PELLEGRINAGGI E PROCESSIONI


di Alberto Piccione


   

 

Il cammino della Chiesa trapanese non si discosta da quello delle altre comunità cristiane per quanto riguarda il culto mariano. Anche il popolo trapanese esprime esternamente il senso religioso e la sua devozione alla Madre di Dio per mezzo di pellegrinaggi e di processioni, che si possono considerare canali entro i quali scorre il tesoro della fede.

  A Trapani, essendo il santuario fuori le mura della città, “u viaggiu a Maronna” da sempre si è rilevato una forma consueta e la più diffusa tra le devozioni popolari.

 

  Molte sono le testimonianze di pellegrinaggi individuali o di gruppi familiari provenienti dalla città, dai paesi vicini o da altre città o diocesi, in qualsiasi tempo dell’anno, non curandosi affatto delle difficoltà che possono creare la calura estiva o le intemperie invernali. Sono  pellegrinaggi  di  supplica  e  di   ringraziamento, documentati dalle offerte e dai lasciti al santuario[1]. E i pellegrini arrivati all’altare della Madonna la salutano cantando: 

Vi salutu, o gran Signura,

su vinuti i piccatura:

e u ricordi chi ni dati

u pirdunu di nostri piccati[2].

 

Mentre il singolo pellegrino si rivolge alla beata Vergine con queste parole:

 

Vi salutu, o gran Signura,

aiu piccatu senza misura;

a la fini di la morti mia

scrittura nun si ni truvia[3].

 

 

Singolare e caratteristico era il pellegrinaggio dei due sabati “di mezza Quaresima” al santuario, organizzato dal clero diocesano, che per due sabati consecutivi si recava in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Trapani. La processione venne introdotta nel 1739, e regolarizzata nel 1760[4]. Essa partiva dalla chiesa Matrice[5], cantando le litanie in onore della Madonna e si avviava verso il santuario tra canti e inni mariani. Arrivati alla Croce, a 150 passi dal santuario, si incontrava con la comunità dei Carmelitani, che andava loro incontro con il proprio stendardo. Dopo aver intonato l’inno Ave Stella maris e, formando un’unica processione, si recavano, insieme, al santuario, ove, davanti all’immagine della beata Vergine, l’arciprete di san Pietro intonava la Salve Regina e il Sub tuum presidium, concludendo con una preghiera alla Vergine[6]. Particolare curioso di questo pellegrinaggio: ritornato nella chiesa Matrice da cui era partito, il parroco, con il volto rivolto verso il santuario, genuflette tre volte, cantando l’Ave stella maris.[7] Oggi questo pellegrinaggio è stato soppresso. In cambio è sorto spontaneo tra il popolo un’altro pellegrinaggio. A conclusione del mese di maggio, tutte le parrocchie del Vicariato urbano, partendo dalla chiesa Cattedrale, si recano processionalmente al santuario, e lì, ai piedi della Madonna, concludono solennemente il mese di maggio, mese dedicato, dalla tradizione popolare alla Vergine.

 

Tra i pellegrinaggi è da segnalare il pellegrinaggio giornaliero che viene istirutito nel 1617 affinchè “Un gruppo di trentatré persone, andasse ogni giorno, insieme ai tanti pellegrini, a venerare quel celebre simulacro[8].

È in questo contesto devozionale che l’Autorità cittadina si pone il problema della sistemazione della strada che porta al santuario. Il percorso è in terra battuta, sollevando nelle giornate di vento un gran polverone; in diversi punti è difficile da attraversarla per la presenza di acquitrini. Grazie all’intervento del nobile trapanese Giacomo Ravidà il 17 settembre 1617 che lascia un legato affinché “s’abbia a finire tutta la strada che va da questa Città alla Madonna Santissima, acciochè più comodamente si possa andare a quel Santo Viaggio[9], vengono assestate delle basole che salvaguardano dagli acquitrini salmastre. Successivamente il tracciato si consolida e lungo il percorso, come luoghi di sosta e di preghiera vengono realizzate quindici cappellate, nei quali è rappresentato un episodio della vita di Maria.

 

L’urbanizzazione della seconda metà dell’ottocento ha fatto perdere ogni traccia dell’antica via, anche se molti trapanesi continuano a percorrere ancora a piedi il tratto che separa la lora casa dal santuario, per fede, per tradizione, per voto o per grazia ricevuta. Forse pochi di coloro che fanno “u viaggio a Maronna” sanno che si muovono per il tratturo antico dei loro avi.

  

Legato del Barone Giacomo Ravidà, 1656, in AST, ASST, ms. 750.

 

                             Alberto Piccione

 

[1] Cfr. I registri dell’amministrazione del convento; in Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., pp. 301-304.

[2] Mondello F., spettacoli e feste popolari in Trapani, o.c., pp. 57-58.

[3] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 155.

[4] ACVT, Relazione del Ciandro Pero al Vescovo Ciccolo, 7 luglio 1854; Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., pp. 123 e ss.

[5] Le chiese parrocchiali di San Lorenzo, san Nicola e san Pietro, per evitare liti di preminenza, esercitavano a turno, per tre anni, il titolo di chiesa Matrice. Questo turno venne a cessare quando la città di Trapani fu elevata a sede vescovile e la chiesa di san Lorenzo ebbe il titolo di Cattedrale (cfr. AST, fondo notarile, notaio Giovanni Cudia: atto 4 ottobre 1540).

[6] Serraino M., Storia di Trapani, o.c., p. 328; Monaco G. La Madonna di Trapani, o.c., pp. 247-248.

[7] AST,  fondo notarile, notaio Baldassare Renda, atto 4 luglio 1790.

[8]  P. Benigno da S. Caterina, o.c., p.774, 775.

[9] AST, fondo notarile, notaio Giacomo di Maria, atto 17 settembre 1617.

 

 

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