L' UFFICIO E LA MESSA PROPRIA


di Alberto Piccione


 

 

Il filo d’oro, che intreccia il lungo e denso rapporto di amore reciproco fra la Vergine Maria e il popolo trapanese è senza dubbio la celebrazione liturgica della sua presenza, della sua protezione, della sua intercessione.

Anche la città di Trapani ha sentito il bisogno di chiedere alla Santa Sede di poter celebrare la festa della Madonna di Trapani con l’Ufficio e la Messa propri. Così il 20 marzo 1762 papa Clemente XIII, dietro richiesta di mons. Girolamo Palermo, Vescovo di Mazzara del Vallo, concede di celebrare la festa della “B. M. V. Drepanitanæ” con l’Ufficio e la Messa de Communi col rito doppio di prima classe[19], cosa abbastanza rara in questo periodo[20], fissandone la festa il 13 agosto, mentre, per antica consuetudine, si celebrava il 15.

Il 14 giugno 1845 Gregorio XVI concede di poter celebrare la festa della Virgo Drepanitana con l’Ufficio e la Messa de Communi col rito doppio di prima classe, con l’orazione propria e l’aggiunta della sesta lezione nel Mattutino, tratta dal sermone di san Bernardino da Siena[21], nonché l’elogio nel Martirologio Romano.

Poiché sembra conveniente che la solennità di Maria SS. di Trapani venga celebrata con l’Officio e la Messa propria e non comuni” e siccome “la festa si rende più solenne quando l’Ufficio vien formato da encomi proprii e non comuni a qualunque altra festività[22], il 13 maggio 1908, dietro istanza di mons. Francesco Maria Raiti, Vescovo di Trapani, papa Pio X approva l’Ufficio proprio e la Messa della “B. M. V. Drepanitanæ” con relativa ottava. Conferma l’elezione della stessa Ss. Vergine a Patrona Principale della Città, già fatta dai giurati e dal popolo il 26 febbraio 1790, e ne estende il patrocinio a tutta la Diocesi di Trapani, fissandone la data per la celebrazione del giorno festivo della Madonna di Trapani, al 16 agosto.

 

 

42. Lettera (part.) del 29 marzo 1762  con la quale i frati Carmelitani si oppongono al trasferimento della festa della Madonna di Trapani al 16 al 13 agosto.

 

 

 

L’Ufficio

 

Attualmente per la festa della Madonna di Trapani non esiste la liturgia delle ore rinnovata, ma quella approvata nel 1908, oggi non più in uso.

 

 Gli inni dell’Ufficio divino, Mattutino, Lodi e Vespri, composti per la festa propria della Madonna di Trapani[23], tendono ad esaltare la figura di Maria:

INNO AL MATTUTINO[24]

Salve, beata Numinis

Mater, decusque civium,

qui te Patronam debitis

hac luce honorant canticis.

 

Splendor vincis sidera,

lunamque pulcritudine,

Candore et alba lilia,

Mellis favos dulcedine.

 

Qua promicas potentia

succurre nobis iugiter,

quibus perennis gratiæ

pignus dedisti Immaginem.

 

Noxis repulsis, hostium

dirum furorem comprime;

ac nos flagello libera,

bonis adaugens omnibus.

 

Fac et benignum servulis

quem stringis ulnis filium:

per te, Parens clementiæ,

speramus indulgentiam.

 

Vitam tuere innoxiam,

mortisque agonem subleva,

ut sempiterna consequi

per te quæsumus præmia.

Sit Trinitati gloria

Deisque Matri in secula,

quæ mitis exorantibus

optata confert munera. Amen.

 

Dei tre inni, composti per l’Ufficio proprio della festa, questo del mattutino appare il più documentato teologicamente. Si apre con un saluto a Maria, chiamandola “beata Numinis Mater” e l’attestazione dei devoti che a Lei si rivolgono quale Patrona. Seguono due strofe esultative della bellezza, della dolcezza, e della forza indirizzate alla Madonna che ha donato la sua Immagine in pegno di elargizione delle grazie: a Lei si chiede soccorso nei giorni tristi della vita “Qua fortis et potentia succurri nobis, quæsumus”. Un richiamo, certamente a non confondere l’immagine che è elargizione con la Madonna, a cui, in verità appartengono dolcezza, bellezza e forza. Da Lei, che vince il male, il popolo attende liberazione e ricchezza di ogni bene. L’accenno al suo ruolo di mediatrice, che si esplicita nella doxologia finale, rimanda nella quinta strofa al Figlio diletto, da cui lei stessa implori il perdono senza eccezione di persona. Due richiami al male che sfociano nella preghiera per essere protette dalle trame infernali.

 

INNO ALLE LODI

Quam tellus hilaris, quam mare, sidera

agnoscunt Dominam, gratius excolunt

Patronam Drepani sacra in imagine

iuncti civibus exteri.

 

Hinc Præsul studiis Maximus annuens,

summi Effigiem ditat honoribus;

ac Matris, Pueri tempora fulgido

præcingit diademate.

 

Virgo mitis open civibus exhibe,

qui te Patronam, te decus invocant;

et pro criminibus quæ mala servulis

instans, longius amove.

 

Pulses hinc scelerum monstra; clientibus

adsis; damma, lues finibus arceas:

anceps auxilii, nullus ad inclytam

ædem sistere sentiat.

 

Esto summa Patri, summaque Filio,

amborum similis gloria Flamini,

dum gratis Drepanum munera Virginis

certa promere canticis. Amen.

 

Anche l’inno alle lodi esprime la devozione a Maria come “Patronam Drepani” e ricalca il tema dell’immagine che rappresenta la “Domina” del creato, ma senza alcun epiteto teologicamente fondato. Passa piuttosto a commemorare l’evento dell’incoronazione da parte del Capitolo Vaticano nel 1734. Si richiede poi alla Vergine, per chi “te Patronam, te decus invocat”, soccorso, difesa, allontanamento dei castighi e dei vizi, assistenza e difesa da ogni male anche per la città. Trionfalistica appare la doxologia finale che unisce la gloria alla Trinità con un cantico che Trapani innalza ai doni avuti da Maria.

 

INNO AI SECONDI VESPRI

Abstergat lacrymas amodo pristini

adæ progenies, exul et indiga,

dum poenis premitur damnaque sustitet,

fractis undique viribus.

 

Moerores abigit Virgo potentior,

effulgens Drepani: qui petit accipit;

qui quærit, reperit lætus; et ostium

pulsanti cito panditur.

 

Hinc morbi fugiunt, hinc dolor emigrat;

natis namque Pares sedula providens

dum signis revelat corpora, mentibus

gaudet dona refundere.

Ac servos valido tegmine protegens,

his Iesum placifum reddit, et hostium

vinces insidias, dat pia Coelitum

secum coetibus inseri.

 

Esto summa Patri, summaque Filio,

amborum similis gloria Flamini,

dum miram Drepanum certas imaginem

almæ psallere Virginis. Amen.

 

 

L’inno ai secondi Vespri appare improntato sulla liberazione dal male, con l’invito alla discendenza di Adamo, “primisti adæ progenies”, oppressa e smarrita, a chiedere per ottenere e a varcare le soglie del santuario: la Vergine di Trapani, potente contro il male, toglie all’anima ogni tristezza e concede al fedele di uscire festante. Il titolo con cui la Madonna è invocata è quello di Madre provvida nei confronti dei figli, che allevia nei corpi e negli animi, mettendo in fuga dolori e mali. Caratteristico appare il richiamo al ruolo di mediatrice della Madonna che consiste nel raccogliere i devoti sotto il suo manto e rendere benevolo il Figlio, affinchè con lei possa essere lodato in cielo dagli stessi devoti, dopo la vittoria sui nemici infernali.

 

La doxologia finale riprende parzialmente quella delle lodi con la variante della lode innalzata da Trapani non più ai doni di Maria, ma alla sua bella immagine. Un cenno con cui si confonde la rappresentazione con il soggetto Madonna, a cui invece va tributato ogni onore.

 

Le antifone dell’Ufficio, presi ad litteram dalla Bibbia, tendono anch’essi ad esaltare la bellezza di Maria. Se  ne riporta qualcuna  a mò di esempio:

 

 

 “Quæ est ista  quæ progrèditur super rivos aquàrum, pulchra ut luna, electa super sol?” ( I ant. al mattutino - Ct 5,12.6,9);

 

 

Corona àurea super mìtram ejus, expréssa signo sanctitatis et gloria honoris” (III ant. alle lodi - Sir. 45,14);

 

“O pulcherissima inter mulieres egredere et abi post vestigia et pasce hoedos tuos” (Ad Sextam - Ct. 1,7);

 

“Ea est formosa valde et incredibili pulcritudine omnium oculis et amabilis” (Ad Nonam - Est. 2,15);

 

Inter coeteros festos dies hanc habetote diem, et celebrate eam cum omni letitia, ut et in posterum cognoscatur” (Ant. al Magnificat - Est 16, 22 [?]).

 

 

 

 

La Messa propria

 

 

I testi eucologici della Messa propria si soffermano molto nel contemplare l’effige della beata Vergine Maria. L’orazione rileva il disegno di Dio che ha voluto che la santissima Vergine sia onorata nella sacra immagine di Trapani:

 

Sanctissimam matrem tuam in éjus effìge onòrabilem  nobis esse volùisti” (orazio).

 

 

Supplica poi il Signore poter godere sempre dell’intercessione e della  protezione della beata Vergine:

Virginis Mariæ protectione, per admirabilem Imàginem suam” (secreta) “Matérna Virginis protectiònem laétamur; ejus intercessìone tidi fidéliter seviàmus” (pstcommunio).

 

 Invoca l’aiuto di Dio, affinchè egli ci conceda di contemplarla per sempre in paradiso:Eam vidére gaudéntes mereàmur in coelis” (oratio).

 

Con la riforma liturgica voluta dal Concilio ecumenico Vaticano II, la Messa propria della Madonna di Trapani è stata riformulata, ridifinendone, con più precisione, tematiche e contenuti. Nei nuovi testi si guarda non alla bellezza del simulacro di Maria, ma si contempla Maria quale immagine della Chiesa.

 

Le letture bibliche della celebrazione eucaristica sono organizzate in unità tematica in modo da poter dare un quadro completo e armonioso.

 

La prima lettura, tratta dal libro della Genesi (3,9-15.20), si sofferma sulla promessa del Salvatore (cfr. v. 15): poiché dalla donna venne il peccato, dalla donna verrà la salvezza, la donna e la sua discendenza schiacceranno il capo al serpente. In Maria si realizza in senso pieno l’inimicizia tra la donna e il serpente.

 

43. Immagine della Madonna di Trapani, incisione (1739)

 

 

 

Le letture bibliche

 

Il Salmo responsoriale (sal. 44), che costituisce un anello di congiunzione tra la prima e la seconda lettura, vede la storia della salvezza come un mistero nuziale.

 

I versetti scelti del salmo esprimono la compiacenza di Dio verso questa sua creatura, tutta bella e splendente di grazia, dal momento che egli l’accoglie per sempre nel suo regno per le nozze eterne (cfr. ritornello).

 

Nella seconda lettura  (Rm. 8,28-30), si evidenzia che l’antica promessa si è realizzata in Cristo, primogenito di una moltitudine di fratelli alla cui immagine ci conformiamo.

 

Il Vangelo (Lc 1,39-45) narra l’avvenimento della visita di Maria ad Elisabetta. Maria, con le parole di Elisabetta viene proclamata beata tra le donne perché ha creduto al compimento delle cose che sono state dette dal Signore. Maria è proclamata beata perché porta il Salvatore, per questo la sua presenza è fonte di gioia per il mondo degli umili, cioè per quanti attendono la salvezza.

 

 

 

 

I testi eucologici

 

 

I testi delle tre orazioni (colletta, orazione sulle offerte, e l’orazione dopo la comunione) e del prefazio offrono una sintetica e degna formulazione del mistero che viene celebrato. Essi lo fanno con un linguaggio semplice, ma ricco di limpidezza teologica, attingendo pienamente dal Magistero conciliare.

L’eucologia della Messa celebra la bontà di Dio che ha prediletto la sua Chiesa con un amore così grande da darle la beata Vergine Maria, quale “immagine e inizio della Chiesa perfetta  nell’età  futura”  affinchè  “sulla terra ella risplende al peregrinante popolo fedele, segno di speranza e di consolazione perfetta” (prefazio). Quindi, si supplica Dio affinché la Chiesa “realizzi le meraviglie in lei prefigurate” (Colletta) e si trasformi sempre più “ad immagine del suo Figlio che in Lei contempliamo” (Orazione dopo la comunione). La beata Vergine Maria, secondo il dettato conciliare, viene vista come “Immagine della Chiesa” (Colletta). Inoltre si evidenzia, molto marcatamente, la funzione materna che Maria adempie nella Chiesa e per la Chiesa. Essa viene contemplata perché è la piissima Madre che Dio ci ha donato e che con “la sua materna carità, si cura dei fratelli del suo Figlio in mezzo ai pericoli e agli affanni (cfr. prefazio). Questa realtà escatologica di Maria ha, quindi, una finalità decisamente ecclesiale. Essa costituisce non solamente un avvenimento da celebrare o esaltare, ma più ancora un punto sicuro e terminale al quale la Chiesa deve guardare nella storia della propria salvezza (Cfr. LG, 65-68).[25]


19] Prima della riforma liturgica dal Concilio Vaticano II erano in uso il duplex primæ classis, duplex secunda classis, duplex maius, duplex, semiduplex, simplex commemoratio. Anticamente, invece, erano in vigore le seguenti categorie: totux duplex, corrispondente all’odierna “solennità”; duplex, aquivalente a “festa”; trium lectionarium, corrispondente alla “memoria obbligatoria”; novem lectionum, alla “memoria facoltativa”.

[20]Su tale esempio si fecero quindi avanti tanti altri paesi, per ottenere alle loro Madonne l’Officio e la Messa, a norma di Trapani” (P. Benigno da Santa Caterina, Trapani Sacra, o.c., p. 773).

[21] Homilia Sancti Bernardini Senensis, Serm. IX, de Visitat. B.M.V., art. 3 c. II.

[22] I Sacra Rituum Congregatione, Concessionis et approbationis Officii et Missæ Propriæ in honorem B. Mariæ Virginis Drepanitanæ - civitatis, patronæ principalis, Romæ, Ex Typographia Pontificia instituti Pii IX, 1908, p. 5.

[23] Ibid., pp. 15-35.

[24]Manca l’inno ai primi Vespri, perchè la liturgia del giorno celebra i secondi Vespri dell’Assunzione.

 

[25] Meo S., Riflessioni del rinnovamento dell’escatologia sul mistero e la missione di Maria in Sviluppi teologici postconciliari e mariologici, Marianum, Roma, 1977, pp.120-122.

 


 


 

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