LASCITI E DONAZIONI


di Alberto Piccione


 

 

Non mancano testimonianze singolari dell’attenzione cordiale che i trapanesi continuano ad avere verso il loro santuario. Ne richiamo alcune, tra le tante conservate, per dare ulteriori elementi di conoscenza della storia di questo centro di pietà mariana durante i primi secoli di vita.

Alcuni fedeli nel loro testamento nominano erede universale il santuario al quale destinano tutti o parte dei loro beni, case , poderi, oggetti di valore, denaro.

Molte volte in questi secoli la peste fa strage anche a Trapani, esplodendo talvolta improvvisamente. Sotto la minaccia di una fine imminente, alcuni si preoccupano di assicurarsi i suffragi e una degna sepoltura, e pertanto lasciano la loro offerta per le Messe gregoriane e per essere tumulati nel santuario.

 

27. Lampada votiva del 1732 che orna la cappella della Madonna di Trapani (part.).

 

 

I frati amministrano con accorta e vigilante responsabilità i lasciti e i donativi ricevuti dai fedeli.  Si nota un impegno non indifferente per far fruttare i beni dei legati, così da soddisfare serenamente gli obblighi inerenti. In vari documenti troviamo la permuta di beni, talvolta decisa per ingrandire una proprietà o il convento; l’affitto di case o terre data in enfiteusi; la vendita di terre, vigne o case; la compera di case e di terre.  Se è necessario viene chiesto un mutuo per le operazioni amministrative ritenute vantaggiose. Di ogni atto di compravendita c’è la relativa quietanza. Anche la soddisfazione degli obblighi di sante Messe viene certificata e verificata.

 

28. Atto di donazione di una vigna al Santuario(1375).

 

 

C’è un procuratore religioso e laico, nominati dalla comunità dei frati e dal Senato, che curano gli interessi del santuario e del convento e cercano di risolvere le varie questioni di proprietà ed eredità che talvolta suscitano liti e durano per molti anni. Questo perché: «…il Procuratore sacro eletto possa pigliarsi una delle chiavi della cassetta quale sta innanzi detta santa Immagine, alla quale non potessimo li frati aprire senza un suo intervento per sapere di tutta la limosina»[1]

 

I frati, da parte loro, volentieri richiedono e ottengono dal Priore generale la partecipazione dei beni spirituali dell’Ordine dei frati carmelitani per i benefattori del santuario e del convento.


 

[1] AST, Archivio Storico del Senato, ms. 27 marzo 1560, f.3.


 

 


 

© 2008 -  www.trapaniantica.it - www.processionemisteritp.it