INTRODUZIONE


di Alberto Piccione


   

 

 La città di Trapani nutre una sincera devozione alla Madonna,come è dimostrato dalla lunga lista di chiese e cappelle a Lei dedicate. Accanto a questi luoghi di culto, numerose sono state in passatole confraternite dedicate alla Vergine, molto attive nell’ambito sia devozionale, sia sociale. Pure oggi non poche sono le associazioni diocesane, i gruppi e i movimenti ecclesiali che attingono ispirazione e forza dalla Madonna nel loro impegno cristiano.

Il riferimento alla santa Madre di Dio informa e caratterizza l’agire della comunità cristiana di Trapani. Tipici atti di culto, privati e pubblici, esprimono tuttora la viva tradizione religiosa.

  Il santuario della Madonna di Trapani nasce e si sviluppa senza fatti eccezionali. Non vi sono nè apparizioni, nè miracoli strepitosi. Tutto prende inizio da un filiale rapporto con la Vergine santa, che i trapanesi sentono come Madre, ne invocano l’aiuto e ne sperimentano la protezione. È un dialogo di fiducia e di amore che prosegue ininterrotto nei secoli e dà frutti evidenti di carità e di vita santa.

  All’immagine della Madonna di Trapani, oggi come ieri, si rivolgono tutti i trapanesi come alla “loro Madonna”, capace di potente intercessione presso Dio nei momenti di sofferenza personale o dell’intera città. Al santuario si continua ad andare per trovare la Madre misericordiosa, per chiedere protezione e grazia, per esprimere gratitudine. Ricorrono a Lei tutti, i potenti e gli umili, perché a tutti la vita riserva prove e sofferenze.

  La fortuna del santuario è strettamente legata, oltre che alla presenza del soprannaturale, ai Fratelli della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, che ne sono i custodi e gli animatori. Essi hanno saputo far crescere il santuario per la serietà religiosa e apostolica, e per il loro patrimonio spirituale. La comunità religiosa infatti vive e propone un culto serio e una devozione mariana radicati nello stesso carisma dell’Ordine, ed è capace di far crescere nei fedeli un rapporto vitale con la Vergine Maria, per poi impegnarsi in un atteggiamento di servizio attento ai fratelli e alle sorelle di fede e di vita.

 

Conosciamo poche notizie sull’arrivo della statua della Madonna a Trapani, in quanto nel XV secolo il santuario e il convento vennero trasformati in lazzaretto per gli appestati. Per disinfettare il luogo, secondo gli usi del tempo, il Senato obbligò i frati Carmelitani a bruciare le carte, le pergamene, gli istrumenti e tutto quello che era conservato negli archivi del santuario.

 

In questa mia ricerca ho evitato, volutamente, di ricostruire la storia del santuario della Madonna di Trapani, anche se ciò sarebbe stato di notevole interesse, limitandomi, ove richiesto, ad alcuni cenni storici quando essi risultino necessari. Ho evitato di proporre le aspre controversie e le polemiche, non sempre edificanti, avvenute, a base di ricorsi al Vicerè di Sicilia e al Papa, tra il Senato della Città e i Carmelitani, tra il Clero secolare e i Carmelitani, gelosi del culto alla Madonna non scevro, a volte, di interessi materiali. Ma ho cercato di porre particolare attenzione alla fenomenologia religiosa e a quanto è proprio della vita di un santuario mariano: il valore del luogo e dell’icona mariana, i pellegrinaggi, gli ex voto, le processioni, le tradizioni locali e
gli aspetti sociali, la liturgia mariana, e le altre espressioni di pietà popolare, in modo da conoscere e valutare la natura della devozione dei fedeli, riflettendo su alcuni aspetti propri del santuario della Madonna di Trapani.

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Alberto Piccione

 

 

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