abbondante e superiore al fabbisogno, vi si pescano grossi tonni ed una pregiata qualità di corallo; proprio davanti alle porte della città, si trova una salina ..."

Così nel 1154, il geografo arabo Edrisi descrive la città di Trapani.

 

 

ORIGINE STORICA DELLA CITTA'

Anticamente, il territorio dove sorge Trapani consisteva in una palude, piena di di scogli ed isolette.

 Le leggende narrano che i primi  abitanti della zona furono i Pelasgi ei Ciclopi, giganti con un solo occhio al centro della fronte ed è anche per tal motivo che alcuni storici propendono per ambientare gli episodi narrati da Omero nell'Odissea, proprio nella zona di Trapani.

Tra i primi popoli che si stanziarono vi furono dapprima i  Sicani e più tardi i Siculi .
Dopo fu la volta dei Fenici, degli Elimi e dei Cartaginesi.
Trapani è a forma di falce protesa nel mare e per tale similitudine, i Greci  la chiamarono Drepanon, che vuol dire appunto falce.
La città raggiunse una certa notorietà e rivelò la sua importante posizione strategica durante la prima guerra punica, quando nelle sue acque i Cartaginesi sconfissero la flotta romana, ma anni dopo con la sanguinosa battaglia delle Egadi, i Romani conquistarono la città, mutandone il nome in Drepanum.
 Sotto Roma, Trapani ebbe pace, tranquillità, prosperità economica, ma non costituì un grosso agglomerato urbano, poichè il terreno attorno a Trapani attuale era pieno di paludi ed acquitrini.
Dopo i Romani dominarono la città  i Vandali, poi i Bizantini, gli Arabi, i Normanni e gli Angioini, ma fu proprio sotto la dominazione degli Arabi e dei Normanni che la città raggiunse il suo massimo sviluppo, florida nei commerci e nelle attività culturali. Federico II  costruì il nuovo porto e nel 1282  dalla città falcata, Pietro D'Aragona conquistò l 'intera Sicilia.
Sul finire del trecento ed all'inizio del quattrocento la città si ampliò e l'imperatore Carlo V la circondò di splendide mura, mentre  Ferdinando il Cattolico nel 1448, per sottolinearne la sua importante funzione di difesa la definì " l' Invictissima ".
Nel 1860, liberata da Giuseppe Garibaldi fu  annessa al  Regno d'Italia ed in occasione della seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata e patì molte vittime  dai bombardamenti alleati, ottenendo nel 1964 la medaglia d'oro al valor civile, consegnata alla città in occasione della visita del Presidente della Repubblica, On.Antonio Segni.

 

LEGGENDE E MITI SULL'ORIGINE DI TRAPANI

Una leggenda narra che Cerere Dea delle messi ebbe rubata la bellissima figlia Proserpina da Plutone, dio dell'Inferno; Cerere piangendo andò vagando giorni e notti per tutta la Sicilia su un carro in cerca della figlia: aveva in mano una fascia di spighe ed una falce. Nella corsa le cadde la falce nel mare; quella falce si trasformò in terra in mezzo la mare e così sorse Trapani.

Alcuni scrittori antichi le diedero origine divina dicendo che e' stata fondata da Cam figlio di Noè.

Nelle Acque di Trapani il Dio Nettuno trasformò la nave di Ulisse in uno scoglio detto del "Mal Consiglio". Questo scoglio si nota a tutt'oggi a Nord della Torre di Ligny.

Virgilio nel V canto dell' Eneide racconta che Enea, fuggito da Troia in fiamme, approdò nelle acque di Trapani per dare sepoltura al padre Anchise; lo seppellì in una caverna alle falde del Monte Erice, nella zona di Pizzolungo, dove oggi sorge una stele eretta a ricordo dell'avvenimento.

 

 



STEMMA DI TRAPANI
 

 


Lo Stemma di Trapani e' formato da uno scudo raffigurante una falce, simboleggiante la fertilità della terra, la forma della penisola ed il nome della città (dal greco=falca).

Gli archi di Trapani indicano l'acquedotto che, nel XIV secolo portò l'acqua dal versante ericino, dentro le mura della città (passava presumibilmente dall'odierna Via Archi), ma anche le fortificazioni che rendevano inespugnabile la zona. 

Le Torri che difendevano l'antica città erano:

LA TORRE DEI PALI  
ora distrutta, posta a sud-est ', nella via omonima del rione S. Pietro, cosi chiamata per dei pali conficcati nel terreno accanto di essa, utilizzati dai marinai per tirare in secco le barche.

LA TORRE VECCHIA 
ad ovest, ai limiti dell'antica cerchia di mura, nella confluenza tra via delle Arti e Via Carosio.
 
LA TORRE DI PORTA OSCURA  
sull'attuale via Torre Arsa, con orologio e calendario del palazzo dei signori Cavarretta. Questa torre, detta del Comune, fu innalzata nel sec.XV; ora c'e' il pubblico orologio, un'aquila ed un'altro orologio che segna i giorni.

LA TORRE PELIADE
o del Castello di Mare, detta anche Colombaia, posta a sud-ovest sull'isoletta omonima a guardia del porto.
 
LA TORRE DEL CASTELLO DI TERRA
posta a nord-est, venne costruita dai Cartaginesi nel Rione S. Nicola , a difesa della citta' (incorporata nell' attuale sede della Questura).
In epoca sveva i Trapanesi aggiunsero il colore d'oro e la rocca di cinque torri di colore bianco, per seguire l'uso nell'epoca di porre negli scudi delle loro insegne la forma del luogo con le torri che difendevano la citta'.

 

 

 

VISITIAMO LA CITTA' ( notizie tratte dal sito www.pubblicitta.it)

 

BARACCHE

 

Nella zona occidentale e sottile della città si trovano i rioni di San Francesco e San Lorenzo comprendenti gli antichi quartieri chiamati Baracche, Cappuccini, San Francesco, Putielli, San Giacomo della Cortina ed Accampamenti.Sorgono in una zona posta al di là delle vecchie mura occidentali, bonificata nel 1288 da Giacomo II di Aragona e congiunta nei primi del 1800 con la Torre di Ligny da Ferdinando I di Borbone.

La Torre di Ligny fu costruita nel 1671 dal viceré Claudio La Moraldo. Attualmente è sede del Museo di Preistoria e Protostoria e del Museo del Mare.   Nelle sue vicinanze si trova la piccola Chiesa di San Liberale, protettori dei pescatori di corallo, costruita nel 1600.
Sempre in zona, nel rione Baracche, si trova il
porto peschereccio, al quale fanno corona e sfondo la Torre della Colombaia o Torre del Castello di Mare o Peliade, di origine punica, e il Lazzaretto costruito nel XVII secolo.. In prossimità si trova la Villa Nasi, dono dei trapanesi al loro concittadino Nunzio Nasi parlamentare e ministro del periodo giolittiano. Attualmente è sede dell' Istituto di Biologia Marina del polo universitario trapanese. 

 

 

 

CAPPUCCINI -  SAN FRANCESCO

Nella piazza Gen.Scio si trova la Chiesa detta Epifania costruita nel 1600 dai PP Cappuccini.
Al suo interno una statua della Crocifissione di Michele Valenza (Fra' Benedetto) e una statua di Santa Lucia opera di Giuseppe Tartaglia e la tomba dello scultore Antonio Nolfo.

Nel contiguo quartiere di San Francesco si staglia il
Complesso dei PP. Minori Conventuali, sorto nel 1224 e poi sistemato su disegno dell'architetto P. Bonaventura Certo. La chiesa ha forma di croce latina ed è sormontata da una grande cupola. Vi si ammirano le statue in stucco di Cristoforo Milanti, rappresentanti le virtù morali di San Francesco, il Crocifisso in legno di Giacomo Tartaglia, la statua di S. Antonio di Padova di Pietro Orlando.
Su Via San Francesco si trovano due importanti monumenti: la
Chiesa dell'Immacolatella e la Chiesa del Purgatorio.
La prima, secentesca, opera di Giovanni Amico, è arricchita dagli armoniosi stucchi di Alberto Orlando.
La seconda, databile attorno al 1688, fu disegnata da P. Bonaventura Certo, mentre il prospetto è opera di Giovanni Amico e fu costruito nel 1712. Accoglie al suo interno i sacri Gruppi dei
Misteri che partecipano alla famosa e tradizionale processione del Venerdì Santo.

 

 

 

RUA GRANDE

Nella zona più n Piazza Gen. Scio, in pieno rione Cappuccini, si Di particolare interesse sulla Rua Grande, l'attuale Corso Vittorio Emanuele, è la Chiesa del Collegio edificata nei primi del 1600 per conto dei PP. Gesuiti su progetto dell'architetto Natale Masuccio.  Il prospetto della chiesa è opera di Francesco Pinna mentre per il resto intervennero gli architetti Pietro Castro e Paolo Rizzo. Chiesa e convento furono ultimati nel 1705. Le pareti e il tetto furono decorati con quadri di stucco a mezzo rilievo ritoccati in oro con scene bibliche eseguite da Bartolomeo Sanseverino. Nell'abside è murata la Immacolata marmorea del Marabitti circondata da pilastri di marmo incastrati a mosaico e rappresentanti i quattro elementi primordiali della natura. Nella chiesa si trovano anche i quadri di Sant'Ignazio di Vito Carreca e di San Francesco Saverio di Pietro Novelli, un Crocifisso in legno di Giuseppe Milanti e una statua in marmo di Santa Rosalia di Giacomo Tartaglia. Di maggiore interesse sono nella Sacrestia gli armadi in noce di Pietro Orlando con scolpite, a mezzo rilievo, scene di vita di Sant'Ignazio, fondatore dell'Ordine dei Gesuiti.
 Sempre sulla Rua Grande si trova la Cattedrale, dedicata a San Lorenzo, costruita nella prima metà del XIV secolo, ingrandita tra il 1603 e il 1743 su progetto dell'architetto P. Bonaventura Certo da Giovanni Amico e affrescata nei primi del 1800 dal palermitano Vincenzo Manno. Dal 1844 è chiesa cattedrale. All'interno della chiesa, a croce latina e disposta in tre navate, si trovano i quadri del Padre Eterno di Domenico La Bruna, della Crocifissione di Van Dijck, di San Giorgio di Andrea Carreca.

 

 

 

VIA TORREARSA

In fondo alla Rua Grande si erge il Palazzo Cavarretta o Senatorio posto a fianco della Torre dell'orologio o di Porta Oscura. Qui si trovava l'antica Loggia dei Pisani. All'aspetto attuale il Palazzo Senatorio è stato portato nel XVII secolo per iniziativa di Don Giacomo Cavarretta, balì di Santo Stefano. Il prospetto del palazzo, diviso in tre ordini, è stato disegnato da Simone Pisano e da Andrea Palma. Le statue che lo adornano sono opera di Giuseppe Nolfo. Fu ampliato nel 1766 sino ad estendersi sino alla piazzetta dove si ergono la Fontana del Saturno e la Chiesa di Sant'Agostino. La prima, costruita nel 1342 dai Chiaramonte, ricorda il primo acquedotto che dal versante ericino portò l'acqua dentro le mura cittadine e ricorda il dio considerato, in età pagana, padre e protettore di Trapani. La Chiesa di Sant'Agostino, oggi auditorium, ha un aspetto trecentesco e fu l'antico tempio dei Cavalieri Templari. Fu affidata ai PP. Agostiniani nel XIV secolo. Eletta ufficialmente Duomo del Senato vi si tenevano i Consigli Generali e le più importanti cerimonie religiose. Magnifico il Rosone sulla facciata principale.
In fondo a Via Torrearsa si intravedono i portici (1874) di
Piazza Mercato del pesce, con al centro una bronzea statua di Venere

Nella vicina Chiesa del Carmine, costruita tra il 1617 e il 1651, si possono ammirare una Trinità e la Vergine di Vito Carreca, un Crocifisso di Pietro Orlando, l'Addolorata di Francesco Nolfo, un Cristo alla colonna di Alberto Tipa e vari interventi di scuola gaginesca. 

Sul lato opposto Via Torrearsa finisce con la Capitaneria di Porto affacciata sull'ex Piano della Guardia che oggi comprende la Casina delle Palme , costruita nel XIX secolo per i pubblici spettacoli, e un giardinetto che si estende sino a Piazza Garibaldi con al centro il monumento allo stesso, eretto ad opera dello scultore Leonardo Croce nel 1890.
 

 

 

CASALICCHIO e RIONE DI MEZZO

Proseguendo verso l'entroterra si incontrano i Rioni San Pietro, detto Casalicchio, e quello di San Nicola, detto di Mezzo. I due rioni formano i quartieri detti: Biscottai, San Pietro, Cuba, Gurga, Giudecca, Marinella, San Nicola, Tre Badie, Rua Nova e Castello. Il rione di San Pietro costituisce il primo nucleo abitato di Trapani perché è lì che si insediarono anteriormente al 1260 a.C. gli Elimi discesi da Erice. Vi si trova la Chiesa di San Pietro, sorta dove secondo una antica tradizione predicò il principe degli Apostoli e riedificata tra il 1695 e il 1753. Vi si trovano pitture di Andrea Carreca e di Rosario Matera; sculture di Giuseppe Milanti, di Mario Ciotta e di ispirazione gaginesca. Vi si trova anche un grande organo artisticamente rinnovato nel 1780 da Francesco La Grassa. Nel contiguo quartiere dei Biscottai si trovano Piazza Alessandro Scarlatti dove l'edificio della Banca d'Italia occupa il posto già occupato dal Teatro Garibaldi che, costruito nel 1844, fu distrutto nel corso della seconda guerra mondiale.
 In questo quartiere si trovano pure l'edificio della Biblioteca Fardelliana e la Chiesa di Santa Maria di Gesù.
 La prima ha sede nell' ex chiesa di San Giacomo e in locali che appartennero alla Confraternita dei Bianchi. L'edificio fu costruito nel XVI secolo e restaurato nel 1778. Nel 1830 fu ceduto al Comune perché vi istituisse la Pubblica Biblioteca comunale del Capovalle rinominata Fardelliana nel 1871 in onore di Giovanni Battista Fardella di Torre Arsa che la riordinò e promosse. Vi si trovano pubblicazioni rare e preziosi manoscritti. La Chiesa di Santa Maria di Gesù fu fatta costruire, assieme all'annesso convento, nel XVI secolo dai PP. Francescani Osservanti incorporando la Cappella del Consolato dei Lucchesi. Ha una pianta consimile a quella del Duomo di Monreale e conserva una Madonna di Andrea della Robbia, bassorilievo in terracotta stagnata sormontato da una tribuna marmorea di Antonello Gagini .

 

 

 

GIUDECCA - SAN NICOLA

Resti mal conservati del Palazzo della Giudecca si trovano nella Via Giudecca. Era stato costruito nel 1439 dalla comunità ebraica istallatasi a Trapani già prima del 1363, nei pressi va ricordato il quartiere Catito, uno dei più antichi e suggestivi della città che da anni versa in un triste e deplorevole abbandono. .

Nel rione omonimo si erge la Chiesa di San Nicola eretta nel 536 da Belisario come Chiesa dell'Ascensione. Sino al 1558 fu di rito greco. Nel 1749 fu ingrandita su progetto dell'architetto Giovanni Amico. La Pala marmorea dell'Altare Maggiore che vi si conserva è di Antonello Gagini. Di Andrea Tipa è il Crocifisso in mezzo ai due ladroni. Vi si trovano anche i quadri raffiguranti San Dionisio e Sant'Atanasio di Bernardino La Francesca , il Sacro Cuore con la Vergine e San Michele di Rosario Matera e una Ascensione probabilmente di Federico Zuccari.
 

 

 

TRE BADIE

Nel quartiere Tre Badie, detto così per la presenza dei tre monasteri della SS. Trinità, o Badia Grande, delle Orfane e delle Ree-pentite, ubicato nella zona più alta della città, si trovano il Convento e la Chiesa di San Domenico costruiti sulle rovine della Chiesa di Santa Maria la Nova dai PP. Domenicani arrivati a Trapani intorno al 1230. Radicali trasformazioni furono portati a termine nel 1807. Ai tempi degli spagnoli la chiesa fu dichiarata Cappella Reale. Vi trovano posto la sepoltura dei Sovrani di Navarra, reduci dalle Crociate, e quella dell'Infante Manfredi, figlio di Federico II, morto a Trapani per una caduta accidentale da cavallo. Vi si possono ammirare anche un antichissimo Crocifisso in una Cappella eretta da Giovanni Amico e quadri di Andrea Carreca e di Rosario Matera; nonché un gruppo scultoreo della Madonna del Rosario di scuola napoletana. Addossato alla torre campanaria non ultimata della chiesa, nel XVIII secolo l'architetto Giovanni Amico costruì per conto della Compagnia Segreta del SS Crocifisso un Oratorio, vero gioiellino detto poi volgarmente La Ficarella. Nella cripta absidale sono emersi dei resti di affreschi trecenteschi.
 

 

 

 RUA NOVA

Dalla piazza antistante alla Chiesa di San Domenico, attraverso una scalinata detta Calata di San Domenico, ci si immette sull'antica Rua Nova, oggi Via Garibaldi. Costruita da Giacomo II di Aragona nel 1288 divenne l'arteria nobile della città e il patriziato trapanese ( i Burgio, i Fardella, i Mongiardino, i Milo, i Venza ) vi costruì i suoi splendidi palazzi .Nella stessa strada si trovano palazzi e chiese di notevole valore artistico. La Chiesa di Santa Maria del Soccorso (Badia Nuova) così chiamata dal 1456 dopo essere sorta sulle rovine della chiesa greca di Santa Sofia costruita nel 536 da Belisario. Riparazioni e abbellimenti vi apportarono nella prima metà del XVII secolo gli architetti Giovanni Amico, Domenico La Bruna e Francesco Pinna. Si distingue per la ricchezza dei marmi policromi che a rilievo o mezzo rilievo rivestono le pareti e le cappelle; per il pavimento policromo disegnato dal Gambina; per la Statua della Madonna del Soccorso di Cristoforo Milanti; per il quadro della Madonna del Rosario di Guglielmo Borremans; quello di San Domenico di Pietro Novelli e quello di Santa Caterina di Andrea Carreca. Da non dimenticare anche la coppia delle tribune degli organi, per il gusto e la ricchezza di ornamenti. Nella Chiesa del Carminello, costruita nel XVIII secolo dalla Compagnia di Santa Maria del Carmelo, si trova Il trapasso di San Giuseppe unico quadro del pittore trapanese Giuseppe Errante posseduto da una chiesa a Trapani. Vi si trova anche la statua di San Giuseppe del trapanese Antonio Nolfo. Nella Chiesa di Santa Maria dell'Itria, costruita nella seconda metà del XVII secolo dai PP: Agostiniani Scalzi su disegno di Pietro Castro e con prospetto completato attorno al 1745 si conservano un Crocifisso di Pietro Orlando e i quadri raffiguranti San Nicolò Tolentino di Andrea Carreca e Sant'Agostino di Pietro Novelli.
 

 

 

DALLA FINE DEL XIX SECOLO

Alle spalle del recente edificio della Questura vi si trovava il punico Castello di Terra, simbolo della potenza militare della città. Restano superstiti alcuni ruderi dei bastioni di levante.
Proseguendo verso il monte si incontrano: il
Municipio (Palazzo D'Alì dell'ultima parte del XIX secolo), il Palazzo delle Poste del 1927, il Palazzo del Governo del 1878, il Monumento ai Caduti di tutte le guerre eseguito nel 1921 dallo scultore Antonio Ugo, fuso per esigenze belliche e rieseguito qualche decennio dopo la fine della guerra.. Seguono la Villa Margherita, impiantata a cominciare dal 1878, dove si trovano i busti in marmo dei trapanesi benemeriti ed illustri, e dove, dopo la distruzione per bombardamento del Teatro Garibaldi, si tengono le rappresentazioni del Luglio Musicale Trapanese.
Nella grande
Piazza Vittorio Emanuele II è collocata dal 1879 l'opera di Giovanni Duprè raffigurante il Re Galantuomo. Sull'altro versante della piazza nel 1890, a ricordo della costruzione dell'acquedotto Dammusi , si costruì una fontana sovrastata al centro dal gruppo del Tritone opera del trapanese Domenico Li Muli risalente agli anni 50.
Quello che segue, verso il Santuario dell'Annunziata, è opera degli ultimi cento anni cioè dall'inizio del 1862 quando sotto l'impulso del sindaco Giovan Battista Fardella e l'opera dell'ing. Giovan Battista Talotti fu bonificata e sistemata urbanisticamente l'insalubre e deserta zona detta Rena.  Lungo l'asse della strada centrale, di oltre due chilometri di lunghezza e larga complessivamente più di 28 metri, chiamata
Via Giovan Battista Fardella e che immette verso i rioni Cappuccinelli, Trentapiedi, Fontanelle, Mokarta, delle Palme, Villa Rosina, Raganzili, Casa Santa, San Giuliano, non sorgono costruzioni di rilevanza artistica o architettonica, ma solo di funzione. 

 

 

 

IL SANTUARIO DELL'ANNUNZIATA

Percorse via G.B. Fardella e via Conte Agostino Pepoli, arrivati all'altezza dell'ottocentesco abbeveratoio, ci si ritrova al cospetto del Santuario-Basilica dell'Annunziata e dell'attiguo Museo Regionale Pepoli.
Nel 1250 i PP. Carmeliani ebbero in dono da Rinaldo Abbate la chiesetta di Maria SS. Annunziata; nel 1332 terminarono i lavori di trasformazione in un grande convento e in una nuova chiesa. L'aspetto attuale però deriva dai lavori effettuati su progetto dell'architetto Giovanni Amico che nel 1770 trasformò la pianta della chiesa, mentre il campanile veniva alzato lateralmente dai fratelli Felice e Simone Pisano. Alcuni lavori di restauro effettuati qualche decennio fa hanno portato alla luce alcuni elementi originali della architettura primitiva. Dopo che con provvedimento pontificio del 25.3.1950 la chiesa fu elevata alla dignità di basilica minore fu costruito un superbo altare basilicale su disegno dell'architetto Decio Marrone. Lo sovrastano quattro statue bronzee del trapanese Domenico Li Muli. La grande chiesa, che comprende anche tre chiesette e quattro cappelle, è di stile barocco, ad una sola navata, con sedici grosse colonne ed un cornicione largo. Il prospetto che ora si affaccia su Via Pepoli presenta un arco a sesto acuto e un rosone finemente intrecciato su pietra da taglio. All'interno, a destra, si trova la Cappella dei pescatori, mentre in fondo a sinistra si trova la Cappella dei marinai del 1476. Dietro l'altare basilicale sono presenti due porte del XIII secolo sormontate dal quadro della Annunciazione di Rosario Matera. Attraverso di esse si entra nella Chiesetta della Madonna che ha pareti imitanti marmi di porfido e rivestite di quadri di Storia ebraica di Andrea Marrone.   

Attraverso un Arco marmoreo del Gagini e una Cancellata in bronzo di Giuliano Musarra ci si introduce nella Cappella della Vergine, di forma circolare, adornata di marmi policromi nel 1661. Qui, sotto il baldacchino sostenuto da otto colonne di marmo, è sistemata la statua della Madonna di Trapani col Bambino, del peso di 12 quintali, di marmo pario o nasso, capolavoro commissionato probabilmente intorno al 1290 a Nino Pisano dal Consolato di Pisa. A fianco alla Chiesa della Madonna si trovano la Chiesa di San Vito del 1579 e la Chiesa di Sant'Alberto degli Abbate del 1582. In quest'ultima si custodiste la Statua reliquario argenteo di Sant' Alberto, patrono di Trapani, cesellata da Vincenzo Bonaiuto. Segnaliamo inoltre le statue lignee di San Giuseppe e Sant' Elia di Domenico e Antonio Nolfo, il grande Crocefisso di Pietro Orlando e la Sacrestia con nella volta degli affreschi di Domenico La Bruna.

 

 

 

IL MUSEO PEPOLI

Il Museo Regionale Pepoli è ospitato nell'ex convento dei PP. Carmelitani Scalzi. Sorto nel 1905 per impulso del conte Agostino Sieri Pepoli. Passò alle dipendenze dello Stato nel 1925 ed ora, dal 1980, dipende dalla Regione Siciliana. Raccoglie opere d'arte e memorie storiche provenienti principalmente dalle collezioni dell'ex Pinacoteca Comunale, dalle chiese e congregazioni soppresse, dalle collezioni private del conte Pepoli, dei Fardella, dei De Luca ed di altri.
Un grande portale cinquecentesco in marmo con festoni introduce ad un chiosco rinascimentale composto di ottanta colonne con capitelli d'ordine dorico posti a sostenere gli archi del piano terra e la loggia superiore. Nel piano terra (sale 1 e 2) sono collocati lapidi, epigrafi, frammenti architettonici e di sculture sacre a memoria della storia cittadina.
Le ampie campate delle gallerie del piano terra portano allo scalone settecentesco attraverso il quale si va al loggiato del piano superiore. I portali del piano terra espongono sarcofagi, cibori, una acquasantiera del 1486, statue marmoree come un San Giacomo del Gagini e un San Sebastiano di Giuseppe Milanti. In locali separati sono conservate la settecentesca carrozza senatoria e la ghigliottina che per le esecuzioni capitali che venivano eseguite a ridosso del convento di San Francesco d'Assisi. Al primo piano ( sale 3 - 11) la Pinacoteca con opere dal XIII al XVIII secolo. Vi si trovano opere di scuola emiliana, fiamminga, romana, napoletana, siciliana e siculo-bizantina. Tra gli altri autori vi si trovano Aspertini, Carreca, D'Anna, Errante, Giordano, La Bruna, La Francesca, Lo Verde, Novelli, Oderisio, Patania, Randazzo, Ribera, Sabbatini, Vaccaro.
Da segnale in modo particolare una Pietà di Roberto Oderisio, una Madonna del cosiddetto Maestro del Polittico di Trapani (sec. XIV o XV), e il San Francesco con le stimmate del Tiziano.

Una aura di originalità è però conferita al Museo Pepoli dalla collezione di pregevoli oggetti di arte applicata, testimonianza della straordinaria abilità raggiunta dall'artigianato artistico trapanese dei secoli XVI e XVII. Si tratta di una eccellente collezione di sculture in corallo ( sale 15 e 16), avorio, carchet ( legno, tela e colla), alabastro, in composizione isolata o assemblati in raffinati presepi ( sale 12 e 14) creati da Matera, Tipa e Orlando, dei cammei del Laudicina, della lampada in bronzo dorato e coralli di Matteo Baviera, di un Crocifisso in corallo dello stesso Baviera, nonché di pezzi di argenteria dello Iuvara e del Bertolino, un leggio in bronzo di A. Scudaniglio (1582), paliotti e parati sacri confezionati da artigiani trapanesi (sale 19 e 20). Di notevole interesse, nella galleria delle maioliche ( sala 21), i pavimenti raffiguranti la pesca del corallo e le tonnare.
In una sala a parte ( sala 23) sono esposte antichità ericine, selinuntine e lilibetane con ricco monetiere (sala 24).
Nella sala 25 sono raccolti i cimeli storici della città di Trapani, le memorie garibaldine, ritratti di personaggi illustri trapanesi, dipinti del XIX secolo.
Orario delle visite: 9 - 14 ; il mercoledì e il venerdì anche 15 - 17,30 ( 17 d'inverno); festivi 9 - 13.Chiuso il lunedì. Telefono 0923-531023  -   Fax 0923-53544

 
 

 

 

LE SALINE ED IL MUSEO DEL SALE

Il mare, le saline e Trapani. Trittico indissolubile di eccezionale valenza antropologica, culturale ed economica. Il conturbante splendore di un tramonto sulle saline visto da Erice si conferma,in tutta la sua suggestiva bellezza, quando si passeggi lungo le vasche (fredde, crude, calde,salinelle), bordeggiandone gli argini al cospetto dei cumuli di sale ricoperti di tegole in terracotta e dei mulini a vento cinque dei quali, restaurati di recente, svettano magnifici parzialmente riscattati nel loro destino di reperti di archeologia industriale.
 Ricavato in locali di pertinenza delle saline, a Nubia in territorio del Comune di Paceco, sorge il
Museo del Sale, eloquente testimonianza di un antico e duro lavoro ancora vivo. Lo si incontra percorrendo la cosiddetta Via del sale che da Trapani porta a Marsala scorrendo lungo la costa parallelamente alla SS 115 e attraversando le Riserve delle saline di Trapani e Paceco e dello Stagnone di Marsala. Luoghi di grande importanza floro-faunistica che in specie in primavera esplodono in spettacolari fioriture: crisantemi, margherite, violacciocche, fumarie,silene, viperine ed associazioni varie tipiche di ambienti fortemente salini. Esse costituiscono inoltre luogo di sosta e nidificazione per numerose specie di uccelli tra i quali sono stati rilevati la Damigella di Numidia,il Pulcinella di mare, Anatre selvatiche, Mignattai, Aironi cinerini e Cavalieri d'Italia. 


 

 

Testi tratti da : ITINERARI TRAPANESI di Mario Serraino - 1980

Foto di Beppino Tartaro

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