LA  SETTIMANA SANTA A CARINI 

 

 

 Ai riti della Settimana Santa a Carini, un posto di rilievo è tenuto dalla “ Congregazione del 33 “ .
I confrati indossano un abito scuro con cravatta nera e portano sulla testa una corona di ulivo,  al fianco il cordone francescano con tre nodi, l'abitino con lo stemma francescano, e poi il " libàno  ", che ricorda le corde con cui Gesù fu condotto al Calvario.

I riti cominciano la Domenica delle Palme con il Santo Precetto della Congregazione. Alle 8.30 dall’oratorio, in corteo, si arriva alla Chiesa Madre dove si assiste alla Messa molto partecipata dal popolo. 
Nel pomeriggio l’appuntamento è alle 18 per la Via Crucis vivente “Dal Cenacolo al Golgota” che coinvolge un centinaio di giovani nelle varie fasi e migliaia di persone che assistono alla passione di Gesù. 
Curati nei minimi particolari i dialoghi e i costumi e soprattutto l’integrazione dei luoghi in suggestivi angoli del nostro paese.

Il Giovedì Santo, dalle ore 21 i componenti della congregazione visitano tutte le chiese dove sono esposti i “Sepolcri”.

Il loro arrivo è annunciato dal suono della " troccola " , un aggeggio molto più grosso di una ciaccula trapanese, segue la Santa croce con il lenzuolo bianco con i lampioni, i confratelli in fila per due e chiude l'amministrazione della congregazione.

Il giro dura fino alla mezzanotte e in ogni chiesa si recitano delle giaculatorie particolari, mentre per strada si canta il "Popule meo" in una sorta di latinorum.

Dopo il ritorno il Superiore da ai confrati le consegne per l'indomani.

Alle 7 del mattino del Venerdì Santo ci si ritrova alla Chiesa del Rosario dove si conservano i due simulacri del Cristo Morto e dell’Addolorata e de dopo averli posti al centro della Chiesa comincia la pulizia e la preparazione. Durante questi lavori centinaia di persone entrano in chiesa per toccare i due simulacri. tanto che si rende necessario organizzare una specie di servizio d'ordine con i confratelli che li proteggono. Un’antica tradizione è quella che possono vedere l'Addolorata "spugghiata" cioè non addobbata per la processione, solo le signorine. I simulacri si vestono con gli abiti della processione. Il Cristo con una stola tutta ricamata d'oro e con una corona d'argento gelosamente conservata. Dentro l'urna si mettono solo dei "Pansè" o viole del pensiero. Sul coperchio dell'Urna si compone il "mazzo” e si monta la grande palma alta 2 metri. All'Addolorata si mette la veste nuova e il lungo manto nero.

Tutto è pronto per le 18 quando dal Rosario muove la piccola processione verso il Duomo dove prima di entrare avviene una sorta di incontro della Madre con il Figlio morto.

Alle 21 prende avvio la solenne processione per le vie del paese con l'annacata scandita dalle marce funebri della Banda "V. Bellini" di Carini.

L’ annacata ( cioè il movimento ondulatorio a tempo di marce funebri con il quale vengono condotti sulle spalle i simulacri ) a Carini è più lenta rispetto a quella di Trapani .

Verso mezzanotte nel Corso Umberto la grande Urna si muove a "mezzo passo" e quando scoccano le dodici, la banda intona "Ione" di Petrella e da quel momento la vara si dondola come in una sorta di ninna nanna.

 Il Corso sarà circa trecento passi ma la vara lo percorre in circa un ora tanto che la banda deve intonare la  “ Ione “ almeno 13/14 volte e i confratelli del “ 33 “ stanchi ma pieni di fede proseguono con devozione la loro lunga e affascinante “annacata”. Tutto il paese è in quel corso e nella piazza e in solenne silenzio prega, piange e guarda la palma che deve dondolare a destra e a sinistra come un pendolo. E se la palma non si annaca è segno che qualcosa non va e allora i confratelli "correggono" la Vara.

Verso l' 1.30 si rientra in Chiesa al Rosario stanchi ma felici di una settimana di lavoro passione e fede. 
Dopo la processione la palma si conserva e si dona al funerale della prima signorina che muore mettendola sopra la cassa e infine dentro la sepoltura.

 Testo  di Peppe Russo

 

 

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