I CUSTODI DEL SANTUARIO


di Alberto Piccione


 

 

La fortuna di un santuario è strettamente legata, oltre che alla presenza del soprannaturale, a coloro che ne sono i custodi e gli animatori. Il santuario si sviluppa o decade con essi.

 

  I Fratelli della beata Vergine Maria del Monte Carmelo giungono a Trapani nella prima metà del XIII secolo durante la trasmigrazione in Europa dalla Terra Santa, culla dell’Ordine.

 

  Dove i Carmelitani abbiano dimorato subito dopo il loro arrivo a Trapani, non è facile stabilirlo con esattezza. Secondo alcuni, essi, per benevola concessione del Senato[1], si stabilirono nella chiesetta di santa Maria del Parto,[2] costruita dai pescatori nei primi decenni del XIII secolo, “inverso tramontana fuori di Trapani assai presso al castello[3] di terra.

 

  Il 24 agosto 1250, con atto notarile del Notaio Berardo da Trapani,

Notar Ribaldo Trapani habitator e Palma eius uxor in remedium animorun e remissionem peccatorum dederum et concesserunt Fratribus de Sancta Maria de Monte Carmelo habitationem et omnia bona temporalia Ecclesiæ Sanctæ Mariæ Annuntiate sitæ in pertinentijs Trapani in eorum designatis... quam edem Notarius Ribaldo, et Palma, uxor ædificare fecerunt in eorum proprio solo...[4]

 

a circa due chilometri dalla città di Trapani, ai piedi del Monte Erice. Successivamente un’altra donazione, non meno consistente, avviene da parte della seconda moglie di Ribaldo, Donna Perna[5].  L’ubicazione della chiesa e del caseggiato si prestarono idonei ai Carmelitani per poter osservare maggiormente il loro stile di vita eremitico-cenobitico. Qui i frati costruirono il loro primo convento, che venne, nel corso dei secoli rimaneggiato e ingrandito più volte, fino alla forma attuale, divenuto nel 1905 sede del Museo Regionale.

 

La chiesa e i frati sono subito amati dai trapanesi che continuano a visitare la loro chiesa, pur dispersa nella campagna, e ad essere assidui alle celebrazioni liturgiche dei frati, tanto che essi decidono di ingrandirla. Nicolò IV con la Bolla “Vitæ perennis gloria” del 17 settembre 1290, concede ai fedeli che qui eamdem Ecclesiam devotè visitaverint annuatim in singuli Festivitatibus B. Mariæ Virginis, et per octo dies Festivitates ipsam immediate sequentes unum annum, et quadraginta dies de injunctis sibi poenitentiis misericorditer in Domino[6].

 

 

Nel 1527 il convento di Trapani è designato della “Osservanza”[7]. L’Osservanza è un movimento di riforma spirituale che interessa tutti gli Ordini religiosi e mira a far ritornare alla stretta osservanza della Regola riproponendo:

 

a) la vita comune dentro la clausura dei conventi, con separazione dalla vita secolare, eliminando gli abusi di ogni genere e di ogni livello gerarchico;

 

 b) una profonda purificazione, da attuare per mezzo di una vita austera, animata dall’amore alla croce, dalla penitenza, da una povertà reale e assoluta, da astinenza, digiuno ed uso della disciplina;

 

 c) l’unione con Dio, ricercato e amato nel “grande silenzio”, nel raccoglimento, nello studio, nella preghiera prolungata, nel rinnovamento della liturgia, nella lectio divina, nella meditazione della Sacra Scrittura[8].

 

I momenti di ricchezza spirituale che il frate vive nella contemplazione e nella solitudine sono poi trasmessi alla comunità ecclesiale attraverso la predicazione e il servizio apostolico. Il movimento dell’Osservanza Carmelitano in Italia inizia intorno al 1410 in alcuni conventi della Toscana,
 

29. Atto del notaio Ribaldo da Trapani con la quale Donna Perna dona ai frati Carmelitani parte dei suoi dei suoi possedimenti (4 aprile 1289). Tra i testimoni figura sant’Alberto da Trapani

 

 

 che unendosi danno origine alla Congregazione Mantovana. Le sue comunità diventano centri di vita cristiana e di stimolo anche per la necessaria riforma di vita sociale.

 

La comunità di Trapani è abbastanza numerosa e, quando il convento viene designato dell’Osservanza, viene ridotto  a 15 sacerdoti, 12 novizi e chierici[9] e 6 fratelli laici. Il convento è anche sede dello studentato, dove i chierici iniziano i corsi di logia e di filosofia, e nel 1586 le Costituzioni del Priore generale Caffardi nominano Trapani tra gli “Studia Generalia” dell’Ordine.[10] La presenza dei giovani in formazione, mantiene alto il tono della comunità e del santuario, sia per la vita di preghiera e di fraternità, che per l’impegno culturale, dovendo preparare i giovani frati alle varie discipline teologiche e umanistiche prescritte.

 

Oltre che alla formazione, nello studio e nelle attività   proprie del convento, i frati si dedicano alla predicazione e alla cura del santuario, dove sono a servizio di persone di ogni ceto e condizione sociale.

 

Il popolo ama i Carmelitani: i continui lasciti al convento, oltre che alla chiesa, sono una dimostrazione di stima e di riconoscenza.

 

  Conoscendo l’accurata selezione dei candidati ai vari gradi, le severe prescrizioni accademiche, il lungo periodo di tirocinio segnato da rigorosi esami,[11] si deve dedurre che il convento di Trapani ha avuto uomini intelligenti e preparati, tanto che il Priore veniva scelto quasi sempre tra i graduati.

 

Anche questo è segno di una seria formazione di base avuta in comunità. La crescente vitalità del santuario e della comunità religiosa, testimoniano la loro fedeltà all’impegno di consacrazione e di zelo apostolico.

[1] Autorizzazione e concessione sono state concesse dal Senato, poiché da alcuni atti notarili si desume che nessun Ordine religioso poteva insediarsi senza essere preventivamente autorizzato dall’Autorità civile, che spesso provvedeva a destinare anche la chiesa di sua proprietà o l’area su cui doveva sorgere. (Cfr. Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, Corrao, Trapani, 1983, p. 9; Annamaria Precopi Lombardo, Fede, rito e leggenda nella processione dei ceri in Il tesoro nascosto, o. c., p. 86).


[2] Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p. 7.

[3] Pugnatore Giovan Francesco, Historia di Trapani, prima edizione dell’autografo del XVI sec. a cura di S. Costanza,  Trapani, Arti Grafiche Corrao, 1984, p. 95.

[4] Notaio Berardo da Trapani: atto 24 agosto 1250, Ms. Fard., n. 295; Orlandini L., Trapani in una brieve descrittione..., o.c., p. 59-61.

[5] Notaio Nicolò de Rogiero: atto 4 aprile 1289, Ms. Fard., n. 30297.

[6] Bullarium Carmelitarum, I, plures complectens Summorum Pontificum  constitutiones ad Ordinem Fratrum Beatissimæ semperque Virginis Dei Genitricis Mariæ de Monte Carmelo spectantes (...) a Patre Eliseo Monsignano eiusdem Ordinis Procuratore Generali, Roma, 1715,  p. 526

[7] Sulla riforma del convento di Trapani ci rimangono gli atti: v. Staring, Audett, 94-101.

[8] Acta Capitolorum Generalium, I, Ordinis, Fratrum B.V. Mariæ de Monte Carmelo. Vol. I ab anno 1318 usque ab anno 1593, cum notis præcipue a R. P. Benedicto Zimmerman, OCD. mutuatis. Edidit ex Libro Ordinis officiali Gabriel, Wessel, O Carm., Romæ, 1912, pp.377-379.

[9] Trapani è sede di noviziato e di studio. A Trapani confluiscono le vocazioni della zona e di altri conventi dell’Ordine. Segno che è considerato tra i conventi “più insigni”.

[10] Gli Studia Generalia costituivano il coronamento dei programmi di studio per il conseguimento dei gradi accademici. In questo contesto assumeva grande importanza la mobilità degli studenti e dei professori che venivano, per decisione del Capitolo generale o provinciale, trasferiti da uno studio all’altro, favorendo così uno scambio di persone e di idee. Il corpo insegnante e guida dello Studium era costituito da maestri, baccellieri, biblici, sentenziarii, maestri di studenti e reggenti.

[11] Il curriculum degli studi e il conferimento dei gradi accademici era così strutturato: terminati i corsi di logica, filosofia e metafisica e dopo aver sostenuto una disputa pubblica e aver tenuto quattro lezioni su Aristotile il frate veniva dichiarato “cursore”, cioè, capace di accedere al corso di teologia fondamentale il cui coronamento era il grado di Lettore. Per essere nominato Lettore il frate, dopo un corso quadriennale compiuto in uno o più “Studia Generalia” dell’Ordine, doveva affrontare un’altra serie di esami e superarli positivamente. Per ottenere il titolo di Baccelliere, il frate Lettore doveva tenere, per due anni consecutivi, lezioni di filosofia o teologia in qualche studio o scuola dell’Ordine o sostenere due dispute pubbliche. Infine per essere nominato Maestro in teologia, il frate Baccelliere, dopo aver sostenuto altri rigorosi esami, doveva ottenere il necessario consenso del Priore generale (Costitutiones, ed. 1626, parte I, cap. 12, n. 9”).

 

 

 

 

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