IL TITOLO


di Alberto Piccione


 

 

La sacra immagine, in cui è raffigurata la beata Vergine Maria con il Figlio suo, in un primo tempo venne chiamata “Nostra Signora della Grazia”[1] o “S. Maria della Grazia”[2], “per le numerose grazie elargite dalla Madonna[3]. Col passare del tempo, tra il popolo venne spontaneo il nome di “Madonna di Trapani” che trova il suo apice il 26 febbraio 1790, in occasione della sua proclamazione solenne, da parte del Senato[4], a Patrona principale della città[5].

 

Il termine “Mater Gratiæ”, che si trova in diversi documenti, sembra escludere il diretto riferimento al termine biblico “Grazia”. “Madre di Grazia” qui non significherebbe dunque “Madre di Cristo redentore”, dono del Padre e autore stesso della grazia, come indica l’accezione propria del termine; nè farebbe riferimento all’azione personale dello Spirito santificatore, e neppure al dono che Dio dà ordinariamente per mezzo dei sacramenti: grazia santificante, abituale e attuale. Le espressioni “Mater Gratiarum” e “Mater Gratiæ”, in questo contesto sembrano simili, con lo stesso significato di “Madre delle Grazie”, con un richiamo ai doni di Dio, da lui ben distinti anche se da lui concessi; doni ottenuti per intercessione della Madonna, invocata con fiducia dal popolo trapanese.

 

  Il titolo di Madonna della Grazia prima, e Madonna di Trapani poi, non sono titoli originali ed esclusivi. Altre chiese in Italia e in Sicilia sono intitolate alla Madonna delle Grazie o prendono il nome della città in cui essa è custodita e venerata[6].

 

37. Atto di consacrazione della città di Trapani
alla Madonna,1790
.

 

 

Perché e da dove proviene tale titolo?

 

Nei secoli XIV-XVII varie immagini, dipinte di solito come ex voto, rappresentano la Madonna della Misericordia in atto di difendere i suoi fedeli raccolti sotto il suo manto aperto, contro il quale si spezzano le frecce scagliate dal cielo. Il popolo cristiano chiede la protezione della Madonna in tempi di epidemie e di pestilenza, descritti spesso dai predicatori popolari come saette che il cielo scaglia contro i peccatori.[7] Questo tema iconografico della Madonna della Misericordia trova sovente conferma nella devozione del popolo di Trapani. I trapanesi si rivolgono alla “loro Madonna” per essere liberati dalla peste, dalle epidemie, dalle incursioni barbariche e da ogni altro flagello. A conferma di ciò i trapanesi hanno posto ai piedi della statua della beata Vergine il plastico della città di Trapani, in argento, con la scritta: “Miserere civitate requiei tuæ”. Tutto questo mostra chiaramente il sentimento religioso del popolo verso la Madonna di Trapani che intercede continuamente presso Dio per ottenere da Lui le grazie necessarie. Le iscrizioni poste su alcune tavolette votive o su  ex  voto  sintetizzano  bene il  sentire  religioso di ogni devoto della Madonna di Trapani: “Intercessit Virgo pro nobis Deum o Invocamus Virgo et exaudivit nos Deus”. Dio solo elargisce ogni grazia. Il popolo trapanese implora l’aiuto di Dio per intercessione della Vergine santissima; ringrazia la Vergine per la sua intercessione.

 

38. La statua  della Madonna di Trapani.

 

 

Per i trapanesi Maria è la patrona che protegge i peccatori dall’ira del Signore e presso il tribunale della grazia divina. Maria è colei che “sotto il suo bel manto ai suoi figli del buon Gesù rende benigni i cigli[8]. È proprio nella tradizione popolare che “si Maria unn’avissi u mantu, fussimu persi tutti persi tutti quanti”[9]. È convinzione diffusa che esista un rapporto tra peccato dell’uomo e castigo divino (peste, siccità, tempesta...), fra l’intercessione di Maria Ss. e la cessazione del castigo da parte di Dio placato nella sua l’ira. Questa mentalità, che ritiene la Madonna più misericordiosa del Signore, e che bisogna ricorrere a Lei, altrimenti il Signore ci castiga, è ben radicata negli atteggiamenti di pietà, non solo nel popolo di Dio, ma anche nella predicazione del clero: una ingenua mentalità che lascia segni sensibili non solo a Trapani, ma anche in altri ambienti ecclesiastici[10]. D’altra parte la storia della pietà e della devozione mariana documentata da una grande e illimitata fiducia nell’intercessione e nella “onnipotenza” della Madre di Dio, distributrice di grazia e di misericordia. Maria sta tra il mondo divino e quello terrestre. È l’ideale di mediatrice, in quanto Madre del Figlio di Dio, che ha redento l’umanità, e Madre spirituale di tutti gli uomini[11]. Il popolo sente tutto questo e lo vive nelle sue espressioni di pietà, talvolta anche in forma esagerata. Linguaggio, devozioni, teologia incerti: non c’è da meravigliarsi, perché soltanto negli anni 60 del secolo scorso la ricerca teologica e l’attenzione del magistero episcopale, pontificio e conciliare, si sono interessati nella Chiesa cattolica alla vera natura della mediazione universale di Maria, della sua sistematizzazione teologica e della retta espressione del suo culto[12].

È comunque importante notare come nel santuario di Trapani sono stati evidenziati i due momenti portanti della maternità spirituale di Maria verso gli uomini, così come l’insegnamento del Concilio ecumenico Vaticano II ha puntualizzato: la cooperazione di Maria per l’acquisto della grazia, in quanto socia del Redentore, e il suo incessante intervento per impetrare e distribuire ogni favore a singoli uomini sia per la salvezza eterna, che per affrontare i pericoli e gli affanni della vita: corredenzione, e mediazione di Maria, madre e mediatrice di ogni grazia[13].

  Questa convinzione teologica espressa nel santuario e che i frati Carmelitani promuovono sempre più, viene con fervore e continuità riconosciuta e vissuta ininterrottamente dai fedeli trapanesi fino ai nostri giorni.

 

39. Immagine della Madonna di Trapani, incisione (secolo XVII).


[1] AST, fondo notarile, Notaio Giacomo Michiletto: atto 16 marzo 1442.

[2] AST, fondo notarile, Notaio Pietro de Nicola: atto 23 gennaio 1500.

[3] Annibale, Fedele e distinto ragguaglio del famoso e divin Simulacro dell’Annunciata di Trapani. Manoscritto trascritto dal notaio Giuseppe Carrara: atto 19 settembre 1720, in AST, fondo notarile.

[4] L’elezione della Madonna di Trapani a Patrona principale della città non ebbe l’approvazione della santa Sede perché sotto il governo borbonico era severamente proibito ricorrere a Roma (Cfr. De Sariis, Codice del Regno di Napoli Lib. I. Tit. XX. p.192, Rescritti del Re Ferdinando IV, 18 aprile 1778.

[5] Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p. 72

[6] Nella sola Sicilia ben 12 santuari portano il titolo di Madonna delle Grazie, mentre invece moltissimi prendono il nome dal luogo dove l’immagine e venerata (Cfr. Mariani Ludovico, La terra di Maria “I 150 santuari mariani di Sicilia”, Edizioni Kefagrafica, Palermo 1988).

[7] Roschini G. M., Dizionario di Mariologia, Iconografia mariana, Roma, Editrice Studium, 1961, p. 208.

[8] Monaco, La Madonna di Trapani, o.c., p. 144; cfr. Breviario Romano proprio della Diocesi di Trapani, Ed. 1908, inno ai secondi Vespri dell’ufficio della Madonna di Trapani, die 16 augusti, in festo Beatæ Mariæ Virg. Drepanitanæ-Patronæ Principalis.

[9] Recita un’antica invocazione popolare alla Madonna di Trapani. «Quantu grazia nui vulemu di sta Virgini l’avemu. E di cori lodatu sia di Trapani Maria. Si Maria n’avisse u mantu fussimu persi tutti quantu. E di cori lodatu sia di Trapani Maria».

[10] Scrive papa Paolo VI: “Da qualche ingenua mentalità si ritiene la Madonna più misericordiosa del Signore; con giudizio infantile si può definire il Signore più severo di lei, e che bisogna ricorrere alla Madonna, poiché, altrimenti, il Signore ci castiga. Certo: alla Madonna è affidato il preclaro ufficio di intercessione, ma la sorgente di ogni bontà è il Signore. Cristo è l’unico Mediatore, l’unica fonte di grazia. La Madonna è tributaria a Cristo di tutto quanto possiede. È la mater divinæ gratiæ, perché la riceve dal Signore”. (Discorso a Castelgandolfo del 15-8-1964, in Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia poliglotta Vaticana, 1964, II, p. 1145).

[11] Meo, S., Mediatrice. in NDM, p. 920.

[12] De Fiore, S., Marialogia, in NDM, p. 891.

[13] Cfr. LG, 61-62.

 

 

 

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