IL SANTUARIO


di Alberto Piccione


 

 

Il “santuario mariano”, nella considerazione dei fedeli, è un luogo sacro dove la beata Vergine fa sperimentare, in modo particolare la sua materna intercessione. È un luogo visitato da fedeli devoti e da pellegrini che vi si recano numerosi per consolidare la loro fede e per venerare l’immagine della beata Vergine, alla quale presentano suppliche e ringraziamenti[1].

 

  Queste note caratteristiche sono presenti nella chiesa della Santissima Annunziata di Trapani da quando i frati carmelitani vi si stabiliscono definitivamente[2].

 

  È fuori dubbio che la chiesa dell’Annunziata assume il ruolo di santuario da quando ivi viene posta alla venerazione dei fedeli la statua marmorea della Madonna. Risulta abbastanza evidente che ciò che è sacro ed importante è la statua della Madonna, non tanto il luogo che la custodisce. I fedeli continuano a venerare la sacra immagine durante i suoi trasporti dentro le mura della città, dovuti per lo più ad eventi bellici,[3] e senza fare riferimento al luogo lasciato precedentemente e temporaneamente. E questo atteggiamento è spontaneo, perché non vi è stata nessuna apparizione che abbia reso sacro il luogo. Il processo di trasformazione della chiesa della Santissima Annunziata in un vero e proprio santuario si consolida nella prima metà del XV secolo.

 

Come coefficienti di sviluppo si possono enumerare i seguenti, anche se diseguali sono la loro incidenza.

 

La preziosità e la bellezza della statua mariana invitano ad una venerazione particolare e la fanno preferire alle tante immagini mariane presenti a Trapani, anche se di alto valore artistico[4].
 

8. Icona Mariana venerata a Trapani nel XIII secolo.
Trapani, chiesa di S. Domenico.

 

 

Le numerose grazie, che i fedeli, lungo il corso dei secoli, hanno ottenuto per intercessione della Madonna e i frequenti miracoli a favore di tutti i trapanesi, sono tanto  numerosi che “in grandissimi volumi appena dir si potrebbero[5]. Questo fa aumentare la presenza dei fedeli e conseguentemente crescono la devozione, la fama, le offerte e i donativi.

 

È costante la manutenzione e l’abbellimento della cappella rurale ove è custodita e venerata l’immagine della Madonna. Nell’insieme essa è una chiesa bella e ben tenuta, ove tutto aiuta a pregare bene e dove sono spese bene le offerte dei fedeli.

La favorevole collocazione topografica del santuario, ubicato fuori le mura “a 1500 passi dalla città, sotto il Monte Erice” non lontano dal centro cittadino: esso è facilmente raggiungibile dai trapanesi, ma anche dai viaggiatori che si recano o ritornato dai paesi circostanti.

 

8. Santuario della Madonna di  Trapani, incisione (sec XVIII).

 

 

  La presenza di una comunità di frati, che immancabilmente ha un ruolo predominante nell’attività del santuario, garantisce una qualificata e continua disponibilità verso i fedeli che numerosi vi si recano. I religiosi attendono con cura alla celebrazione del sacramento della penitenza. Le celebrazioni eucaristiche sono numerose e spesso solennizzate con il canto e la musica scelta, o con l’orquestra[6]. Tanto che il papa Pio VI, nel 1782, concede ai frati di poter celebrare in perpetuo in qualsiasi altare della chiesa le Messe, che, dato il loro gran numero, non possono celebrarsi all’altare privilegiato, che è quello della Madonna[7], “ove per ogni Messa celebrata un’anima del Purgatorio si libera[8]. Dignitose celebrazioni, curate con attenzione, sono promosse e partecipate dalla comunità religiosa. Il pellegrino è accolto e accompagnato nella sua richiesta di grazia: il frate prega con lui e per lui.

 

Ogni espressione devozionale è in armonia con la pietà mariana accettata dalla Chiesa: non si registrano distorsioni devozionali, nè sono accolte forme di superstizione religiosa che possono squalificare il santuario.

 

L’elargizione di varie indulgenze concesse dai Sommi Pontefici[9] e dai Vescovi di Mazzara, della cui Diocesi Trapani faceva parte[10]. La maggior possibilità di lucrare l’indulgenza dà lustro al santuario e ne promuove la frequenza: si reca al santuario un maggior numero di fedeli in giorni e in feste particolari dell’anno, anche quando recarsi potrebbe comportare un sacrificio. Tutti coloro “che per devozione vengono a visitare l’immagine gloriosa della Madre di Dio[11], venivano accolti dai frati in luoghi ospitali[12], veniva loro praticata la lavanda dei piedi dai membri della Congrega segreta del Ss. Crocifisso, che “confratelli e consorelle vanno a fare dentro il santuario[13],  e portando “ai più poveri tra gli arrivati” da mangiare per tre giorni[14].

 

La coronazione del simulacro da parte del Capitolo Vaticano[15] diede ulteriore prestigio alla sacra immagine, fece accrescere la considerazione del santuario presso l’autorità religiosa e civile e ne diffuse la conoscenza anche nei paesi lontani.

 

Inoltre, è anche importante la predicazione dei frati del Carmelo, che promuovono verso i fedeli la devozione mariana, tanto che il popolo concepisce questa Madonna come la “sua Madonna”, di ogni persona del popolo trapanese, tanto che al titolo originario di Madonna delle Grazie, il popolo la chiama confidenzialmente “Maria la trapanesa[16], o con il titolo di “Madonna di Trapani”.

 

Questi fatti qualificano il santuario e fanno si che la Madonna di Trapani nel 1790 venisse proclamata dal Senato, insieme a sant’Alberto da Trapani patrona principale della città.

 

Infine, “per l’ardente pietà dei fedeli che numerosi vi accorrono per pregare la Regina del Cielo...” Papa Pio XII con Lettera Apostolica Ex Hoc, il 25 marzo 1950, “volendo imprimere maggiormente nell’animo dei trapanesi la devozione alla beata Vergine Maria” ha elevato a “dignità di Basilica Minore” il santuario della Madonna di Trapani[17].

 

Con questi gesti, i trapanesi, vedono nella loro “Castellana” non soltanto la propria Regina, ma anche e soprattutto la Madre, la Sorella, l’Amica, la Interceditrice di una larga messe di grazie, la Confortatrice di ogni dolore, l’Avvocata, la Protettrice.

 

9. Lettera Apostolica EX HOC con la quale papa Pio XII ha elevato
il Santuario della Madonna di Trapani a Basilica Minore.

 

 

 

Alberto Piccione

 



[1] Per una sintetica ed esauriente nozione sui santuari, vedi la voce di Besutti G., Santuari, in NDM, p.1253 - 1272, con bibliografia.

[2] Oggi il Codex juris canonici, nei canoni 1230-1234 indica questi ed altri necessari requisiti perchè un luogo o una chiesa possa avere il titolo di santuario.

[3]  Il primo trasporto, storicamente documentato, risale al 1522.

[4] Agli inizi del XIV secolo nella città di Trapani erano molte venerate le immagini della Madonna della Gurga di S. maria la Nova e di S. Maria della Nuova Luce (Cfr. P. Benigno di santa Caterina, Trapani allo stato presente sacra e profana, o.c., vol II, p.379).

[5] Orlandini L., Trapani in una brieve descrittione tratta fuori del compendio di cinque antiche Città di Sicilia, Palermo, presso Antonio de Franceschi, 1605, p. 78.

[6] L’orquestra è composta dall’organo e da due violini.

[7] L’altare della Madonna di Trapani viene elevato ad “altare privilegiato” da papa Benedetto XIII nel 1727. Gli altari privilegiati furono soppressi da papa Paolo VI il 1° gennaio 1967 con la Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina: ove dichiara che “La santa Madre Chiesa, massimamente sollecita per i fedeli defunti, ha stabilito di suffragarli nella più larga misura in tutte le Messe, abolendo ogni particolare privilegio”, Manuale delle Indulgenze - norme e concessioni, Città del Vaticano, Tipografia Editrice Vaticana, 1968, p. 120. n° 20.

[8] Orlandini L., Trapani in una brieve descrizione, oc, p. 64.

[9] Ne ricordo alcune, tra le principali: Nicolò IV (1290), concede l’indulgenza plenaria di un anno e 40 giorni ai fedeli che visitano la chiesa dell’Annunziata nelle principali feste della Madonna preceduta da ottavario; Benedetto XIII (1727) concede in perpetuo l’erezione dell’altare privilegiato, con l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti; Pio VI (1782) concede di poter celebrare in perpetuo le Messe che non si possono celebrare all’altare privilegiato, che è quello della Madonna; Leone XIII (1902), concede l’indulgenza plenaria nel 168° anniversario della prima incoronazione della statua della Madonna. Pio XII il 3 febbraio 1951, con lettera della Sacra Congregazione dei Riti, concede di poter celebrare la Messa votiva della Madonna di Trapani tutti i giorni dell’anno, purché non ricorra una festa doppia di Prima o Seconda classe.

[10] Trapani fu elevata a Diocesi da papa Gregorio XVI il 31 maggio 1884.

[11] A G C R, Regestro Jo. Bapt. Caffardo et Jo. Steph. Chizzola, Commune Ord. n°2.

[12] I pellegrini venivano accolti e sistemati in alcune stanze del chiostro piccolo, tuttora esistenti e trasformate, dal comune, in aule scolastiche.

[13] Pitrè G., Feste patronali in Sicilia, Carlo Clausen,  Palermo - Torino, 1900, p. 467.

[14] Ibid., p. 467.

[15] La tradizione di incoronare le immagini della beata Vergine a nome del Capitolo Vaticano ebbe inizio per opera del conte di Borgonovo di Piacenza, Alessandro Sforza Pallavicini (+1683), che lascia un consistente legato al Capitolo Vaticano, con le rendite del quale, ogni anno, il Capitolo deve fare confezionare alcune corone d’oro da inviare alle immagini miracolose, venerate a Roma e in altre città.

[16] Il tesoro nascosto riscoperto ai tempi nostri dalla consecrata penna di Nobili Vincenzo, trapanese, le grazie, le glorie eccellenze del religiosissimo Santuario di Nostra Signora di Trapani. Palermo, Costanzo, 1698.

[17] ACT, Pio XII, Lettera Apostolica Ex Hoc, 25 marzo 1950.

 

 

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