TRAPANI  DAL XIII SECOLO


di Alberto Piccione


   

 

 LA VITA CIVILE

 

 

Trapani si trova sulla punta occidentale della Sicilia, in una lingua di terra a forma di falce ed è bagnata dal mar Tirreno e dal mar Mediterraneo. La città, è cinta di possente mura ed è divisa in tre rioni.

 

Durante il dominio degli Angioini (1194 – 1302), inizia la storia del santuario della Madonna di Trapani. Successivamente, dominata dagli Aragonesi, la città diviene portatrice di prosperità e di pace. Gli Aragonesi sono generosissimi nel concedere privilegi al santuario per far accrescere il culto verso la Madonna di Trapani.

 

Incisione con veduta della città di Trapani (stampa sec. XVII).

 

 

La maggior parte dei cittadini è formata da uomini di mare, artigiani, mercanti, salinai e contadini. Molto diffusi sono il lavoro del corallo e l’oreficeria. Intenso è il lavoro della ceramica da parte dei “vasari”. Anche la pesca viene praticata con una certa intensità.

 

Nel 1282 viene istituito il Senato, formato da quattro nobili trapanesi.

 

L’11 novembre 1443 Trapani viene elevata al rango di Città, e nel 1478 decorata col titolo di Civis Invictissima e successivamente da Carlo V ebbe il titolo di Fedelissima.

 

Trapani fu sede del Giudice di appello per le cause civili e criminali.

 

Nel 1738 Trapani passò sotto la dominazione borbonica, per poi unirsi all’Italia con lo sbarco «dei Mille»[1].

 

2. Sigillo della città di Trapani (sec. XVII).

 

 

 

 

LA VITA RELIGIOSA

 

 

La città di Trapani non è sede del vescovo diocesano. Essa appartiene alla Diocesi di Mazzara del Vallo ed è guidata per mezzo di Vicari. Lo diventa nel 1844, quando Papa Gregario XVI con la Bolla «Ut animarum Pastores» eleva Trapani a sede vescovile.

 

La vita religiosa della città si svolge soprattutto nell’ambito delle tre parrocchie e delle varie chiese. Numerosi sono i sacerdoti e i religiosi nella città. Le parrocchie hanno diversi sacerdoti per i servizi necessari e ogni chiesa non parrocchiale ha un suo curatore chierico. La cura dei poveri e degli ammalati è assicurata dalle varie confraternite laiche che gestiscono ospedali propri[2] e si dedicano anche ad una dignitosa sepoltura dei morti[3].

 

Il clima spirituale e cultuale di Trapani risente della situazione generale della Chiesa. Anche se il numero delle Messe quotidiane è molto alto, la Messa è ridotta a rito privato del celebrante. Ogni corporazione e ogni confraternita fa celebrare la propria Messa nella propria chiesa e sul proprio altare. Per rispondere alle esigenze e ai desideri dei singoli, proliferano le Messe votive in onore di vari santi per devozione, per essere liberati da malattie o per ottenere altre grazie particolari. S. Alberto da Trapani è pregato per scongiurare le malattie, San Francesco d’Assisi contro i “mali matruni” (meteorismo e timpaniste flaudolenta). S. Francesco di Paola e S. Francesco Saverio sono invocati contro i terremoti, S. Vito contro il morso dei cani rabbiosi. Le Messe gregoriane celebrate dallo stesso sacerdote per trenta giorni consecutivi, assicurano la liberazione del defunto dal Purgatorio. Nella Messa di solito l’omelia è omessa.  La predicazione che si fa nelle varie funzioni religiose, per la insufficiente preparazione del clero non è adeguata alle esigenze spirituali dei fedeli. La confessione annuale è vissuta come appuntamento importante. Manca un insegnamento catechistico sistematico.  Il giovane cresce nella fede e apprende la condotta morale partecipando alla vita di ogni giorno, impregnata di cristianesimo. Radicate consuetudini religiose lo accompagnano dalla nascita fino alla morte.

 

Grande merito hanno avuto gli Ordini religiosi presenti a Trapani che si preoccupano della formazione spirituale delle varie categorie di persone. I Francescani delle varie famiglie, gli Agostiniani, i Carmelitani, i Domenicani, i Mercedari, i Minimi, i Gesuiti, i Passionisti sono vicini al popolo, sensibili ai problemi quotidiani della vita cristiana. Molti frati, itineranti santi e dotti, si dedicano alla predicazione popolare durante la quaresima e nelle feste dei santi patroni. Questi frati, per la maggior parte membri di conventi impegnati a vivere la regola nel suo originario rigore, elevano il tono della predicazione, incentrando l’annuncio sulla Parola di Dio.

 

Anche i monasteri femminili, testimoniano che l’anelito alla perfezione è vivo. In città sono presenti diversi monasteri di monache: Domenicane, Clarisse, Carmelitane, e un Conservatorio per ospitare le donne nobili che si ritiravano a vita di preghiera.

 

La vita religiosa e monastica hanno donato alla Chiesa Trapanese Sant’Alberto degli Abbati, carmelitano (†1308), il b. Luigi Rabatà, carmelitano (†1490), il servo di Dio Francesco Reda, domenicano (sec. XV), la serva di Dio Anna Maria de Nobili (†1641) clarissa, la venerabile suor Innocenza Riccio terziaria francescana (†1624), il venerabile fra Santo di San Domenico, agostiniano scalzo (†1728), in ultimo la venerabile Teresa Fardella de Blasi (†1957).

 

La riforma e il rinnovamento ecclesiale, desiderato dai migliori e ricercato dai Concili e dai Papi più degni, anche a Trapani trova un terreno accogliente. La difesa della cristianità dal pericolo turco, così pure lo sforzo di unità e di pace tra le chiese e i prìncipi italiani, non lasciano indifferenti i trapanesi.

Questo è in breve l’ambiente sociale, culturale e religioso di Trapani come emerge dai vari elementi sparsi nei molti documenti. In questo clima generale della vita politica ed ecclesiale, la devozione alla Madonna anche a Trapani trova una sua spiccata caratteristica. 

 

                                                                                                        Alberto Piccione
 


[1] Note esaurienti sulla città di Trapani si trovano in Trapani invitta e fedelissima, Serraino M, Corrao, editore, Trapani, 1985.

[2] La Compagnia di Sant’Antonio Abate assisteva gli ammalati nell’omonimo ospedale; La Compagnia di Maria SS. Immacolata raccoglieva elemosine per le ragazze orfane; La Congrega delle Anime Sante del Purgatorio assisteva gli anziani soli e indigenti.

[3] La Compagnia della Carità di Santa Croce, a cui appartenevano i nobili trapanesi, aveva il compito di seppellire i corpi dei cittadini poveri e di confortare i condannati a morte.

 

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