LA FESTA DELLA MADONNA DI TRAPANI


di Alberto Piccione


 

 

La particolare devozione che i Fratelli della beata Vergine Maria del Monte Carmelo nutrono per la Madre di Dio caratterizza significativamente anche il santuario della Madonna di Trapani.  I Carmelitani sono consacrati a Dio per servire i fratelli[1], sotto l’esempio e la protezione della beata Vergine Maria, Madre di Dio, per imitare Cristo in modo perfetto[2]. A lei tributano omaggi sia individualmente sia in forma comunitaria. I vari “ossequi” alla loro “Sorella”[3] sono segno di amore, di devozione, di onore e di venerazione. Alla Madonna dedicano le loro chiese, i loro conventi.

 

  Pur seguendo la liturgia del Santo Sepolcro[4] e le devozioni del tempo permesse dall’autorità ecclesiastica, i Carmelitani esprimono alla beata Vergine la venerazione con particolari atti di culto appresi dall’antica tradizione dell’Ordine e frutto dell’amore alla Vergine da parte dei Carmelitani. Tradizione e segni di venerazione che i Carmelitani si impegnano ad osservare e a trasmettere ai fedeli che frequentano la loro chiesa.

 

 

LA FESTA DELLA MADONNA DI TRAPANI

 

Fin da suo arrivo a Trapani, l’immagine della Madonna è stata molto venerata dai trapanesi e dai Carmelitani[1] che ne diffusero e ne propagarono il culto, assegnandole come giorno della festa il 15 agosto, giorno in cui tutta la Chiesa celebra la sua assunzione al cielo. Perché è stata scelta questa data non ci è lecito saperlo, anche se a sostegno di essa vi sono diverse tradizioni che la confermano:

 

La prima si ha interpretando le presunte lettere caldee dipinte nell’immagine marmorea, come data dell’ultimazione dell’opera da parte di uno scultore “scolpita in Enditheet di Cipro, anno settecento trenta… à dì 15 d’Agosto. Io servo di Dio prete[2].

 

Un’altra giustificazione è legata alla legenda dell’arrivo della statua a Trapani, in cui una donna indemoniata sarebbe liberata dal demonio la notte tra il 14 e il 15 agosto, poco dopo l’arrivo dell’immagine[3].

 

Un altro impulso viene dato dall’usanza dei Carmelitani di celebrare solennemente il 15 d’agosto “da oltre duecento anni”, come testimonia la Bolla di Sisto IV emanata nel 1475, “per Napoli e per tutto il Regno”, giorno in cui vi sono nelle loro chiese particolari celebrazioni[4].

 

D’altronte lo stesso 15 agosto viene presentato come giorno in cui la Madonna di Trapani opera più miracoli[5].

 

Dal 20 marzo1762, con l’approvazione dell’Ufficio e della Messa de communis con rito doppio di prima classe, la festa veniva celebrata il 13 agosto. Il trasferimento della celebrazione festiva della Madonna di Trapani diede origine ad una vertenza tra i frati Carmelitani e il Magistrato della Città[6].

I festeggiamenti si aprivano con un “festino”[7] della durata di quattro giorni, dal 13 al 16 agosto. Al secondo giorno del “festino” si assisteva allo “scoprimento della Madonna”. Raccolti davanti alla venerata Immagine stavano gli ossessi, gli energumeni e gli “spiritati”, che, affiancati da parenti e amici, dovevano gridare: “Viva Maria Ss. di Trapani”, e così i pazienti “finiscono per guarire” tra l’esultanza del popolo, che proclamava il miracolo[1]

 

 

40. Atto del 1573 in cui si precisa per ogni  ceto di commercio l’ammontare della somma da pagarsi per l’occupazione del suolo pubblico, ASST, fl, n.751, 1).

 

 

 

Il 15 agosto, giorno della festa, il santuario è pieno fino all’inverosimile da fedeli di ogni ceto sociale convenuti dalla città e dalle varie parti dell’Isola, dimenticando, per l’occasione, l’arsura canicolare “perché quel giorno opera più miracoli che gli altri giorni non fà[13]. Le celebrazioni delle sante Messe si susseguono ininterrottamente. Dopo aver partecipato alla celebrazione eucaristica, i fedeli si accodano per salutare la Vergine con un affettuoso bacio. La sera, del 16 agosto, a conclusione del festino, dopo la recita del Vespro solenne, in città vi era la processione, con una statua lignea, della Madonna di Trapani[14].

 

41. Processione in onore della Madonna di Trapani del 1820, F. Cutrona, (1821).

 

 


[1] Costituzioni dell’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, Roma, 1977, art. 5.

[2] Ibid., art. 68.

[3] Per una sintesi sul termine “Sorella”, v. Macca V. in NDM, Sorella, pp. 1323-1327, con bibliografia; Costantino A. , Maria- sorella nel Carmelo, in Maria, icona della tenerezza del Padre, Palermo, Ed. Augustinus, 1992, pp. 63-69.

[4] “Nell’XI secolo i crociati portarono la liturgia franco-romana a Gerusalemme, presto adattata alla situazione particolare della Città-Santa. Dopo la trasmigrazione in Europa, sulle necessità liturgiche che postulavano una sua riforma, prevalse la ragione storica del ricordo di Terrasanta contenuto in esso, ammettendo eccezioni solo per ciò che non era possibile osservare dappertutto. Esso seguiva da vicino il rito di Santo Sepolcro (rito gerosolimitano), omettendo però alcuni elementi caratteristici (ad esempio alcune processioni). Nel secolo XV cominciarono le riforme liturgiche per ricondurre all’uniformità, per cui avvennero dei mutamenti di significato del rito: non sottolineava più il ricordo della Terrasanta, ma si sottolineava l’espressione della spiritualità dell’Ordine. La tendenza fortemente devozionale e l’influsso di usi e feste locali diluirono sempre più l’uniformità. I cambiamenti introdotti nelle epoche successive, che portarono ad un  avvicinamento sempre più forte al rito romano. Nel 1972, per ragioni soprattutto pastorali, venne deciso di lasciare il proprio rito e adottare quello romano, con testi propri per Messa e Liturgia delle ore” (Boaga, E. Come pietre vive, Roma, Institutum Carmelitanum, 1983, p. 73).

[5] Lezana Joa. Bapt. Annales Sacri prophtici et Elianis ordinis beatissimæ Virginis de Monti  Carmeli, Roma, 1653, Tomo terzo, p. 270; P. Benigno di santa Caterina, Trapani allo stato presente sacra e profana, o.c., vol. II, p. 864.

[6] Orlandini L. Trapani in una brive descrittione, o.c., p.64-67.

[7] Pugnatore G. F., Istoria di Trapani, o.c., p. 197.

[8] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 239-240.

[9] Orlandini L. Trapani in una brieve descrittione, o.c., p. 67.

[10] Cfr. Monaco G., Il Carmelo Trapanese e i suoi figli illustri, Napoli, 1982, dattiloscritto, Biblioteca Fardelliana Trapani, pp. 70-78.

[11] In Sicilia il termine festino sta ad indicare tutt’oggi un festeggiamento di grande solennità in onore del Santo protettore o della Santa protettrice del luogo, e di norma si protrae per più giorni, genericamente tre (da qui il detto popolare tri ghiorna i fistinu). Tutt’oggi, a Trapani, il festino si svolge in modo sfarzoso, con luminarie, feste in piazza... concludendosi con il tradizionale jocu di focu. (Cfr. Carmelo Scavuzzo -a cura di-, Dizionario del parlar siciliano, Palermo, Edikonos, 1982, p.92).

[12] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p.159. ASC, delibere del comune.

[13] Orlandini L., Trapani in una brieve descrizione... o.c., p. 71.

[14]Questa processione si svolge attualmente il 16 agosto, dopo la Messa pontificale.

 


 


 

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