L'ICONA DELLA VERGINE


di Alberto Piccione


 

 

Per l’ingiuria dei tempi e per la negligenza degli scrittori ci è ignota la venuta di questa santa immagine”[1], che dovrebbe trovarsi a Trapani, come si deduce da un documento coevo, ove la cappella viene denominata di Nostra Donna,  prima del 1345[2]. La statua della Madonna era già al suo posto nel 1428,  quando Anna de Sibilia, nel suo testamento, ordina ad un argentiere di confezionare per “ymaginis beate Marie Nunciate dicte... coronam unam pulchram et bene laboratam dal peso di circa cinquecento grammi[3]

Un documento di inestimabile valore, trovato presso la biblioteca dell'università di Padova e datato 1430, in forma sintetica, ci  parla della statua della Madonna di Trapani, che imbarcata su un veliero, in rotta verso Trapani, che per un fortunale ripara nel porto di Palermo. Da qui la Statua viene poi portata all'Annunziata della nostra città ed esposta alla venerazione dei fedeli. I meriti e le preghiere di sant'Alberto, ericino (1250? - 1305) ebbero gran parte in questo episodio.

 

30. Testamento di Anna de Sibilia (part.), 1428.

 

 

Diverse sono le leggende fiorite intorno ad essa e al suo arrivo nella città di Trapani.

 

La leggenda più conosciuta che si trova in un manoscritto del 1380 in idioma siciliano, nel quale vengono riferite notizie raccolte dalla bocca del popolo e tramandate da padre in figlio, ci dice che l'immagine era venerata in una chiesa di Siria, proprietà del cavaliere Templare pisano, certo Guerreggio. Alterne vicende politiche e cruenti battaglie ridussero nelle mani di Saladino, gran Sultano di Babilonia, tutta la Terra Santa. I cavalieri Templari, pertanto, dopo la sconfitta di San Giovanni D'Acri, decisero di tornarsene in patria. Guerreggio pensò bene d'imbarcare anche la sua Madonna per toglierla dalle mani degli infedeli; e con quel dolce carico fecero rotta verso Pisa, loro città di origine.

 

Dopo un viaggio più o meno sereno, giunti al largo di Lampedusa, li colse una furiosa tempesta tanto che a stento poterono raggiungere quell'isola. Tornata la bonaccia, ripresero il largo, ma una seconda tempesta, molto più furiosa, li costrinse a riparare nel porto di Trapani. Qui rimasero per alcuni mesi per riaversi dallo spavento e per riparare i danni alla nave. Ma non appena decidevano di salpare, si ripeteva la manfrina del maltempo.

Si convinsero allora che nella linea provvidenziale delle cose era previsto che dovevano lasciare a Trapani il dolce carico della Statua. Perciò la consegnarono al console pisano con la promessa di imbarcarla per Pisa alla prima opportunità. La Madonna fu riposta nella chiesa di S. Maria del Parto, dove i Carmelitani di recente e per un decennio avevano trovato accoglienza, prima di trasferirsi all'Annunziata fuori le mura.

Venne il giorno propizio di spedire la Statua a Livorno. Il console la fece deporre su un carro, trainato da buoi, per trasportarla al molo, dove un veliero era pronto per salpare. Ma gli animali, alla prima frustata, in modo sorprendente e con lena, presero la via della campagna quasi ubbidissero ad una guida invisibile. Il popolo in grande calca esplose in grida di esultanza, sicuro che l'oggetto della sua devozione voleva rimanere in questa città. I buoi si fermarono soltanto dinnanzi alla chiesina dell'Annunziata, e i Carmelitani uscirono processionalmente ad accogliere la Madonna con gioia grandissima.

Il cavaliere Guerreggio, informato di quella decisione soprannaturale, stabilì che l'Immagine restasse a Trapani e in quella chiesa, servita e venerata dai frati del Carmelo.

L’ipotesi generica, formulata dall’Avvocato Mario Serraino, è che la venerata immagine sia giunta a Trapani su nave pisana tra gli anni 1340 e 1360, anche se non con certezza assoluta: la statua venne tolta ai pisani dal Senato trapanese a causa delle “rappresaglie” che si instaurarono tra il comune di Pisa e il governo di Sicilia ai tempi di Federico II di Aragona (1221-1341) e durante il regno di Ludovico (1342-1374). È in questo contesto storico che si
inserisce la venuta a Trapani della Madonna via mare su nave pisana
[4]. In questo gli storici sono concordi, pur diversificando nelle date di arrivo, a sostenere che la statua sia stata scolpita in Oriente ed è giunta a Trapani per mezzo di nave pisana. Essa, notava Gioacchino Di Marzo, sarebbe venuto “su nave pisana nel 1291, ond’è più agevolmente a tenerlo siccome di pisana scultura[5].

 

31. Iscrizione marmorea posta ove, secondo la leggenda,approdò il simulacro della B. V. di Trapani proveniente dalla Siria. 8 agosto 1188.

 

Il Venturi riferiva che l’opera è di scultura pisana[6], mentre la Cosentino l’attribuisce decisamente a Nino Pisano[7], attivo nella prima metà del XIV secolo (1340-1368).

 

32. Relazione circa l’arrivo della statua della Madonna di Trapani., ASST,1380.

 

 

L’immagine della Madonna di Trapani, che i trapanesi venerano con grande amore e con grande venerazione è una statua di marmo pario, monolitica, alta metri 1,65 circa e finemente lavorata, tanto che “lo scultore seppe incarnare nel simulacro di Maria la potenza religiosa e la meditazione scentifica[8].

 

 

33. Immagine della Madonna di Trapani senza corone né voti ornamentali.

 

 

 La beata Vergine è rappresentata ritta, in piedi: con il braccio sinistro regge il Bambino,   e porge la destra al Figlio che accosta la sua mano al seno della Madre. Il suo volto è “particolarmente amabile[9]. Gli occhi, pieni di misericordiosa bontà, non sono rivolti verso il Figlio, maverso coloro che la contemplano. Il suo sguardo è dolce e
 manifesta “quell’arcano sentimento dolce e amabile
[10]. Il suo capo è leggermente inclinato. Indossa una tunica e un largo manto “pieghevolmente raccolto[11].

 

34. La statua  della Madonna di Trapani (particolare).

 

Sul capo indossa il velo. Questo velo, che le copre il volto e ricade sulle spalle, lascia scorrere i capelli che ornano il delicato volto della Madonna, lasciandole scoperta una parte del collo.

Il Bambino è tenuto in braccio alla Madre come su un trono. Indossa una tunica che scende sino ai piedi. I suoi capelli sono folti e ricci. Ha il volto di un bambino maturo, come conviene a un Dio eterno; i suoi occhi guardano sereni e fiduciosi verso la Madre, mentre  tende la mano sinistra alla mano destra della Madre.

 

Questa immagine illustra il dogma della maternità divina di Maria. È “l’icona dell’incarnazione”: presenta Maria come la grande testimone dell’incarnazione del Figlio di Dio; ricorda la centralità salvifica dell’umanità del Verbo eterno e richiama la bontà misericordiosa della Madre di Dio e degli uomini.

 

35. Particolare del volto della Madonna..

 

Essa, per la finezza dei tratti e per la grande serenità dello sguardo si contempla volentieri, senza mai stancarsi: ha una bellezza più che umana, è accogliente, entra nel cuore, infonde fiducia, tanto che il conte di Albadalista, viceré di Sicilia, dopo averla lungamente contemplata disse: “Chi la vuol veder più bella vada in paradiso[12], e il marchese Pietro Fuxardo, anch’egli viceré di Sicilia, esclamò: “Jamas me caerà dal coraçon esta Virgen de Trapane[13].

 

  Fino a pochi decenni fa l’immagine della Madonna era ornata di una smagliante veste ricoperta dagli innumerevoli e preziosissimi ex voto che ne celavano le fattezze[14].

Come ogni immagine, anche la statua della Madonna di Trapani, prezioso patrimonio dei trapanesi, è da considerarsi un sacramentale della presenza divina, un simbolo efficace di protezione e di vittoria sul male.


 

36. Particolare del volto del Bambino.

 


[1] Cfr. Pirri Rocco,  Sicilia Sacra, Tomo II, not. 6, Ecclesiae Mazariensisi, Palermo, apud Haeredes Petri Coppola, MDCCXXXIII.

[2] Cfr. Mondello F., La Madonna di Trapani, Memorie patrio - storiche - artistiche del P. Fortunato Mondello, Palermo, Tipografia di Pietro Montania e compagni, 1698, pp. 128-129.

[3] Trasselli C., Sull’arte di Trapani nel ‘400, Trapani, 1948, p. 27, trascrive il testamento di Anna de Sibilia in Notaio G. Sacannatello.

[4] Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p. 43-52.

[5] Di Marzo G., I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI, vol. I , Palermo, tipografia del Giornale di Sicilia, 1880, pp. 388.

[6] Venturi A.,Storia dell’arte italiana, IV, milano 1906.

[7] Nel 1950 la professoressa Cosentino G. pubblicò uno studio magistrale in cui  con dovizia di argomenti e raffronti ne evidenzia la raffinatezza, l’accuratezza dei particolari, la grazia dell’espressione del volto e l’eleganza della figura slanciata. L’autore, come anche molti altri critici d’arte, con argomenti esaurienti ed abbondanti, conclude che essa è stata scolpita da Nino Pisano nella prima metà del XIV secolo, e cioè anteriormente alle opere che l’artista eseguì a Padova nel 1345. (Cosentino, G., Notizie storiche della Basilica-Santuario della Madonna di Trapani, Trapani, Tip. Sorrentino, 1950.

[8] Cfr. Mondello F., La Madonna di Trapani, o.c., p. 124; Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p.28.

[9] Mondello F., La Madonna di Trapani, o.c., p. 125.

[10] Ibid., o.c., p. 125.

[11] Ibid., o.c., p. 125.

[12] Orlandini, Trapani in una brieve descrittione..., o.c., p. 65.

[13] Monaco, La Madonna di Trapani, o.c., p.117.

[14] Wiam G., La Madonna di Trapani, Trapani, Tip. Radio, 1928, p. 6-9.

 

 

 

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