L' INCORONAZIONE DELLA MADONNA DI TRAPANI


di Alberto Piccione


 

 


 

L’incoronazione solenne delle immagini della beata Vergine Maria è una devozione popolare che si afferma nel XVII secolo. Ispiratore della pia pratica di incoronare le immagini più famose e prodigiose della Madre di Dio è stato il cappuccino fra Girolamo Paolucci da Calboli (Forlì). Gemme preziose, oro, argento e denaro sono raccolti dai fedeli durante i corsi di predicazione per farne preziose corone che vengono poi poste sulle immagini della Vergine col Bambino.Grandi manifestazioni di pietà accompagnano queste cerimonie[3]

Impulso decisivo a questa devozione mariana viene dato da Alessandro Sforza Pallavicini, conte di Borgonovo di Piacenza (1638), che lascia un consistente legato al Capitolo Vaticano, con le rendite del quale ogni anno il Capitolo deve fare confezionare alcune corone d’oro da inviare alle immagini miracolose, venerate a Roma e in altre città. Con l’oro offerto dal conte Sforza, il 27 maggio 1631 viene incoronata per prima l’immagine di santa Maria della Febbre, venerata nella Basilica di san Pietro a Roma.

 

 

 Cerimoniale usato per l’incoronazione della Madonna di Trapani.

 

 

 

A questa seguono annuali incoronazioni di immagine mariane antiche, venerate e miracolose, come richiedono le condizioni fissate dal Vaticano per le corone d’oro.                      

E' per l’interessamento dei frati Carmelitani di Trapani che giunge al Capitolo Vaticano la richiesta di incoronare anche la Madonna di Trapani. I frati nutrono vivo desiderio che la “loro” Madonna sia sempre più conosciuta, venerata ed onorata, e che il santuario cresca di importanza e sia meta di pellegrinaggi e di devozione, poiché “a niun altrui delle migliori immagini che si adorano in questo Regno di Sicilia è stata mai da detto Rev.mo Capitolo accordata una tal grazia[4].

In questo progetto i Frati trovano sostegno sia dal Vescovo di Mazzara che dal Senato[5]. La richiesta ufficiale viene presentata al Capitolo Vaticano dal Vescovo diocesano che con lettera autografa si fa garante di una sintetica relazione preparata dai frati sull’antichità, sui miracoli e sulla devozione alla Madonna di Trapani[6].                    

La lettera del Vescovo, l’istanza del Senato, la richiesta dei frati Carmelitani e la relazione sono presentate al Capitolo Vaticano nella seduta  “dell’anno 1669 lì 23 febbraio[7].  In questa data il Capitolo Vaticano, con decisione collegiale,  decreta di “concedere a sì prodigiosa et antica immagine le corone d’oro[8]. Riconosce la Madonna di Trapani come “una delle più insigne e miracolose immagini della Madre di Dio che spira divinità ed a tutti eccita negli animi loro grande rispetto e devozione[9].

 

Il Capitolo Vaticano il 22 aprile 1733 commissiona all’argentiere romano Giacomo Gardini le due corone d’oro da inviare a Trapani[10]. Le corone sono già pronte il 31 luglio dello stesso anno. Tra il metallo, la fattura e l’iscrizione sulle corone il costo totale è di 290 scudi romani, che vengono pagati da mons. De Michel Angelo Mattei a nome del Capitolo Vaticano. Le corone sono a forma circolare, “misurano di giro una palmi due e l’altra palmi uno et once dieci e sono più grandi del naturale[11], secondo la misura inviata dai frati al Capitolo Vaticano. Sono elegantemente formate e lavorate “con teste di cherubini, cartelle, foglie, conchiglie rovesciate e altri ornamenti[12], secondo il disegno
inviato dal suddetto Capitolo. In ognuna è inciso, lungo i bordi, lo stemma del Capitolo Vaticano e lo stemma del conte Alessandro Sforza Pallavicini, con questa scritta: “Reverendissimum Capitulum S. Petri de urbe ex legato illustrissimi comitis Alexandri Sfortiæ hanc coronam auream huic b. Virgini Mariæ D.D.D. (dedit dedicavit).

La data fissata per l’incoronazione è il 15 agosto 1733, solennità dell’Assunzione di Maria. Vuole essere un ringraziamento a Dio per il millennio che la tradizione indica come data in cui essa stessa fu scolpita.[13]

Prelato delegato, dal Capitolo Vaticano, “con tutte le facoltà necessarie” per incoronare la statua della Madonna è il trapanese mons. Giuseppe Barlotta Ferro, principe di san Giuseppe e Vescovo di Tiletta. Le corone arrivano a Trapani il 14 agosto 1733 e “per i tanti titoli a cui è dovuta questa tardanza non si sà a chi incolparla”.[14] Poiché a causa di questa tardanza non si è avuto il tempo per preparare la liturgia dell’incoronazione ed il Prelato coronatore è trattenuto nella città di Palermo,[15] si è costretti a rimandare al14 marzo dell’anno successivo l’incoronazione,[16] celebrando solennemente il 15 agosto il millennio della sacra immagine.

 

Le corone d’oro inviate dal Capitolo Vaticano per l’incoronazione della Madonna di Trapani (1733)

 

Il popolo si prepara intensamente a questa “privilegiata funzione” con un solenne triduo in onore della Madonna. Per disposizione del Senato, in questi tre giorni “tutti l’artigiani devono cessare dal lavorare nelle loro botteghe per detto Triduo trattando questi tre giorni come festivi[17]. Per concessione di Papa Clemente XII, tutti i fedeli che, confessati e comunicati, visitano “pie hac religiose” il santuario e partecipano “al Triduo delle funzioni da praticarsi in detto solenne giorno dell’incoronazione, possono ricevere l’indulgenza plenaria[18].

 

Instrumento dell'incoronazione della Madonna di Trapani.

 

 

Il primo giorno, Venerdì 12 marzo, viene scoperta solennemente la statua della Madonna. “Due politissime grilandette di vari fiori composte da preziose materie ornano il capo del Bambino e della Madonna[19].

Il secondo giorno, sabato 13 marzo all’ora stabilita dei primi Vespri, il prelato coronatore, il Vescovo mons. Barlotta Ferro, in solenne corteo, accompagnato dal Senato, si reca al santuario per cantare, secondo il cerimoniale inviato dal Capitolo Vaticano, il Vespro Pontificale; si cantano le litanie della beata Vergine Maria e l’inno Ave Maris Stella con l’orazione propria[20].

Il terzo giorno, domenica 14, fin dal primo mattino la chiesa si presenta splendida e ornata con magnificenza ed è invasa da una moltitudine di pellegrini che durante il giorno vengono a venerare la sacra immagine.

All’ora stabilita giunge al santuario il Capitolo della chiesa reggente, il Senato e la nobiltà. Sono presenti tutte le confraternite della città e una gran moltitudine di trapanesi e “de forestieri giunti da paesi vicini[21].

Prima di iniziare la celebrazione il notaio Andrea de Blasi redige un “pubblico istrumento” davanti ai testimoni, al Senato, al p. Gaspare Fichi, priore della comunità e ai frati sacerdoti della comunità.[22] Nell’atto pubblico il padre priore accetta le clausole della donazione, fatta a modo di legato e

si impegna a nome suo e di tutti i suoi successori di non togliere per nessun pretesto, né alineare giammai le due corone poste sulla sacra Immagine; e sostituirle qualora venissero meno per qualsiasi motivo[23].

 

Benedette le corone, ha inizio la Messa solenne, al temine della quale mons. Barlotta Ferro e i presbiteri assistenti assistenti si avvicinano alla sacra Immagine, e fatto l’inchino si mettono in ginocchio. I cantori intonano l’antifona Regina coeli lætare alleluia e proseguono il canto polifonico, mentre il prelato coronatore riceve, sopra un bacile d’argento, le due corone d’oro e pone la prima corona sul capo del bambino Gesù dicendo a voce alta: ‘Come sei incoronato con le nostre mani qui in terra, così fa che anche noi meritiamo di essere incoronati di gloria e di onore in cielo’."

 

Giuramento del p. Gaspare Fichi (14 marzo 1734).

 

 

 

Poi incorona la beata Vergine ripetendo l’invocazione ‘Come sei incoronata con le nostre mani qui in terra, così fa che anche noi meritiamo di essere incoronati di gloria e di onore dal Cristo in cielo’. Appena la sacra Immagine brilla davanti ai fedeli adorna delle preziose corone d’oro, esplode il plauso dei presenti, e al canto solenne del coro si uniscono i rimbombi dei cannoni e gli spari dei fucili delle varie milizie. Tutte le campane della città suonano a festa. Davanti alla Madonna e al Bambino incoronati viene poi cantata l’antifona Corona aurea super caput ejus, mentre il prelato coronatore incensa per tre volte la venerata Immagine.A suffragio del conte Alessandro Sforza si recita il salmo De profundis con l’orazione propria.

 

Madonna di Trapani, incisione (1734).

 

 

Terminato il rito dell’incoronazione, il padre Maestro Alberto Renda “recitò un solenne panegirico alla Madonna di Trapani[24].

A tutti i presenti viene distribuita l’immagine della Madonna di Trapani stampata per l’occasione.Nel pomeriggio, nella chiesa parrocchiale reggente, dopo aver celebrato solennemente i Vespri, ha luogo la processione per le vie della città con una copia lignea della statua della Madonna di Trapani. Alla processione prendono parte: il prelato coronatore, i frati Carmelitani, il clero secolare e regolare, le confraternite, i vari Terz’ordini e il popolo[25].

 

Ricorrendo il II° centenario della prima incoronazione della sacra immagine, papa Pio XI, in via del tutto eccezionale,[26] con lettera Apostolica dell’8 giugno 1934, “in segno di riconoscenza verso tale singolare Madre e protettrice”, diede “mandato di nuovamente incoronare... con corona d’oro il Simulacro della Beata Vergine Maria di Trapani”.[27] Il solenne rito ebbe luogo il 10 agosto 1934 e fu presieduto dal Card. Luigi Lavitrano, Arcivescovo metropolita di Palermo.

Le corone doro usate per la seconda incoronazione (1934).

 

 

 

 

IL RITO DELLO “SCOPRIMENTO” 

 

La statua della Madonna di Trapani, fino al secolo scorso, era normalmente tenuta coperta da un velo finemente ricamato. E questo per “maggiore venerazione” verso la sacra immagine, come è convinzione dei trapanesi. Infatti “purtroppo perdono di devozione quando si lasciano scoperte le immagini”. Le antiche Costituzioni dell’Ordine Carmelitano invitano ad esporre l’immagine della Vergine Santissima nelle grandi occasioni in mezzo a luminari e canti[28]. È una consuetudine ormai scomparsa, ma conservata tuttora a Malta.

La cerimonia dello scoprimento della venerata immagine, o come si dice a Trapani “à calata dà tila”, o “a festa u’ scummogghiu” fà parte della religiosità popolare, esalta la sacralità delle immagini e ugualmente sente l’urgenza di fissare il sacro volto, cioè di sentire presente la Madonna[29].

La storia della pietà mariana conosce il miracolo ricorrente ogni venerdì, all’inizio dell’XII secolo, nel santuario di Blacherna a Costantinopoli: “Questa immagine della gloriosissima Vergine è ricoperta da un velo di pura seta, in segno di venerazione e nessun abitante può vedere il volto della divina Vergine prima del giorno di venerdì (...). Allora, quando tramonta il sole, all’inizio solenne della sera in onore di Maria, allora dico, il velo sovrapposto si apre per un intervento divino invisibile e lascia vedere agli abitanti il celeste tesoro (...). La sera del sabato (...) il velo discende sopra la sacra immagine mariana senza intervento alcuno e ricopre l’immagine tra la grande venerazione generale[30]. Interessante notare quanto afferma Michele Psellos nel suo
racconto dello stesso miracolo: quando si scopre l’immagine,

 

Velo che fino al XIX secolo ricopriva la statua della Madonna di Trapani (sec. XVII)

 

 

si riceve la visita divina della Vergine; si toglie il velo perché la Madre di Dio accolga nel suo seno la folla che entra in chiesa, offrendole come un nuovo asilo e un nuovo rifugio[31].

La statua della Madonna di Trapani veniva scoperta, o svelata, nelle principali feste della Madonna, particolarmente quella del 15 agosto, in occasione di visite di Sovrani, Principi, Cardinali, e di altri personaggi illustri[32].

Dovendosi scoprire l’immagine della Madonna “dovrà adornarsi decorosamente il suo altare e cum grande luminaria[33]. La comunità religiosa, in cappa bianca e portando in mano una candela accesa, si recava processionalmente davanti all’altare della beata Vergine, con canti di gioia e tra lo scampanio all’esterno e all’interno del santuario. Arrivati processionalmente all’altare della Madonna, due frati sacerdoti toglievano devotamente il velo mentre il coro intonava il canto: “Monstra te esse Matrem, Virgo singularis[34]. “D’innanzi all’apparir del grazioso aspetto” tra i presenti c’è “chi chino l’adora, chi piange per la gioia, chi si strugge, perché una tal vista si potrebbe pagare a peso d’oro[35]. Svelata completamente l’immagine della Madonna e “resa visibile a tutti, le si canta la Salve Regina e le litanie con l’antifona Stella coeli exstirpavit”[36].

  Terminato l’inno e l’orazione alla Vergine Santissima, i frati ritornavano processionalmente in sacrestia, mentre i fedeli accorrevano a deporre il loro bacio ai piedi della Madre di Dio[37].

Particolarmente solenne era lo svelo del 13 agosto. Era questo il momento in cui ciascun pellegrino, paesano o straniero scioglieva un voto o formulava una preghiera. Questa cerimonia era compiuta con tutta la possibile solennità ed allegrezza. Il rito dello scoprimento nel 1880 era già scomparso[38].

Lo scoprimento della sacra Immagine ha una sua remota convinzione del popolo trapanese e cristiano. Esso ha un vivo senso del mistero, e venerazione grande per i segni della presenza sacra. Il popolo sta con fede davanti alla presenza del Signore nella celebrazione della santa Messa, ha la convinzione di ottenere grazie davanti alla comunione eucaristica, fissando l’ostia consacrata, segno sacramentale della presenza di Cristo. Così pure il popolo cristiano è certo, nel profondo sentire della sua fede, di ottenere grazie pregando davanti al volto scoperto della Madonna, avvertita come presenza viva, vicina ed operante.

 

Alberto Piccione


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[2] Rollo di scritture, o.c., f 497.

[3] Notizie storiche sulla coronazione delle immagini mariane e sul rito si trovano nell’articolo di Calabuig, I. M., Significato e valore del nuovo “Ordo coronandi imaginem beatæ Mariæ Virginis”, in Notitiæ, 17 (1981) p. 268-324, dove è indicata una esauriente bibliografia.

[4] Galizia C., Brieve e fedele ragguaglio delle Solennità praticato nell’Invittissima  e Fedelissima città di Trapani in onore della Gran Regina del Paradiso, Tipografia del Senato, 1733, p. 98.

[5] Rollo di scritture, o.c., f. 497.

[6] Nella Biblioteca Apostolica Vaticana è custodito parte dell’Archivio del Capitolo di san Pietro e i 36 tomi manoscritti che raccolgono tutti i documenti sulle incoronazione mariane avvenute tra il 1634 e il 1924. Nel tomo 6 delle Madonne coronate, pp. 238-249 sono conservati: la commissione delle corone (doc. 248); le spese per le corone (doc. 249); lettera di mons. Giuseppe Barlotta Ferro, circa l’impossibilità di poter procedere all’incoronazione della Madonna per la data del 15 agosto 1733 (doc. 250); l’atto della consegna delle corone al Priore della comunità, e suo giuramento di non alineare giammai le corone, (doc. 251); istanza del Senato della Città di Trapani al Rev.do Cap.lo di San Pietro (doc. 257); verbale dell’incoronazione (doc. 259).

[7] BV, Sacre immagini di Maria coronate dal Rev.mo cap.lo di San Pietro in diverse parti d’Italia e altrove, Libro II, 1681, 1754, p.86-87; Registro de mandati delle corone d’oro, 1658 a tutto l’anno 1751, libro 30, p. 159.

[8] BV, Sacre immagini di Maria..., o.c., p.86.

[9] Ibid., o.c., p. 87.

[10] BV, Madonne coronate, IV o.c., doc. 249.

[11] Ibid., doc. 249.

[12] Ibid., doc. 249.

[13] Rollo di scritture, o.c., f. 497.

[14]  Sacre immagini di Maria..., o.c., p. 87.

[15]  Madonne coronate, IV o.c., doc. 250; Rollo di scritture, o.c., f. 501.

[16] Rollo di scritture, o.c., f. 510.

[17] Galizia C., Brieve e fedele ragguaglio, o.c., p. 70.

[18]  Ibid., p. 70.

[19] Ibid., p. 100-101.

[20] Ibid., p. 101-102.

[21] BV, Modonne coronate, o.c., doc. 259.

[22] Ibid.,  p. 102.

[23] Madonne coronate, VI, o.c., doc. 251; AST, fondo notarile, notaio De Blasi A. Atto 14 marzo 1734.

[24] Ibid., p. 103.

[25] Rollo di scritture, o.c., f. 511.

[26] Alla richiesta dell’Arcivescovo di Reggio Calabria che domandava una nuova incoronazione dell’immagine di Maria Ss. della Consolazione, richiesta dalla Città e da tutta l’Arcidiocesi, il Rev.° Capitolo Vaticano risponde che: “non si usa fare le incoronazioni due volte, fatta eccezione quando la prima fosse stata derubata o distrutta” (Cfr. Archivio del Capitolo di San Pietro, Verbale delle adunanze capitolari [D.146], p. 27. Riunione del 17 maggio 1936).  

[27] Pio XI, lettera Apostolica , 8 giugno 1934, in Il Monte Carmelo, anno XXXI, agosto 1935, fasc. VIII, pp. 175-176.

[28] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 133.

[29] “Le Ss. immagini che sono in grande venerazione, sono sempre coperte da veli o drappi di seta, ne si scoprono che per bisogni straordinari e nelle solennità, previa l’accensione di maggior copia di lumi innanzi” (voce Velo. In  Moroni G., Dizionario di erudizione storico-ecclesiale, Venezia, Tipografia Emiliana, 1858, vol. XC, p. 112).

[30] Il testo dell’antico racconto del XI. secolo è riportato da Gharib G, in Le icone mariane. Storia e culto, o.c., p. 42.

[31] Wenger A, Fai et Piètè mariales a Bysance, in Maria, V., p. 970.

[32] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 134.

[33] Orlandini, La Madonna di Trapani, o.c. p. 68;

[34] Ibid., p. 69; Pirri R., Ecclesia Mazzarensis, o.c., p. 878-879.

[35] Nobili V., Il tesoro nascosto, o.c., p. 639.

[36] Nobili V., Il tesoro nascosto, o.c., p. 643.

[37] Orlandini, La Madonna di Trapani, o.c. p. 68

[38] Pitrè G., Spettacoli e feste del popolo siciliano, Palermo 1881, pp. 361-362.

 

 

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