COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA


di Alberto Piccione


 

 

La piccola chiesetta dell’Annunziata, pur dispersa nella campagna, divenne subito meta di pellegrini che partecipano assiduamente alle celebrazioni liturgiche, tanto che i frati sentono la necessità di costruire una chiesa più vasta che corrisponda alle esigenze del culto e della spiritualità dei fedeli. In questo progetto, i frati vengono aiutati dagli stessi fedeli di cui “copiose furnon le limosine date pe l’erettione della casa di Maria[1], ma anche da sovrani: Federico II d’Aragona ordina ai maestri d’arte e mestieri, per incentivare la costruzione del tempio, di donare, ogni anno il 15 agosto, il frutto di una giornata di lavoro e al Senato l’obbligo di consegnare cinque onze[2].

 

La Chiesa, iniziata intorno al 1315, fu terminata nel 1332, come attestava una lapide marmorea «Templum hoc absolutum fuit anno 1332»[3], anche se i lavori continuarono negli anni successivi. A questo scopo Federico III d’Aragona, il 23 febbraio 1363 concede il “privilegio delle gabelle del pesce”, per il completamento della chiesa dell’Annunziata[4] e nel 1392 Re Martino e la Regina Maria diedero un legato per la “costruzione della fabbrica[5]. In questa data, poiché non poche sono le entrate derivanti dalle offerte del popolo, dai nobili della città e dal privilegio di Federico III per il completamento della nuova chiesa, Re Martino per “antiqua et ractionabilis atque prescripta consuetudo servetur” concede che le offerte vengano amministrate da

unus frater de ordine carmelitanum sufficiensa bonus ordinandus per conventum dicte terre universitatis et unus secularis ordinandus per universitatem predictam posuit et valeant petere legata et alia quecumque debbita ecclesie sancte marie annuntiate decite terre ac fructus redditus et proventus ad opus maragmatarum et fabrice dicte ecclesie[6].

 

Con il consenso del regio capitano locale, il 20 aprile 1408, vengono venduti alcuni beni della defunta Giacoma, vedova di Enrico del Bosco e con il ricavato venne acquistato materiale per la chiesa[7]. Antonio del Bosco il 20 aprile 1466 lascia come legato “onze 3 ad opus della maragna della detta Ecclesia della Nunziata[8].

 

La nuova chiesa venne costruita in puro stile gotico, a tre navate, con gli archi acuti e le finestre ogivali, di cui alcuni sono ancora visibili, con il tiburio all’incrocio delle navate a somiglianza di torre e con al copertura a cavalletto[9].

 

Per la costruzione della chiesa oltre alle generose offerte “dei fedeli, ed a mano a mano succedevansi dei lasciti[10] si registrò anche la partecipazione delle famiglie nobili che elargirono cospicue somme di denaro per acquisire lo juris patronato di alcune cappelle[11] o per assicurarsi la sepoltura nel santuario[12], divenuto ormai meta di continui pellegrinaggi.

 

Alcuni lavori di abbellimenti seguirono negli anni successivi:

 

Nel 1338 i mercanti fecero costruire la porta di tramontana, con l’arco a sesto acuto, come si rileva dalla scritta:

“Hoc portile mercantores pannorum terræ Drepani tempore consulatus Belloni de
Villaro A.D. ICCCXXXVIII.
[13]
 

10. Ingresso principale del santuario, sec. XIV .

 

Gli economi e i procuratori, nel  1361 fanno costruita “la porta maggiore del
Tempio
”, in stile arabo-normanno, modellata su quella del duomo di Palermo[14],
sovrastata da due statuine  dell’ annunciazione: l’angelo e la Madonna  e  da  un
magnifico rosone a raggiera.

Il 14 giugno 1413, i mastri palermitani Francesco Castronovo e Matteo la Porta,
si impegnano a scolpire le travi del soffitto della chiesa al prezzo di un fiorino
pro singula laborata[15].

1423. Vengono comperati 400 cantoni per la “pindata fiendam ante portam
ecclesiæ Sancte Maria Annunciatæ
”, portico oggi non più esistente[16].

11. Il rosone a raggiera . sec.XIV.

 

Con atto notarile, il 29 maggio 1430, i murifabbri Riccardo Russo e Nicola
Marrone si “obbligano” a costruire il ponte della chiesa. La manodopera veniva
pagata al prezzo di un tareno e 15 grane a “canna[17].

Nel gennaio del 1456, i calzolai commissionarono al pittore palermitano Tommaso
Virgilio la pittura del Cristo morto, custodito nella loro cappella[18].

Il 5 gennaio 1457, i consoli delle maestranze dei ciabattini commissionarono 
 allo stesso pittore, per la somma di 2 once e 12 tarì la pittura per “la custodia
del Corpo di Cristo per la chiesa dell’Annunziata
[19].

12. Cappella dei pescatori, sec XVI

Dal palermitano Pietro Messana, nel 1462, i naviganti fanno dipingere un’icona
della Madonna contornata da angeli e sormontata dallo Spirito Santo per la loro
cappella[20].

1476. Viene costruita la cappella intitolata a Maria SS. della Misericordia, con
arco ogivale e la cupola ottagonale, ove sono affrescate scene della creazione.
In  seguito   la  cappella   venne   affidata   ai   pescatori   che   per  l’ufficiatura
corrispondevano 12 tareni l’anno[21]. Dai pittori Simone e Giacomo La Vaccara
fecero dipingere fecero dipingere un affresco rappresentante san Pietro e
sant’Andrea, la tonnara e una barca corallina[22].

13. Cappella dei marinai, costruita in stile arabo-normanna, sec XVI..

Nel 1514 era già pronta la cappella “della Risurrezione di nostro Signore[23],
l’attuale cappella dei Marinai. Costruita in stile arabo-normanno a pianta
 quadrangolare e con cupola semisferica.

1582. Annibale Scudaniglio fonde per la “Chiesa della Nuntiata” il leggio di
 bronzo che “reca astio alle catedrali d’Italia per non hauerne alleno uno
consimile
[24]. L’opera viene progettata da s.ri Iacobo Salemi che gli viene
 pagata il 22 gennaio 1582, una certa somma per “li disigni dello ligio di
 bronzo
[25].

14. Il leggio bronzeo di Annibale Scudaniglio.

In questo periodo si impone, specialmente negli edifici di culto lo stile
 rinascimentale. A Trapani, fautore di questo stile è l’architetto don Biagio Giovanni
 Amico[26]. Egli progetta di trasfomare l’interno chiesa gotica in stile
 barocco-rinascimentale.

Nel 1742Si diede principio alla fabbrica della nuova chiesa di nostra
Signora di Trapani
[27] e  il 10 maggio 1743 si diede inizio “a scavari
 l’appidamenti
[28]. I lavori terminarono il 3 agosto 1757 e si spesero
complessivamente 257 once, 17 tarì e 8 grani[29].

15. Interno della “chiesa grande”.

Tutt’oggi essa si presenta ad un’unica grande navata con un’elegante e frastagliata
trabeazione  lungo  il  perimetro  delle  pareti,  al  di  sopra  delle sedici colonne
ornamentali monolitiche; essa sostiene le alte lesene, su cui si scaricano gli ampi
archi del soffitto. 
Stucchi con motivi molto gradevoli e leggeri di angioletti, foglie, fiori, conchiglie
 sono sparsi armoniosamente ovunque; di chiaro suggerimento serpottiano sono le
 immagini di sant’Alberto a sinistra, e del beato Luigi Rabatà a destra, in alto, sulle
finestre  a metà  chiesa;  un  grande  stemma  del  Carmelo,  sulla  chiave  dell’arco
principale, ha un sontuoso cartiglio nel quale si legge la scritta della dedicazione:
 “Ecce Ancilla Domini.

14. La Madonna nella gloria, attribuita a Domenico La Bruna.

Le otto grandi tele, tra le colonne, raccontano la vita della Madonna: sette sono
opera del trapanese Giuseppe Felice (1661-1734).     Le otto grandi tele, tra le
colonne,  raccontano  la  vita  della  Madonna:  sette  sono  opera del trapanese
Giuseppe  Felice  (1661-1734);  l’ottava, alla  sinistra  di  chi  guar da l’altare

rappresentata la Madonna nella gloria, circondata dal beato Luigi Rabatà, da san
Giovanni Evangelista, da sant’Ivone e da sant’Alberto che indica la città dipinta
ai piedi del quadro. La tela è attribuita al pittore Domenico La Bruna[30]. Essa
è  stata  di  recente  restaurata  insieme  ad  altre  due  tele  per  iniziativa dell’
Associazione Inner Wkeel Club Trapani.

Negli anni sessanta, dall’architetto trapanese Decio Marrone venne costruito
l’altare Basilicale e il Ciborio: i quattro basamenti e le gradinate sono in marmo
rosso di San Vito; le quattro colonne monolitiche, i capitelli e il baldacchino,
sono in marmo rosso di Carrara.

Sugli spigoli del baldacchino, otto statue in bronzo, opera del prof. Domenico
Li Muli, rappresentano le grandi figure dell’Ordine Carmelitano: sant’Alberto da
Trapani, san Telesforo papa, sant’Angelo martire, sant’Elia, sant’Eliseo, san
Simone Stok e sant’Andrea Corsini vescovo. In fondo all’abside vi è il quadro
dell’Annunziata (1750), titolare della Basilica, opera del sacerdote trapanese
Rosario Matera. 

 

                   Alberto Piccione



[1] Nobile, Il tesoro nascosto, o.c., p.,199.

[2]  Mondello F,  La Madonna di Trapani…, o.c., p., 27.

[3]  Questa lapide, insieme ad altri fammenti, è esposta nel Museo “Pepoli”.

[4] Arc. Carm., Reg. Introiti ed esiti, 8, in Museo Pepoli.

[5] Mondello F., La Madonna di Trapani…, o.c., p. 199.

[6] Libro Rosso dei Privilegi di Trapani, o.c., f.15; Serraimo M., Storia di Trapani, o.c., vol. III, p.337.

[7] Rollo di scritture, o.c., f. 14.

[8] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 46; Rollo di scritture, o.c f. 55 v.

[9] Serraimo M., La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p.17.

[10]  Mondello F.,  La Madonna di Trapani…, o.c., p., 27; Ms. Fard., pergamena n. 30356.

[11] Antonio del Bosco ordina che vuole essere sepolto nella chiesa dell’Annunziata della città di Trapani; AST, fondo notarile, Notaio Benedetto Truxello: atto 20 aprile 1466.

[12] La cappella di san Giorgio, nel 1425, viene assegnata alla famiglia De Naso, AST, fondo notarile, notaio Nicolò Scarcella:, atto 13 febbraio 1425, AST.

[13] Cfr. Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 44; Serraino M., La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p. 17.

[14] Serraino M., Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani, 1968, pp. 340-341.

[15] AST, fondo notarile, Notaio Allemanno Zuccalà: atto 14 luglio 1413.

[16] Di Natale M.C. e Abbate V. (a cura di) Il tesoro nascosto – gioie e argenti per la Madonna di Trapani, Palermo, Ed. Novecento, 1995, p. 52.

[17] AST, fondo notarile, Notaio Francesco Milo: atto 29 maggio 1430.

[18] AST, fondo notarile, Notaio Francesco Formica: atto 11 marzo 1461.

[19] AST, fondo notarile, Notaio Giovanni Forziano: atto 5 gennaio 1456.

[20]  AST, fondo notarile, Notaio Giovanni Forziano: atto 4 aprile 1462.

[21] Arch. Carm. Reg. introiti 1647-48, in Museo Pepoli.

[22] AST, fondo notarile, Notaio Giovanni Barlirio: atto 24 aprile 1517.

[23] Serraino M., La Madonna di Trapani…, o.c., p. 21.

[24] Nobili, La Madonna di Trapani, o.c., p. 205.

[25] Cfr. lo studio di Bruno I., in Il tesoro nascosto – gioie e argenti per la Madonna di Trapani, o.c., p. 241-244.

[26] Biagio Giovanni Amico, sacerdote e architetto, nacque a Trapani nel 1684; fu architetto del Senato, ingegnere del Real Patrimonio e Ciandro della Collegiata di San Lorenzo. Morì nel 1754 ed è sepolto nella chiesa del Purgatorio.

[27] Rollo di scritture, o.c, f. 547 v. Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c. p. 48.

[28] Rollo di scritture, o.c, f. 547.

[29] Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p. 27.

[30] Recenti studi, condotti da Gaetano Bongiovanni, trovano elementi troppo interessanti per confermare l’attribuzione della tela al pittore Domenico La Bruna (Bongiovanni, G., Alcune precisazioni su Domenico La Bruna, Fardelliana, Trapani, 1996).

 

 

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