LA CAPPELLA DELLA MADONNA


di Alberto Piccione


 

 L’attuale cappella della Madonna è da sempre legata alla famiglia del Bosco che ne promuove i finanziamenti per la sua edificazione e per la principali imprese decorative, in quanto detiene ab antiquo il diritto di juris patronato[1] e in essa si trovano le “armi, sepolcri, epitaffi, vessilli e altre insegne della famiglia del Bosco”[2]. Infatti, nel 1408, Giacoma del Bosco lasciò 350 onze per la fabbrica delle cappelle della Madonna e di sant’Alberto[3].

Poiché la cappella nella quale è conservata l’immagine della b. Vergine Maria minaccia rovina per le continue pioggie, il Priore, p. Francesco Mango e i frati Carmelitani chiedono ad Antonello del Bosco, barone di Baida e a suo fratello Guglielmo, di riparare o costruire nuovamente la cappella della Madonna a loro spese. I del Bosco, quali proprietari della cappella si obbligano a dare 245 once “per l’edificazione della suddetta cappella[4], a condizione però che in essa non fossero collocati le insegne di altre famiglie e che i lavori dovevano essere compiuti entro cinque anni e sotto la direzione dell’architetto Simone la Vaccara “con i suoi mastri[5].

 

Il lavori cominciarono nel 1498 e terminarono nel 1535 e “pir undi si ha spisu buona summa di dinari alla summa di 3 mila scuti incirca[6].

 

15. Interno della cappella della Madonna di Trapani.

 

 

Il 28 novembre del 1516 Francesco del Bosco si impegna a fare scolpire da Antonello Gagini un tabernacolo marmoreo “assestato e posto in ordine, toccato di oro et colore onde è necessario[7].

 

Terminata la cappella, iniziano i lavori di abbellimento:

 

1537. Viene collocato l’arco marmoreo iniziato da Antonello Gagini e completato dal figlio in “die XV augusti” come è inciso alla base dei due pilastri. L’arco riporta cinque medaglioni per lato che rappresentano i profeti e sul timpano triangolare è rappresentato l’Eterno Padre.

 

1591. Per la spesa di dodicimila scudi, il Vicerè di Sicilia Diego Henriquez e Guzman, conte di Albadalista, fece realizzare a Palermo da Giuliano Musarra, su disegno del M.R.P. Eligio Fiorentino, il cancello bronzeo a motivo di rete dei pescatori, che chiude la cappella della Vergine[8]

 

Nel 1630 viene posto sulla cantoria il grazioso organo a tre registri che accompagna con le note il canto dei fedeli

 

1660. Il Vicerè di Sicilia don Francesco Fernandez de La Cueva donò 400 onze per l’abbellimento della cappella con stucchi.[9]

 

Nel 1661 importanti e radicali lavori decorativi vengono realizzati nella tribuna, ove si trova la statua della Madonna. Il principe di Paceco, don Emanuele Fardella, fa decorare a sue spese, a marmi mischi e rabischi le pareti del tempietto della Madonna di Trapani, su disegno del Maestro trapanese Giuseppe Orlando, per il prezzo di “tarì 20 a palmo[10].

 

Il 26 febbraio 1668, re Carlo II e la regina ordinano di dare l’elemosina di 12 mila scudi “per la fabbrica e l’abbellimento della cappella della Madonna di Trapani[11].

 

16. Il prezioso organo del 1630..

 

 

In questo periodo, con l’avvento del barocco, viene sostituito il tabernacolo marmoreo del Gagini con una tribuna sormontata da otto colonne in marmo rosso di Sicilia e da capitelli in legno dorato che si ispirano allo stile jonico ricoperti con foglie d’oro che danno movimento allo spazio. In alto, seduti sui cornicioni, stanno due angeli ricoperti di stucco. Un’enorme conchiglia arricchisce la volta.

 

 

17. Il tempietto e il trono della Madonna.

 

 

Ai lati della statua della Vergine vengono posti due statue di angeli, scolpite dai trapanesi Alberto Aleo e Francesco Mariano e nel 1840 furono ricoperte con lamine d’argento.

 

  Nel 1859 vengono commissionate al pittore trapanese Andrea Marrone otto dipinti che raffigurano episodi dell’Antico testamento che hanno relazioni con il culto mariano.
 

 

18. decorazione dei marmi mischi e rabeschi della cappella della Madonna

 

 

Nel 1956 viene rifatto il pavimento della cappella in marmi policromi.

 

 

Lungo il perimetro della cappella, lunga m. 26,45 e larga m.8, sono poste 28 lampade d’argento, continuamente accese, a significare la devozione dei trapanesi verso questa gran Madre.

 

  Per la realizzazione di questi lavori, i frati pregano la “Vergini SS.ma per l’anima di un tantu benefatturi, quali si cooperano cum grandi travagli  pir la dicta santa opera[12].

 

19. Lampada votiva del 1720 che orna la cappella della Madonna di Trapani (part.).

 

 

Alberto Piccione

 


 

 

[1] Serraino M, La Madonna di Trapani e i Padri Carmelitani, o.c., p.23

[2] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 78.

[3] Mondello F., La Madonna di Trapani o.c, p. 29-30.

[4] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 77.

[5] Monaco G., La Madonna di Trapani, o.c., p. 79.

[6] Rollo di scritture, o.c, f. 157.

[7] Rollo di scritture, o.c, ff. 98-98v. Questo tabernacolo viene identificato con quello che si trova sull’altare maggiore della chiesa del Carmine, nel centro storico di Trapani (cfr. lo studio di Maria Concetta Gulisano in Il tesoro nascosto – gioie e argenti per la Madonna di Trapani, o.c., ) pp. 76-77.

[8] Mondello F., La Madonna di Trapani o.c, p. 34.

[9] AA.VV. Il tesoro nascosto – gioie e argenti per la Madonna di Trapani, o.c., p. 69.

[10] Rollo di scritture, o.c, f. 426.

[11] A.G.C.R., Codex XIII.

[12] Rollo di scritture, o.c, f. 150.

 

 

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